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È la città più antica d'Italia ed è una vera isola nell'isola: qui trovi alcune delle migliori spiagge della Sardegna  

È un luogo dove il tempo si mescola alle onde. A Sant'Antioco in Sardegna ogni capo, borgo e rovine sussurrano storie antiche

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Sul bordo estremo sud-ovest della Sardegna, nella provincia del Sulcis Iglesiente – Carbonia Iglesias, un ponte collega la terraferma all’isola di Sant’Antioco. Qui, tra mare, storia e paesaggio, la vita ha radici profonde: dalle dominazioni fenicie, puniche e romane al tessuto autentico di oggi, l’isola sfoggia una personalità magnetica.

Sulki, la città che è sempre risorta

Sant’Antioco – con i suoi circa 12.000 abitanti – è la quarta isola italiana per dimensioni ed è legata all’isola madre da un antico istmo punico-romano, oggi attraversato da moderni ponti, uno di epoca romana e un altro del XX secolo. La città prende il nome da Sant’Antioco, martire del II secolo le cui spoglie furono ritrovate nella basilica dedicata, con annessa necropoli ipogea. Ma molto prima, qui fiorì Sulki, insediamento fondato attorno all’VIII secolo a.C. dai Fenici, poi fiorente città punico-romana nota come Sulcis. Importante centro del Mediterraneo antico, Sulki occupava un posto strategico nel commercio di metalli estratti nel Sulcis. Nel cuore dell’abitato moderno, tra facciate color pastello eporticcioli animati, restano tracce concrete di quell’eredità: il Mausoleo Sa Presonedda (I sec. a.C.) e le imponenti catacombe sotto la basilica – uniche in Sardegna – dove vennero a riposare le ossa del martire.

Una storia di pietre antiche: nuraghi, domus de janas e tombe dei giganti

È la città più antica d'Italia ed è una vera isola nell'isola: qui trovi alcune delle migliori spiagge della Sardegna

Ma c’è un’altra Sant’Antioco, quella sparsa nelle campagne e sulle scogliere. L’isola custodisce testimonianze preistoriche che risalgono al III millennio a.C.: oltre 30 nuraghi, tombe dei giganti, domus de janas e menhir, tra i più suggestivi della Sardegna meridionale. La Tomba dei Giganti di Su Niu e su Crobu, a pochi passi dal mare, e il nuraghe multitorre di S’Ega Marteddu sono tappe imperdibili che raccontano architetture della memoria antica. Nel borgo moderno, il Museo Archeologico Ferruccio Barreca raccoglie reperti dal Neolitico al periodo tardo antico: domus de janas, nuraghi, ceramiche fenicie, lucerne e oggetti romani ricreano un percorso emozionale nel tempo. A pochi passi, il villaggioipogeo mostra come alcune tombe puniche furono convertite in case-per-sasso dagli abitanti fra Settecento e Ottocento, un segno di resilienza locale. La basilica di Sant’Antioco Martire – fondata tra V e VI secolo, su impianto bizantino, poi trasformata da monaci vittorini e benedettini – custodisce reliquie e ambienti sacri: la tomba del martire, sarcofagi, altari paleocristiani e pavimenti originali. Le catacombe medievali, collegate da cunicoli e nicchie, offrono un percorso intenso e suggestivo dentro la fede di secoli fa.

Il mare tra baie protette e scogliere selvagge

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La bellezza di Sant’Antioco è anche marina. Spiagge come Maladroxia, con sabbia setosa e acque turchine, e la baia di Coaquaddus, raccolta come una mezzaluna e coperta di verde, sono mete ideali per famiglie e amanti del mare. Più a sud, Capo Sperone, chiamato anche S’Acqua ‘e sa Canna, regala viste imponenti su isolotti come il Toro e la Vacca, habitat naturale del falco della Regina (Falco eleonorae). Lungo la costa scogliosa si alternano piscine naturali come Cala Tuffi, cale nascoste come Cala Lunga, e grotte marine ideali per snorkeling. Il mare qui è limpido, animato da praterie di posidonia e riflesso di un ecosistema integro.

Artigianato e tradizioni: bisso, barche e tessitura

Nell’isola sopravvive un’arte antica: la tessitura del bisso, fibra pregiata estratta dalla Pinna nobilis, conosciuta in passato come oro dei Mari. Il Museo del Bisso testimonia questa pratica che richiede pazienza, abilità e una relazione profonda con l’ambiente. Ugualmente intatto è il mestiere dei maestri d’ascia, artigiani specializzati nella costruzione di barche in legno a vela latina, pratiche in uso sin dai tempi fenici-punici. L’isola è una fucina di saperi che si tramandano di generazione in generazione.

 
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