Goulimine è l'ultimo avamposto del sud marocchino dove sia consentito arrivare
con i propri mezzi senza sconfinare in territorio Saharoui. Qui si svolge ogni
domenica il più importante mercato di cammelli dell'Africa. Vi convergono a
migliaia, touareg con i mantelli
...
Vedi tutto blu, Saharoui con grandi turbanti bianchi
avvolti attorno al capo, commercianti marocchini con camioncini malandati e
qualche turista di lungo corso che ama perdersi tra le mandrie e i sensali.
Sembra di stare al mercato di Alba vestiti da carnevale. Stessi gesti, stesse
pacche sulle spalle, stesse strette di mano, solo i cammelli hanno un'aria
distaccata, superiore, ma loro sono gli unici esseri viventi a conoscere il
centesimo nome di Hallah e quindi se la possono permettere. Giudiziosamente
eravamo arrivati il giorno prima, rimanendo subito preda di un ragazzino che ci
aveva convinti ad andare a parcheggiare il nostro camper nell'oasi della sua
famiglia a qualche kilometro dal paese. Ne valeva la pena; sotto un gruppo di
palme ci si poteva godere uno spettacolare tramonto sulle dune, prima dorate e
poi rosse, infine nere, del grande erg occidentale. Tra le palme c'erano anche
altri sbandati, tra i quali due ragazzi di Cuneo, entusiasti ed affascinati come
noi del luogo.
Calato il sole, il ragazzetto viene a chiamarci con aria complice
e ci comunica che proprio fuori dall'oasi si è accampato da due giorni un
cosiddetto uomo blu del deserto, un'ottima occasione per una serata un po'
particolare. Facciamo comprare carne di cammello per gli spiedini e con i due
cuneesi al seguito, veniamo ricevuti dal predone del deserto che ci accoglie,
dopo aver controllato la carne, con la proverbiale ospitalità touareg. Era un
uomo non giovane, ma di aspetto severo avvolto in larghe vesti indigo di un blu
accecante, la testa completamente avvolta in un gigantesco cheche che copriva
anche parte del volto la cui pelle scura era cotta dal sole e dalla sabbia del
deserto. Se ne stava accoccolato nella sua grande tenda, su spessi tappeti,
appoggiato a sacchi di mercanzia disposti in disordine dietro di lui. Veniva al
mercato due volte all'anno per barattare sale con orzo, thé e altre cose
preziose per chi come lui passava tanto tempo lontano dal mondo civile.
Così
tanto tempo e così lontano da rimanere stupito e sorpreso quando non spaventato
da certa tecnologia, evidentemente a lui poco nota. Come non ricordare, tra un
thé alla menta e i dolci datteri freschi, il suo sbattere gli occhi,
meravigliato, quando il nostro cuneese usò il suo accendino per fare il fuoco
sotto gli spiedini; come se lo rigirava tra le mani continuando a fare scattare
la fiamma, come un bimbo con un gioco appena scoperto, lasciandolo poi da parte,
strumento diabolico in cui è male, forse, riporre fiducia. Che dire poi, quando
si ritrasse terrorizzato, perchè improvvidamente, incurante delle prescrizioni
preventive della nostra piccola guida, estrassi la macchina fotografica, subito
riposta; un evidente oggetto demoniaco. Dispensava inoltre frasi sagge,
tradotteci in simultanea, come osservazioni sui meloni, dono di Hallah, dolci
dentro ma ruvidi e brutti di fuori o sui datteri, dita di luce divina.
Mentre la
nostra cuneese guardava con espressione rapita il principe delle dune, salutammo
la compagnia, e ce ne filammo a letto. L'alba sulle dune è veramente un dono
imperdibile; le sfumature infinite che iniziano col rosa leggero, per passare
poi rapidamete tutti i toni dell'ocra, ti riscaldano dentro e ti rassicurano. Ed ecco arrivare i nostri cuneesi, lei, entusiasta, ci mostra un pugnale antico
che l'uomo blu ha loro ceduto dopo molte insistenze. Era di suo padre, ma la
necessità di nutrire le sue bestie lo avevano convinto a cederlo. Il poveretto
non conosceva il valore del danaro, ma era disposto solo al baratto ed il
piccolo Mahmud li aveva aiutati, facedosi carico di cambiare i loro cento
dollari con i dieci sacchi d'orzo di cui il pastore abbisognava. Gli occhi le
brillavano ancora per l'emozione e li lasciammo per andare al mercato, ragione
per cui eravamo venuti fin lì.
Un luogo straordinario che ci riempì gli occhi
dall'alba per lunghe ore fino a mezzodì quando, quasi terminate le
contrattazioni, lo lasciammo ai pulmann di turisti che arrivavano da Agadir per
perderci tra alcune bancarelle di souvenir. Una di queste era completamente
ricoperta di pugnali identici a quello del nostro ospite, disponibili a un
dollaro e cinquanta (da trattare). Ridacchiando, improvvidi scettici
relativisti, ci dirigemmo verso un piccolo ristorante dove trovammo i nostri due
amici, con un diavolo per capello. Avevano certamente visto la bancarella e
truffati ma non domi, erano subito corsi alla locale stazione di polizia, dove
avevano raccontato il fatto. Pare che i gendarmi un po' assonnati abbiano
esclamato: - Ma 'sto Hussein non vuol proprio capirla, ne ha bidonati altri
due!- e caricatili sulla jeep, li riportarono all'accampamento dove, dopo una
ramanzina e con promessa di non farlo più, il nostro magnifico guitto, restituì
il maltolto. Un sogno distrutto da una improvvida bancarella, sciolto nell'acido
del buon senso e dello scetticismo. Cento dollari in più in tasca ed una
emozione in polvere. Eppure l'anima si nutre di sogni; che occasione perduta,
che peccato!
Enrico Bo. http://ilventodellest.blogspot.com/
Le gole del Dades Impressionante bellezza. Una spaccatura nel deserto sassoso, punteggiata di palme e mandorli in fiore, attraversata da un fiume cristallino. la gola su cui si ergono montagne rosse ed imponenti e castelli di sabbia pressata (ksar), si
...
Vedi tutto stringono sempre di più, fino a formare una stretta fessura, attraversata dal fiume e dalla strada. occore tempo per viverla davvero, tempo per fermarsi a guardare le donne lavare i panni al fiume, tempo per vedere le greggi al pascolo, per visitare i villaggi.
Voto complessivo