Anche in Italia c'è un'isola-prigione: la "piccola Alcatraz" sul Tirreno ha segnato la storia del nostro Paese
Ancora oggi conserva una bellezza che resiste intatta al trascorrere del tempo: quest’isola, sede di un ex carcere borbonico, è l'escursione da non perdere partendo da Ventotene.
Può una piccola isola essere un luogo di grande valore storico e simbolico? Se si parla dell'Isola di Santo Stefano la risposta è affermativa, dal momento che ci troviamo di fronte a un impareggiabile testimone delle lotte per la libertà e dei processi di trasformazione sociale e politica dell'Italia. L'Isola di Santo Stefano, situata a circa 2 chilometri a est di Ventotene, è una piccola isola vulcanica di circa 27 ettari, parte dell'arcipelago delle Isole Ponziane. Oggi disabitata, l'isola è nota per ospitare l'ex carcere borbonico, una struttura a pianta circolare ispirata al modello del Panopticon, progettata dall'ingegnere Francesco Carpi e completata nel 1795 durante il regno di Ferdinando IV di Borbone.
Storia del carcere dell'isola di Santo Stefano
Il carcere di Santo Stefano rappresenta uno dei primi esempi architettonici ispirati al concetto del Panopticon, ideato dal filosofo inglese Jeremy Bentham. La struttura prevedeva una sorveglianza centralizzata: un unico guardiano poteva osservare tutti i detenuti senza essere visto, grazie alla disposizione delle celle a semicerchio attorno a una torre centrale.
Nel corso dei suoi 170 anni di attività, il carcere ha ospitato numerosi detenuti politici e criminali comuni. Tra i prigionieri più noti, vi furono Luigi Settembrini, Silvio Spaventa, Gaetano Bresci (l'assassino di re Umberto I) e Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica Italiana. Durante il regime fascista, l'isola fu utilizzata per il confino di oppositori politici, tra cui Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, autori del "Manifesto di Ventotene", documento fondamentale per l'idea di un'Europa unita.
Il carcere fu chiuso definitivamente il 2 settembre 1965, in seguito a una riforma del sistema carcerario italiano che prevedeva la soppressione degli ergastoli inutilmente duri. Da allora, l'isola è rimasta disabitata e la struttura carceraria è caduta in uno stato di abbandono, pur mantenendo un forte valore storico e simbolico.
Il carcere dell'isola di Santo Stefano oggi
Nel 2016, il governo italiano ha stanziato 70 milioni di euro per il recupero e la valorizzazione dell'ex carcere. Il progetto prevede la trasformazione della struttura in un polo culturale multifunzionale, comprendente un museo, una scuola di formazione e spazi per eventi culturali, con l'obiettivo di ispirare le nuove generazioni e promuovere i valori europei.
Attualmente, l'isola è accessibile solo tramite visite guidate organizzate. Le escursioni partono dal Porto Nuovo di Ventotene e si svolgono il martedì, giovedì, venerdì, sabato e domenica, con imbarco entro le ore 10:00 e rientro previsto per le ore 13:00. Le visite permettono di esplorare l'ex carcere e di comprendere la sua storia e il suo significato. Per tutti i dettagli, invitiamo a consultare il sito ufficiale.
Tra le proposte per migliorare l'accessibilità all'isola, è in discussione la costruzione di una funivia di circa 2 chilometri, che collegherebbe Santo Stefano a Ventotene. Il progetto mira a facilitare l'accesso per i visitatori e a supportare i lavori di ristrutturazione.L'iniziativa, tuttavia, ha suscitato dibattiti tra i residenti di Ventotene, alcuni dei quali esprimono preoccupazioni riguardo all'impatto ambientale e alla priorità di interventi infrastrutturali sull'isola principale. La sua valorizzazione come sito culturale offre l'opportunità di riflettere sul passato e di promuovere una visione europea basata su democrazia, diritti umani e integrazione.
