820 ettari di pini: in Piemonte c'è la più grande foresta di tutte le Alpi, ed è un record italiano
In Piemonte si nasconde una foresta di 820 ettari di pini cembri, con alberi di oltre 500 anni, laghi alpini e sentieri immersi nella natura.
Ai piedi del Monviso, dove la Valle Varaita si stringe tra pendii rocciosi e vecchie borgate di montagna, il Bosco dell’Alevé custodisce una delle foreste più affascinanti delle Alpi italiane. Qui il paesaggio è dominato dal pino cembro, un albero lento e resistente, capace di vivere secoli sfidando neve, vento e inverni lunghi. Camminare tra questi tronchi nodosi significa attraversare una storia naturale iniziata all’epoca delle grandi glaciazioni, quando i ghiacci modellavano ancora le valli del Piemonte occidentale. Oggi questa cembreta monumentale è protetta dal Parco del Monviso e offre sentieri ben segnalati che colleganorifugi,laghialpini e punti panoramici sulla valle. È una meta ideale per escursionisti curiosi, famiglie abituate ai dislivelli di montagna e viaggiatori in cerca di un luogo dove il silenzio del bosco racconta, passo dopo passo, il legame antico tra uomo e alta quota.
Dove si trova il Bosco dell’Alevé e perché è così speciale
Il Bosco dell’Alevé si trova in alta Valle Varaita, nel Piemonte occidentale, fra i comuni di Casteldelfino, Pontechianale e Sampeyre, in provincia di Cuneo. Siamo sulle pendici meridionali del Monviso, in un settore delle Alpi Cozie che ha conservato un carattere autenticamente montano, con piccoli centri abitati e paesaggi ancora poco urbanizzati.
La foresta copre circa 820 ettari tra i 1.500 e i 2.500 metri di quota ed è considerata la più vasta distesa di pino cembro in popolamento quasi puro dell’intero arco alpino. Qui circa il 90% degli alberi appartiene a questa specie, accompagnata soprattutto dal larice. Il risultato è un ambiente compatto e coerente, raro da trovare altrove, che fa dell’Alevé un laboratorio naturale a cielo aperto per botanici, escursionisti e appassionati di montagna.
Dal punto di vista della conservazione, il bosco rientra nel Parco naturale del Monviso ed è inserito nella rete europea Natura 2000 come Zona Speciale di Conservazione, a tutela di habitat, fauna e dinamiche naturali dell’alta quota.
Paesaggi, laghi e sentieri tra i pini cembri del Monviso

La prima cosa che colpisce entrando nel Bosco dell’Alevé è la struttura del paesaggio: tratti di pineta fitta, radure luminose, massi affioranti e piccole zone umide che spezzano la continuità della foresta. I pini cembri, con i loro aghi riuniti a mazzetti di cinque e il verde scuro della chioma, si mescolano ai larici, che in autunno tingono il bosco di giallo dorato creando un contrasto spettacolare.
Uno degli angoli più suggestivi è il Lago Bagnour, a circa 2.017 metri di quota, incastonato in una conca circondata dagli alberi. Accanto si trova il Rifugio Bagnour, una tappa classica per le escursioni nella zona. Poco più in basso si raggiunge anche il Lago Secco, a circa 1.897 metri, un piccolo specchio d’acqua che, nonostante il nome, mantiene un buon livello idrico ed è oggetto di studi per l’evoluzione dei bacini alpini.
Tra radure e rive dei laghi vive una fauna discreta ma interessante. La nocciolaia, ad esempio, è l’uccello simbolo della foresta: raccoglie i semi del pino cembro e li nasconde nel terreno, dimenticandone una parte. Proprio questi semi “dimenticati” possono germogliare, contribuendo alla rigenerazione spontanea della cembreta.
Una foresta antica tra glaciazioni, occitano e alberi monumentali
La storia del Bosco dell’Alevé affonda le radici nel Quaternario, quando le grandi glaciazioni coprivano vaste porzioni delle Alpi. Con il ritiro dei ghiacci, il pino cembro ha colonizzato i versanti freddi e rocciosi, trovando nelle pendici del Monviso un habitat ideale. Mentre in molte valli le cembrete sono state ridotte dall’uomo per far spazio a pascoli e legname, qui la natura impervia del terreno ha limitato gli interventi, permettendo alla foresta di mantenere un’estensione eccezionale.
La cultura locale aggiunge un ulteriore livello di fascino. Il toponimo Alevé, secondo una delle interpretazioni, deriverebbe dall’occitano “elvou”, termine usato per indicare il pino cembro; un’altra ipotesi richiama l’espressione storica “bois de la Levée”. La presenza dell’occitano in Valle Varaita si ritrova nei nomi delle borgate, nelle tradizioni e nella memoria delle comunità montane.
All’interno del bosco non mancano veri e propri monumenti naturali. Nei pressi del Rifugio Bagnour cresce un pino cembro plurisecolare, alto circa 18 metri, con una circonferenza di oltre tre metri e mezzo e un’età stimata attorno ai 500 anni. Inserito nell’elenco nazionale degli alberi monumentali, è la testimonianza vivente della continuità di questa foresta attraverso i secoli.
Come organizzare una visita al Bosco dell’Alevé
Per visitare il Bosco dell’Alevé si risale in auto la Valle Varaita da Sampeyre verso Casteldelfino e Pontechianale, seguendo la strada principale della valle. I principali punti di accesso escursionistico sono in prossimità della borgata Castello di Pontechianale, di Villaretto e di Alboin, dove partono diversi sentieri segnalati dal Parco del Monviso.
L’itinerario più frequentato è quello che da Castello di Pontechianale porta al Rifugio Bagnour e all’omonimo lago: circa 4,6 chilometri di sviluppo, 410 metri di dislivello positivo e un tempo medio di due ore di cammino, soste escluse. Il percorso è di montagna, ma alla portata di escursionisti mediamente allenati, e permette di immergersi rapidamente nel cuore della cembreta.
Per chi desidera un anello più completo esistono varianti che includono anche il Lago Secco, con distanze fino a circa 6,2 o 9,8 chilometri e dislivelli attorno ai 450-520 metri. In tutti i casi servono scarponcini da trekking, abbigliamento a strati e attenzione alle condizioni meteo, soprattutto in primavera e autunno, quando tratti in ombra possono conservare neve o ghiaccio.
Il periodo più godibile va dalla tarda primavera all’autunno inoltrato: in estate i sentieri sono generalmente liberi dalla neve, mentre in ottobre il contrasto tra il verde scuro dei pini cembri e l’oro dei larici regala uno dei momenti più scenografici per esplorare questo angolo del Monviso.
