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È il borgo più pazzo da visitare in autunno: nelle Marche c'è un paese dei folli dove ti danno il passaporto da matto  

Una gita a Corinaldo avvicina il visitatore a un fascino antico. Ecco i consigli utili per una gita che resterà impressa nella memoria

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Staccare dalla routine quotidiana, per immergersi in un ambiente senza tempo, sospeso tra passato e presente e ricco di scorci degni di almeno una foto, in compagnia dei propri cari. Corinaldo garantisce un'esperienza unica e un viaggio nella bellezza e varietà dei dei borghi italiani. Piccolo comune delle colline marchigiane, con un nome la cui origine è stata ed è fonte di interrogativo. Secondo la tesi oggi più accreditata - e indicata nel sito web ufficiale del borgo - Corinaldo si chiama così perché deriva dalle parole "Curia di Rinaldo", antico nome longobardo che il primo nucleo abitato avrebbe avuto in epoca altomedievale. E varie tracce della storia del luogo sono ben visibili ancora oggi, se pensiamo che ha una ben conservata cinta muraria risalente al XIV secolo. Inoltre, qui è nata Santa Maria Goretti.

Le bellezze storico-architettoniche di Corinaldo

Proprio le appena citate mura sono tra gli elementi del borgo che colpiscono per primi il visitatore, costituendo una evidente esempio di bellezza storico-architettonica. Come una sorta di monumento locale, sono le più intatte, imponenti, fortificate e lunghe (ben 912 metri) mura della regione Marche e tra quelle in miglior stato di conservazione di tutta l'area del centro Italia. All'interno del borgo un luogo di interesse turistico è il Palazzo Comunale, caratterizzato dalla torre e dall'affascinante porticato ed edificato nuovamente nella seconda metà del XVIII secolo, al posto dell'originaria struttura risalente al Rinascimento. Ma a Corinaldo spicca - e domina sul nucleo cittadino - la Chiesa già di Sant'Agostino: oggi è l'edificio sichiamainfattiSantuario di Santa Maria Goretti, le cui origini risalgono al XVII-XVIII secolo. Da notare che l'imponente campanile ha una cuspide non dissimile da quella del campanile della Chiesa del Santissimo Sacramento di Ancona. Altri edifici per il culto cristiano di Corinaldo sono la Chiesa parrocchiale di San Francesco, la Chiesa del Suffragio - eretta sul Cassero Sforzesco della Rocca - la Chiesa dell'Addolorata, che si caratterizza per la presenza di una sottostante cripta dedicata alla nativa Santa Maria Goretti. Da vedere nella gita a Corinaldo sono anche il teatro comunale Carlo Goldoni, risalente al XIX secolo, e il Palazzo Cesarini-Romualdi, con cantonali e mostre dellefinestreinarenaria. Nella gita a Corinaldo non potrà poi mancare una foto alla maestosa scalinata Piaggia, una delle più conosciute delle Marche e vero cardine della struttura del borgo, da cui si ramificano suggestivi vicoletti.

Folklore e tradizione culinaria

È il borgo più pazzo da visitare in autunno: nelle Marche c'è un paese dei folli dove ti danno il passaporto da matto

Un piccolo comune, ma decisamente allegro. Corinaldo è soprannominato "il paese dei folli" per una tradizione legata alla "Festa dei Folli", che si svolge in primavera e che è una sorta di carnevale in cui i partecipanti sono invitati a travestirsi in modo bizzarro e originale. Proprio l'atmosfera giocosa e surreale, insieme alla partecipazione della comunità, ha contribuito a consolidare il soprannome di "città dei matti". La goliardia è particolarmente radicata: durante questo evento, se il turista fa richiesta al locale IAT potrà ricevere il "Passaporto da matto". Tra i piatti tipici di Corinaldo troviamo gli squisiti biscotti detti "Pecorelle", i formaggi marchigiani come la Casciotta d'Urbino o i vini,tracuispiccano il Verdicchio e il Rosso piceno. Ma il borgo è anche conosciuto come il "borgo dei polentari" per la tradizione gastronomica locale, legata alla preparazione della polenta come piatto per eccellenza della cucina contadina. Proprio questo cibo dà il nome alla cosiddetta "Contesa del pozzo della polenta", la più antica rievocazione storica della provincia di Ancona, che ricorda il successo riportato dai corinaldesi nel 1517 contro l'esercito dello spodestato Duca di Urbino Francesco Maria I della Rovere.

 
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