Una delle fortezze più grandi al mondo si nasconde tra le montagne: storia, dimensioni e dettagli che sorprendono chi arriva fin lì
10 chilometri di mura tra le montagne del Piemonte: questa fortezza italiana è una delle più grandi al mondo
Quando si arriva a Vinadio si ha subito la sensazione di essere in un luogo di passaggio e di presidio, ma anche in un paese che ha mantenuto un rapporto diretto con la montagna. Nel cuore della valle Stura, in provincia di Cuneo, questo borgo di confine mette insieme architetture militari, strade storiche verso la Francia, luoghi di culto in quota e attività legate al paesaggio. Il risultato è un insieme leggibile, concreto, dove storia e vita locale continuano a incrociarsi senza effetti costruiti.
Il Forte Albertino e la memoria militare della valle

Il segno più evidente della funzione strategica di Vinadio è il Forte Albertino, grande opera militare costruita nel 1847 per volontà di Carlo Alberto di Savoia. La fortezza ottocentesca fu progettata per controllare l’accesso alla valle e difendere il confine occidentale, in un tratto alpino dove i collegamenti con la Francia avevano importanza militare oltre che commerciale. Bastioni, cortili interni e lunghi corridoi restituiscono ancora bene la logica del presidio. Oggi il complesso è visitabile e ospita anche il percorso espositivo Montagna in Movimento, che usa strumenti multimediali e installazioni per raccontare il rapporto fra uomo, ambiente alpino e trasformazioni del territorio. Il forte ,quindi, nonfunziona solo come testimonianza storica, ma come spazio che aiuta a capire la valle Stura nel suo insieme.
Sant’Anna di Vinadio e il confine verso la Francia

Dal paese si risale il vallone di Sant’Anna fino a quota 2.035 metri, dove si trova il Santuario di Sant’Anna, considerato il più alto d’Europa raggiungibile in auto. La sua origine è legata ai pellegrinaggi provenienti dalla Provenza e ancora oggi mantiene una funzione religiosa viva, soprattutto nei mesi estivi. Salendo, il paesaggio cambia con chiarezza: i boschi lasciano posto ai pascoli e poi a un ambiente più severo, aperto, esposto. Il santuario appare come un punto di riferimento essenziale, più che monumentale. La strada prosegue versoil Colle dellaLombarda,valico che collega l’Italia alla Francia e che nel tempo ha avuto un ruolo sia militare sia commerciale. Oggi questo asse di frontiera è frequentato soprattutto da chi percorre la montagna in auto, in moto o in bicicletta.
Outdoor in valle Stura tra sentieri, acqua, bici e neve

La valle Stura offre attività outdoor distribuite in modo naturale lungo il territorio. L’escursionismo è una pratica diffusa, grazie a una rete di sentieri che attraversa boschi, alpeggi e quote elevate, collegando rifugi e borgate. Il fiume Stura, in particolare nei pressi di Festiona e Gaiola, consente rafting, kayak e canoa, con tratti adatti sia a chi è esperto sia a chi si avvicina per la prima volta a queste discipline. Per il ciclismo, la salita verso Sant’Anna è una prova conosciuta per dislivello e continuità. In quest’area torna anche la memoria di Fausto Coppi, legata alla storica tappaCuneo-Pinerolodel Giro d’Italia 1949, uno degli episodi più citati del ciclismo italiano. In inverno la valle cambia scenario: a Festiona si pratica sci nordico, ad Argentera sci alpino, mentre a Strepeis si trova una parete di ghiaccio naturale frequentata dagli arrampicatori.
Pastorizia, pecore sambucane e cucina locale

Accanto ai percorsi e ai valichi, la valle conserva una cultura materiale ancora riconoscibile. La tradizione pastorale resta uno degli elementi più forti e ha nelle pecore sambucane un simbolo identitario, legato alla gestione dei pascoli e a un allevamento adattato alla montagna. A Pontebernardo, l’Ecomuseo della Pastorizia racconta in modo concreto la vita dei pastori, le migrazioni stagionali, le tecniche di allevamento e l’organizzazione di un’economia costruita sul movimento e sull’uso attento delle risorse. Anche la cucina locale riflette questa impostazione essenziale. I cruset, pasta fresca all’uovo fatta a mano, sono tra i piatti più rappresentativi: una preparazionesemplice,legata a gesti domestici e ingredienti disponibili sul posto. Insieme a latticini e carni ovine, raccontano una valle che conserva memoria e abitudini senza trasformarle in folclore.
