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Fino a pochi anni fa era un mucchio di case abbandonate, ma la tecnologia ha fatto rinascere questo gioiello della Liguria  

Case in pietra e antichi vicoli sono tornati a vivere grazie a un progetto pionieristico che ha unito recupero architettonico, connessioni digitali e lavoro a distanza.

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Tra le vallate silenziose dell’entroterra di Albenga, Colletta di Castelbianco racconta una storia che sembra scritta in anticipo sui tempi. Questo minuscolo borgo medievale della Val Pennavaire, un tempo quasi del tutto abbandonato, è stato recuperato alla fine del Novecento con un’idea che oggi parleremmo di innovazione territoriale: unire restauro filologico della pietra ligure e infrastrutture digitali pensate per il telelavoro. Ne è nato il primo “borgo telematico” d’Italia, un laboratorio a cielo aperto dove carruggi, archi e terrazze dialogano con reti informatiche e connessioni veloci. Chi arriva qui non trova un set museale, ma unpiccolocentro abitato che ha scelto di vivere nel presente, puntando su ospitalità diffusa, smart working e attività outdoor. Un modello che interessa viaggiatori curiosi, professionisti da remoto e appassionati di montagna a pochi chilometri dalla Riviera di Ponente.

Colletta di Castelbianco: un borgo ligure rinato tra pietra e connessioni digitali

Fino a pochi anni fa era un mucchio di case abbandonate, ma la tecnologia ha fatto rinascere questo gioiello della Liguria

Arrivare a Colletta di Castelbianco significa lasciare alle spalle il traffico della Riviera di Ponente e infilarsi in una valle più appartata, dove gli uliveti cedono il passo a pareti di roccia e boschi. Il colpo d’occhio è quello di un classico borgo ligure in pietra, raccolto sul pendio e affacciato sulla Val Pennavaire, con case addossate le une alle altre e un dedalo di vicoli pedonali.

Dietro questa immagine tradizionale si nasconde però un progetto che, tra anni Ottanta e Novanta, ha ribaltato il destino di un nucleo quasi abbandonato. Colletta è stata acquistata e restaurata secondo un disegno unitario, affidato all’architetto Giancarlo De Carlo, con un obiettivo chiaro: non trasformare il paese in un villaggio-vetrina, ma restituirgli una funzione viva. La risposta è arrivata dal telelavoro, con l’idea, allora pionieristica, di consentire a professionisti italiani e stranieri di lavorare a distanza rimanendo immersi in un contesto rurale di pregio.

Carruggi medievali, borgo diffuso e outdoor nella Val Pennavaire

Fino a pochi anni fa era un mucchio di case abbandonate, ma la tecnologia ha fatto rinascere questo gioiello della Liguria

Dal punto di vista urbanistico, Colletta conserva l’impianto del borgo medievale ligure: nessuna auto nel nucleo storico, percorsi stretti che salgono a gradoni, archi che collegano le case, piccole corti dove lo sguardo si apre verso la valle. Il restauro ha recuperato muri, volte, terrazze e affacci, mantenendo leggibili le stratificazioni della pietra e rispettando il rapporto tra edifici e pendio.

Oggi il paese funziona come borgo diffuso, con appartamenti destinati all’ospitalità turistica, spazi comuni e un punto di ristoro che diventa naturale luogo di incontro. La cornice è quella, particolarmente apprezzata dagli sportivi, della Val Pennavaire: falesie famose tra gli arrampicatori, sentieri escursionistici, percorsi tra le borgate, strade secondarie amate da ciclisti e motociclisti. La costa di Albenga resta a portata di auto, ma qui l’esperienza di viaggio è quella di un entroterra più quieto, dove tecnologia e natura convivono con discrezione.

Dallo spopolamento al “borgo telematico”: il progetto di Giancarlo De Carlo

Fino a pochi anni fa era un mucchio di case abbandonate, ma la tecnologia ha fatto rinascere questo gioiello della Liguria

Come molti centri montani liguri, Colletta aveva conosciuto un lungo declino, accelerato dai danni del terremoto dell’Ottocento e dall’emigrazione verso la costa. A fine Novecento il nucleo storico era quasi disabitato, con case pericolanti e funzioni essenziali scomparse. La svolta arrivò quando una società privata acquisì il borgo e coinvolse Giancarlo De Carlo, figura chiave dell’architettura italiana del secondo Novecento.

L’idea guida era mantenere riconoscibile il paese, intervenendo sugli interni e sulle infrastrutture più che sulle facciate. Negli anni Novanta furono installati sistemi di telecomunicazione considerati all’avanguardia per l’epoca, con rete informatica e servizi digitali pensati per consentire il lavoro da remoto. Nasce così l’etichetta di “borgo telematico”, che attirò l’attenzione di professionisti italiani e stranieri e di chi cercava una residenza in campagna senza rinunciare alle proprie relazioni lavorative. Una scelta che oggi, nell’era dello smart working diffuso, appare quasi intuitiva, ma che allora rappresentava un esperimento coraggioso di rigenerazione delle aree interne.

Come visitare Colletta: a chi si rivolge il borgo telematico ligure

Per un viaggiatore, Colletta di Castelbianco è una base interessante se si cerca un soggiorno tranquillo nell’entroterra, con la possibilità di alternare giornate al mare e attività outdoor. Gli alloggi del borgo diffuso possono essere affittati per brevi periodi o soggiorni più lunghi, soluzione apprezzata da chi lavora in smart working e desidera testare la vita in un piccolo centro senza rinunciare alla connessione.

Dal punto di vista pratico conviene arrivare in auto, risalendo la valle da Albenga e tenendo conto che il nucleo storico è pedonale. È bene informarsi in anticipo su disponibilità di appartamenti, servizi attivi e proposte di attività all’aperto, che variano tra stagioni più tranquille e periodi di maggior afflusso. Colletta non è un parco tematico: è un paese reale, con ritmi lenti, silenzi marcati e una comunità ridotta, ideale per chi cerca un turismo rispettoso, curioso e consapevole delle fragilità dell’entroterra ligure.

 
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