È lei la piccola Atene italiana: incastonata tra il mare e le colline della Maremma, è uno dei borghi medievali dove vivere la primavera in Toscana
Capalbio, tra mura antiche e profumo di macchia mediterranea, è la destinazione ideale per un viaggio in Toscana all'insegna di storia, arte e natura
Capalbio non è solo un nome che evoca dolcezze mediterranee e silenzi agresti: è un simbolo di eleganza rurale, di resistenza culturale e di raffinata quiete. Soprannominata la piccola Atene per la sua vocazione letteraria e per aver attratto, sin dall’Ottocento, pensatori, scrittori e artisti in cerca di ispirazione, Capalbio si erge su un colle che guarda il mare, abbracciata dalla macchia della Maremma.
Le sue mura perfettamente conservate, lungo cui è possibile camminare godendo della vista sull’Argentario e sulle campagne circostanti, raccontano una storia che risale all’epoca etrusca e che si è stratificata nei secoli, passando per la dominazione degli Aldobrandeschi, degli Orsini e dello Stato Pontificio. Il centro storico, con le sue viuzze lastricate, le case in pietra e le piccole piazze silenziose, pare rimasto immutato nel tempo, e in primavera si veste dei colori delle fioriture, tra gerani e glicini che ornano le facciate delle abitazioni.
Nel suo "Viaggio in Italia", Guido Piovene descrive la Maremma come «una terra dove il silenzio ha lo spessore del mistero». E Capalbio, in questo contesto, è un tempio del raccoglimento, dove ogni pietra sembra custodire un segreto.
Tra arte contemporanea e natura selvaggia

Se Capalbio incanta per la sua aura antica, sorprende ancor più per la sua capacità di accogliere il nuovo. Ne è esempio straordinario il Giardino dei Tarocchi, ideato e realizzato da Niki de Saint Phalle, eccentrica artista franco-statunitense. In questa sorta di parco delle meraviglie, disseminato tra colline e uliveti, le grandi sculture ispirate agli arcani maggiori dei tarocchi danno vita a un mondo onirico e simbolico, dove la spiritualità incontra il gioco, e l’arte si fonde con la natura.
Una visita al Giardino è un’esperienza che sorprende e ispira: un dialogo visivo tra l’ancestrale e il contemporaneo, tra il genius loci della Maremma e una visione artistica d’avanguardia. Niki de Saint Phalle, come un moderno Michelangelo del colore, ha plasmato un universo fantastico che ben si radica nel paesaggio e nella cultura di questa terra.
E poi c’è la natura: le spiagge selvagge della Riserva Naturale di Burano, gestita dal WWF, dove la sabbia è fine e dorata, e il mare conserva ancora sfumature che sembrano dipinte. La primavera è la stagione ideale per esplorarla, tra sentieri, avvistamenti di fenicotteri e il profumo intenso della macchia che si risveglia.
Primavera a Capalbio: tra sagre, passeggiate e poesia

Con l’arrivo della bella stagione, Capalbio si anima di eventi che celebrano i prodotti del territorio e la sua anima culturale. Le cantine si aprono per degustazioni di Morellino, i ristoranti offrono menù che omaggiano la cucina maremmana – saporita e autentica – e nelle piazze si respira un’atmosfera di festa pacata, mai invadente.
Passeggiare per il borgo in primavera significa assaporare una lentezza benefica. Si può salire fino alla Rocca Aldobrandesca, da cui osservare l’infinito della campagna che sfuma nel Tirreno, oppure fermarsi in uno dei caffè storici, magari con un libro di viaggio tra le mani, come quelli di Mario Praz o di Lawrence Durrell, che cercavano nei borghi italiani un’eco della classicità.
Una curiosità: il borgo fu scelto anche da Federico Fellini come luogo di villeggiatura e riflessione. E ancora oggi, nei vicoli silenziosi, pare di sentire il suo sguardo ironico e poetico posarsi sulle cose.
Capalbio è questo: un luogo dove la cultura si respira nell’aria, dove la primavera è un invito al ritorno all’essenziale, dove l’Italia più bella si rivela senza clamore, con la grazia di chi non ha bisogno di esibire nulla per farsi amare.
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