In Calabria c'è un affascinante borgo fantasma dove una montagna con 5 dita ha ridisegnato il paesaggio
Tra case abbandonate, antiche leggende e imponenti speroni rocciosi, un piccolo borgo custodisce una storia segnata da misteri, terremoti e tradizioni.
Ci sono luoghi in Calabria che sembrano disegnati per chi ama i borghi sospesi tra storia, mito e paesaggio estremo. Pentedattilo è uno di questi: un antico paese incastonato sotto una montagna a forma di mano, affacciato tra l’Aspromonte meridionale e la costa ionica. Case abbandonate, vicoli silenziosi e resti di un castello raccontano secoli di vita difficile, segnata da terremoti, rivalità feudali e migrazioni. Eppure, tra le pietre consumate dal tempo, oggi riaffiorano botteghe artigiane, festival, percorsi di trekking e progetti di recupero che stanno ridando voce al borgo fantasma. È una meta ideale per chi cerca un turismo lento econsapevole,capacedi tenere insieme memoria, natura e cultura grecanica. Visitare Pentedattilo significa entrare in un racconto corale, dove ogni roccia, ogni gradino e ogni rovina hanno qualcosa da sussurrare al viaggiatore attento.
Dove si trova Pentedattilo e perché questo borgo colpisce al primo sguardo

Pentedattilo si trova nella Calabria meridionale, nel territorio di Melito di Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria. Il borgo sorge a circa 250 metri di altitudine, sulle pendici del Monte Calvario, in una zona di valloni, fiumare e macchia mediterranea che segna il passaggio tra l’Aspromonte e la costa ionica.
La prima immagine che rimane impressa è quella della "mano" di roccia. Cinque speroni di arenaria dominano il paese e, visti dalla valle, richiamano le dita di una gigantesca mano aperta. Da qui il nome Pentedattilo, dal greco "pente" (cinque) e "daktylos" (dito), legato alla storia dell’Area Grecanica, dove per secoli sono sopravvissute lingua e tradizioni di origine ellenica.
Oggi la conformazione non è più integra come un tempo, a causa di erosione e crolli, ma l’effetto scenografico resta straordinario, soprattutto arrivando dalla strada panoramica che risale l’entroterra ionico.
Tra vicoli, rovine e panorami: cosa vedere nel borgo fantasma di Pentedattilo

Passeggiare a Pentedattilo significa muoversi in un dedalo di vicoli, scalinate e terrazzamenti che seguono l’andamento irregolare della montagna. Molte case sono ancora in rovina, altre sono state restaurate e ospitano piccole attività artigianali e spazi espositivi: il contrasto tra pietre crollate e infissi nuovi racconta, in modo molto concreto, il lento ritorno alla vita del borgo fantasma.
Tra i luoghi da non perdere ci sono i resti del castello feudale, arroccato nella parte alta e affacciato su un panorama che abbraccia le fiumare, la costa ionica e, nelle giornate terse, lo Stretto di Messina. Meritano una sosta anche la chiesa dei Santi Pietro e Paolo e i punti panoramici lungo il percorso di visita segnalato. Pentedattilo è inoltre tappa del Sentiero dell’Inglese, itinerario escursionistico che ripercorre il viaggio ottocentesco di Edward Lear nell’Aspromonte grecanico, collegando borghi, gole e antichi insediamenti.
Storia, terremoti e leggende: la Mano del Diavolo e la strage degli Alberti
La storia di Pentedattilo è segnata da eventi drammatici che hanno alimentato un ricco immaginario popolare. Il più noto è la strage degli Alberti del 1686, legata alla rivalità tra le famiglie nobili Alberti e Abenavoli. In quella notte, un gruppo di armati guidato da Bernardino Abenavoli fece irruzione nel castello, uccidendo il marchese Lorenzo Alberti e diversi familiari. La vicenda, intrecciata a un matrimonio conteso, segnò profondamente la memoria del borgo.
Nel Settecento un altro trauma cambiò per sempre il destino del paese: il terremoto del 1783, che danneggiò gravemente edifici e versanti del Monte Calvario. Da allora, tra rischi geologici, povertà e migrazioni, iniziò uno spopolamento lento, culminato con la dichiarazione di inabitabilità del borgo nel 1968 e l’abbandono definitivo nel 1971.
Su questo sfondo storico si sono innestate leggende come quella della Mano del Diavolo: secondo la tradizione, i cinque speroni rocciosi sarebbero pronti a richiudersi sul paese, mentre nelle notti di vento si udirebbero ancora le grida delle vittime della strage.
Come visitare Pentedattilo oggi: consigli pratici, percorsi e tempi di visita

Raggiungere Pentedattilo è relativamente semplice per chi viaggia lungo la costa ionica calabrese. Dal litorale di Melito di Porto Salvo si imbocca una strada che sale tra colline e piccoli nuclei rurali per circa una decina di chilometri, fino al parcheggio ai margini del borgo. Da qui si prosegue solo a piedi, lungo vicoli in pietra e scalinate ripide.
Il percorso turistico segnalato dalle guide del Parco dell’Aspromonte è lungo circa 2 chilometri e richiede, con calma e soste fotografiche, mezza giornata. Sono indispensabili scarpe chiuse con buona suola, perché il fondo è spesso irregolare e in parte sterrato. È bene prestare attenzione alle aree non restaurate e alle murature pericolanti, soprattutto se si viaggia con bambini.
La visita è piacevole in tutte le stagioni, ma primavera e inizio autunno offrono le condizioni migliori, con giornate limpide e temperature miti. Informarsi in anticipo su aperture di botteghe, iniziative culturali e sul Sentiero dell’Inglese permette di trasformare l’escursione in un’esperienza completa tra natura, storia e artigianato locale.
