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Le acque miracolose e il vulcano ormai spento: così questo borgo della Toscana è diventato una meta imperdibile  

In questo speciale borgo toscano la pietra racconta storie di minatori, di confini contesi e di fiumi sotterranei che affiorano all'improvviso, trasformando la pietra vulcanica in un elemento vivo

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Il respiro del Monte Amiata, qui, ha il suono costante dell’acqua che sgorga dalla roccia. Non è la Toscana dei cipressi pettinati della Val d'Orcia, né quella dorata del Chianti; questa è una terra di pietra scura, di boschi verticali e di sorgenti sotterranee che scorrono silenziose sotto le fondamenta delle case. Santa Fiora ti accoglie così, sospesa su una rupe di trachite, con quel profumo umido di muschio e castagne che caratterizza i borghi di montagna. I secoli passati tra le mani della casata degli Sforza e, prima ancora, dei conti Aldobrandeschi hanno lasciato un'impronta severa e un'eleganza fiera. 

Cosa vedere nel borgo antico di Santa Fiora

Le acque miracolose e il vulcano ormai spento: così questo borgo della Toscana è diventato una meta imperdibile

L’accesso al nucleo storico avviene attraverso la monumentale Piazza Garibaldi, dove la Torre dell'Orologio, superstite dell'antico castello aldobrandesco, scandisce il tempo con un ritmo che sembra essersi fermato al Rinascimento. Subito dietro, il Palazzo Sforza Cesarini mostra una facciata severa, ingentilita solo dai resti di affreschi cinquecenteschi che resistono al trascorrere del tempo. Ma è scendendo lungo i vicoli del terziere del Castello che si incontra il vero tesoro artistico del borgo: la Pieve delle Sante Flora e Lucilla. L'esterno in blocchi di trachite grigia non lascia presagire la straordinaria luminosità degli interni. Questa chiesa custodisce una delle più importanti collezioni almondo di ceramiche invetriate di Andrea della Robbia. Le sculture in terracotta, con i loro bianchi purissimi e i blu profondi che richiamano il colore del cielo terso di montagna, sembrano quasi staccarsi dalle pareti di pietra scura. Il Battesimo di Cristo e la grande pala d'altare della Madonna della Cintola colpiscono per la precisione millimetrica dei dettagli anatomici e delle espressioni, un contrasto cromatico formidabile con la penombra della navata. La pieve è aperta tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:30 e l'ingresso è gratuito, un piccolo lusso per chi ama l'arte senza la pressione delle grandi file cittadine. All'uscita ad attendere i visitatori c’è il quartiere ebraico del Ghetto, un labirinto di vicoli, archi ribassati e portali checonservano ancora i segni dei cardini delle antiche porte di chiusura.

La Peschiera e il miracolo dell'acqua sorgiva

Le acque miracolose e il vulcano ormai spento: così questo borgo della Toscana è diventato una meta imperdibile

Scendendo verso la parte bassa del paese, si viene introdotti ad una dimensione quasi fiabesca. È qui che si trova la Peschiera, un grande giardino recintato voluto dagli Sforza nel XVI secolo come luogo di delizie e allevamento di trote. Il parco circonda un bacino d'acqua limpidissima, alimentato direttamente dalle sorgenti del fiume Fiora che nascono sotto il soprastante scoglio di trachite. L'acqua è talmente limpida da riflettere i tetti del borgo sovrastante come uno specchio. Poco oltre il muro di cinta sorge la piccola Chiesa della Madonna della Neve. Il pavimento di questo minuscolo edificio sacro è unico nel suo genere: una serie di lastre di vetro trasparente consente di vedere lo scorrere impetuoso della sorgente propriosotto i propri piedi. Il parco della Peschiera è accessibile durante il giorno con un biglietto simbolico di 2 euro nei mesi estivi, mentre l'accesso alla vicina chiesa della Madonna della Neve è legato agli orari dei volontari locali, solitamente attiva dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 18:00 durante i fine settimana.

Santa Fiora, storie dal sottosuolo

Per comprendere la vera anima di Santa Fiora non basta guardare la superficie; bisogna scendere letteralmente nelle viscere della terra. Tra la fine dell'Ottocento e la metà del Novecento, l'Amiata è stato infatti uno dei più importanti bacini mondiali per l'estrazione del cinabro, il minerale da cui si ricava il mercurio. Una storia di fatica, lotte sindacali e trasformazioni sociali che ha segnato profondamente ogni famiglia del territorio. Il Museo delle Miniere di Mercurio, situato nei locali sotterranei di Palazzo Sforza Cesarini, offre una ricostruzione scientifica e documentaristica impeccabile di quell'epoca. Attraverso strumenti originali, lampade a carburo, vagoncini da trasporto e un'accurata galleria mineraria ricostruita a grandezzanaturale, il visitatore viene proiettato nella quotidianità dei minatori, sospesi tra il buio delle gallerie e il pericolo costante dei gas sotterranei. Il museo è aperto dal venerdì alla domenica (con orario 10:00-13:00 e 15:00-18:00, esteso a tutti i giorni in luglio e agosto) e il biglietto d'ingresso costa 5 euro. Quella al Museo delle Miniere di Mercurio è una visita che cambia la percezione del paesaggio circostante: quelle montagne che oggi appaiono come oasi di silenzio e natura incontaminata sono state, per quasi un secolo, un alveare umano di gallerie e sudore.

 
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