52 mete per un mondo che cambia: gli ‘insoliti’ consigli di viaggio del New York Times
L’autorevole quotidiano a stelle e strisce ha pubblicato una lista di destinazioni – come fa ogni anno – da visitare con un focus particolare sui temi di sostenibilità e ambiente
In un mondo in costante cambiamento, per il clima o la geopolitica, il New York Times ha deciso di dedicare i suoi annuali consigli di viaggio al changed world, ovvero al grande processo di rinnovamento e trasformazione che coinvolge i quattro angoli del globo.
I 52 Places for a Changed World, uno a settimana per tutto l’anno, non sono dunque la tradizionale classifica di posti scelti dai turisti, per l’enogastronomia o per la bellezza delle sue spiagge ma dipingono un quadro di luce e ombre, dove la visita può essere essa stessa una soluzione al problema.
I turisti come risposta ai problemi del turismo: sovraffollamento, superficialità, mancato rispetto delle culture e delle tipicità locali. Come farlo? Scegliendo mete alternative che hanno molto da offrire, oppure cambiando approccio e mentalità rispetto a luoghi che conosciamo già.
In questa classifica del prestigioso quotidiano newyorchese trovano spazio destinazioni che conosciamo già – tre di queste sono in Italia – ma anche posti lontani dai tradizionali flussi turistici. Un’ispirazione per la prossima vacanza, certo, ma anche una riflessione sul significato del viaggiare al giorno d’oggi.
Chioggia, Napoli e Courmayeur: le mete italiane consigliate dal NY Times
Lo speciale interattivo del New York Times sulle 52 mete si apre con una località italiana: Chioggia. La porta logistica verso Venezia, scelta da molti viaggiatori per risparmiare sui costi degli hotel in Laguna, è in realtà un luogo con una sua dignità di viaggio ben definita. Chioggia come doppelganger di Venezia: non è solo più antica, ma è meno affollata, più autentica, e per questo il giornale la consiglia per vivere un’esperienza lontana dalla marea di turisti mordi e fuggi che affolla Piazza San Marco e dintorni.
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Diverso l’approccio a Napoli, per la quale il NYT evidenzia gli sforzi di alcuni suoi cittadini per combattere gli effetti del cambiamento climatico. Se entro il 2081 il capoluogo campano arriverà a 93 giorni di calore estremo all’anno, a San Giovanni a Teduccio i residenti si sono ingegnati con un sistema di pannelli solari che fornisce energia pulita e gratuita alle famiglie più povere. Il modo migliore per visitare Napoli? A piedi, magari percorrendo i 400 scalini della panoramicissima Pedamentina.
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Turismo sì, ma che rispetti la natura e il suo fragilissimo equilibrio. Anche la citazione di Courmayeur, ai piedi del Monte Bianco, ha un approccio interessante: quello di favorire una cultura dell’ambiente anche quando si parla di vacanze. La funivia che porta sulla montagna più alta d’Europa si muove con energia rinnovabile, e mentre i suoi ghiacciai sono a rischio, l’attenzione è tutta sul coniugare il mondo dei viaggi con il minor impatto sull’ecosistema.
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Grecia, Slovenia e Danimarca: un’Europa ‘alternativa’ da scoprire
Espandendo il nostro sguardo oltre i confini nazionali, il New York Times si concentra su numerose destinazioni europee ricche di interesse. Non solo Northumberland in Inghilterra o El Hierro in Spagna, ma soprattutto piccole realtà che il turismo di massa ha finora solo sfiorato.
È il caso di Evia, una piccola isola greca devastata dagli incendi dello scorso anno che sta ritrovando una nuova identità intorno alla collaborazione dei suoi abitanti. E con le bellezze del sito archeologico di Eretria o le terme di Edipsos, questo angolo del Mar Egeo rivive – e torna ad accogliere turisti – puntando sul senso della comunità.
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Tutta da vivere la Slovenia, certo meno scelta dai viaggiatori della vicina Croazia ma che proprio per questo si apre a tante possibilità di turismo. Una tra tutte, quella enogastronomica: da anni il paese sta promuovendo coltivazioni sostenibili, migliorando la sua ristorazione e impostando la sua visibilità all’estero proprio sul buon mangiare. Influenzata dal Mediterraneo, dai Balcani e dalla cultura germanica, la sua tavola merita il viaggio.
Si arriva così a Thy, in Danimarca. La ‘frontiera finale’ del paese, dove dune silenziose sono spazzate dall’Oceano Atlantico e dai venti freddi del nord. Proprio gli stessi che permettono di produrre il 50% del fabbisogno energetico di tutta la nazione. Un’attenzione ai temi del rinnovabile e dell’economia verde che ha reso i danesi apripista nel mondo, e proprio a Thy si può scoprire come un ambiente valorizzato e non sfruttato apporti enormi benefici anche al comparto turistico.
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Queens, Australia e non solo: viaggio nel mondo che cambia
Per una rivista di New York, non poteva mancare certo la citazione ‘in casa’. Il New York Times porta nella lista dei 52 Places anche il quartiere del Queens, scelto poiché ospita ristoranti e locali di 150 culture gastronomiche diverse. Dall’Italia al Vietnam, dall’Argentina alla cucina a stelle e strisce, qui si può gustare una cucina family-centered, improntata sulle tradizioni di piccole realtà di famiglia.
Una visita da fare in punta di piedi e con rispetto, quella alla Daintree Rainforest nel nord dell’Australia. Una terra restituita agli Aborigeni, 400mila acri di terra che la comunità Kuku Yalanji oggi potrà gestire direttamente, puntando su un turismo sostenibile e sull’accoglienza di visitatori che vogliono scoprire il lato più selvaggio e autentico della terra Down Under.
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Diritti delle minoranze e diritti delle donne, come quelli al centro di una grande rivoluzione culturale in Marocco, tra i paesi arabi più progressisti e aperti alla modernizzazione. Nella colorata Marrakech, meritano una visita gli shop di Al Kawtar e Salam Hello, che danno opportunità di lavoro e indipendenza a donne disabili o provenienti dalle aree rurali più povere. Un segno di inclusione e solidarietà, in una terra che ha saputo valorizzare le sue tante risorse diffuse.
