Santa Catalina ad Arequipa, il monastero di clausura più grande al mondo è in Perù
Difficile immaginare che all’interno di queste mura così vivaci e colorate l’abitante principale era il silenzio
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Il monastero di clausura di Santa Catalina di Arequipa – che poi sarebbe la ‘nostra’ Santa Caterina da Siena a cui venne dedicato – fu costruito nel 1579 grazie ad una ricca vedova del posto e inaugurato un anno più tardi.
Santa Catalina è più di un convento, è un luogo magico fatto di segreti non svelati (sta al visitatore riuscire a scorgerli) e una cittadella di donne impegnate nella preghiera, nella carità e nella preparazione di dolci sublimi.
Vi è venuta voglia di andare in Perù?
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Alla scoperta del monastero di Santa Catalina di Arequipa
Il convento peruviano è imperdibile visto che occupa un intero quartiere circondato da grosse mura ed è uno degli edifici religiosi più affascinanti del Perù: un complesso di ventimila metri quadri, praticamente una cittadina tanto da essere considerato il più grande convento al mondo.
Il monastero di Santa Catalina si trova nel centro della città di Arequipa e, al suo interno, contiene addirittura strade, giardini e parchi, il tutto decorato seguendo lo stile mudéjar, un’espressione artistica iberica. Nel 1960 l’edificio fu danneggiato a causa di un terremoto e, dieci anni dopo, smise di essere un centro di clausura assoluta per essere aperto al pubblico.
Curiosità: nel 2011 il Perù ha addirittura emesso una moneta dedica a Santa Catalina (1 sol).
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Potete decidere di visitare il monastero peruviano per conto vostro (aiutandovi dalla cartina stampata dietro al biglietto) oppure rivolgendovi ad una guida multilingue con una visita che dura un’ora; c’è anche l’opzione giro in notturna a lume di candela così da immedesimarvi nelle suore che lo hanno abitato per secoli. Se optate per la prima scelta allora partite dai tre chiostri principali. C’è quello delle Novizie dove le nuove arrivate dovevano rispettare il voto di silenzio una volta passato l’arco offrendo la propria vita al lavoro e alla preghiera; se alla fine decidevano di prendere i voti giungevano al Chiostro degli Aranci i cui alberi rappresentavano il rinnovamento e la vita eterna. Proseguendo si attraversa la camera mortuaria dove si piangevano le suore defunte, la zona delle celle delle monache (austere o lussuose a seconda del ceto sociale), la lavanderia comune e anche un caffè: fate una sosta per gustare uno dei dolci appena sfornati.
Non perdetevi la cella della famosa Sor Ana, una monaca conosciuta per le sue predizioni e per i miracoli che pare abbia compiuto fino alla morte nel 1686.
Infine ecco il grande Chiostro con la cappella e la galleria d’arte (utilizzata come dormitorio comune) ornata da dipinti murali con scene della vita di Gesù e di Maria.
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