Il barbaro destino umano è di aspettare con
ansia quello che sta per arrivare, per poi lamentarsene appena giunge e passare
al successivo step di attesa. Così questa gelida e piovigginosa mattinata
rimanda ad una primavera ancora lontana, sognata come
...
Vedi tutto una panacea risolutrice.
In un'altra primavera ancora da sbocciare, gli spogli alberi di Taskent
esitavano a spingere linfa nelle gemme ancora esili di un marzo fresco e
polveroso.
Bisognava festeggiare però; l'impianto appena inaugurato in un
fatiscente edificio richiedeva una consacrazione trimalcionica. Il nostro
anfitrione pensò di evitare il classico banchetto ufficiale nella sala
dell'Hotel e ci propose un localino tipico dove assaporare la esoticità di un
ambiente ed una cucina tipicamente uzbeka. Ecco dunque una corsa nella polverosa
periferia sovietica (chissà perchè gli autisti dovevano sempre andare a tutta
birra come se fossimo perennemente in ritardo?) per poi entrare nel cortile di
una vecchia casa, circondato da un portico un po' malandato.
In parte orientale,
in parte turchesco, in salsa sovietica, il banchetto uzbeko è intinto di tutte
le caratteristiche dell'Asia centrale. Le insalate crude, soprattutto di cipolla
e pomodoro ne sono base costante, ma il piatto forte, la vera rivelazione
paradigmatica della gastronomia uzbeka, il costituente centrale che condiziona
la festa, ciò per cui si sceglie un posto (come da noi il bollito alla
piemontese o il bue grasso), è il plof. Il nome stesso è allusivo e onomatopeico
e pareva che quello, fosse il luogo dove avremmo mangiato il miglior plof di
tutto l'Uzbekistan. Al centro del cortile stava un grande calderone di ferro
nero, simile alla pentolaccia in cui il druido mescola la pozione per Asterix e
compagni. Qui, fin dal mattino viene prodotto un amalgama di verdure, abbondante
cipolla, uva passa e parti grasse di montone in cui successivamente viene cotto
il riso che si intride a poco a poco, assorbendo il grasso mentre le ossa
rilasciano le loro collosità midollari.
E' un piatto unico dai sapori forti dove
il peperoncino abbondante gioca un ulteriore parte di dueteragonista. Un punto
essenziale nella riuscita di un buon plof sta nel fatto che il pentolone non
deve essere mai lavato, ma i sapori di tutti gli storici plof che lo hanno
preceduto, concorrono ad arricchire quello che viene portato in tavola. La
quantità di residuati escrementizi di topo che circondava il focolare e la
nuvola di mosche che avvolgeva tutto e tutti, facevano parte integrante
dell'ambiente e del suo colore, un'area da cui sono nate tutte le grandi
pestilenze del millennio scorso, inclusa la peste bubbonica di manzoniana
memoria, tutt'ora giustamente endemica in quei luoghi, ma non sembrava
preoccupare nessuno.
L'occhio spento di Gianni mi guidò verso le tavole che
rosseggiavano di pomodori cipollosi, ornate dalle ciambelle di lepjoshke, il
caratteristico e fragrante pane uzbeko che veniva dal forno in fondo al cortile,
proprio davanti alle latrine, su cui fitte schiere di mosche si organizzavano
prima di lanciare le loro falangi all'attacco delle mense. Il succo di mela ed
il thè irrorò l'intero banchetto fino all'apoteosi finale dei famosi meloni
uzbeki, che come sottolineava Rustam sono i più dolci del mondo e che tentarono
di ricoprire con un velo vegetale l'intero pasto, avvolgendolo in un sudario
cauterizzante. Vodka, brindisi finali e pridladjenije sulla imperitura amicizia
italo-uzbeka e tutti a casa. Il giorno dopo tuttisul water fino a sera, mentre un Gianni febbricitante ma non domo, tentava di
raccogliere i cocci della spedizione; una prova dura, da cui uscimmo comunque
tutti vivi e più forti, anche se, sul momento non pareva possibile. La guerra
batteriologica è stata inventata qui.
Enrico Bo. http://ilventodellest.blogspot.com/
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