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La piccola Barcellona della Valtellina è lo straordinario castello dai mille colori che ricorda le opere di Gaudì  

Quello che sarebbe quanto mai riduttivo definire castello già da lontano appare per quello che è: una pagina nuova aggiunta al grande libro della Valtellina.

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È un luogo nato senza bandi, senza archistar, senza render. È una storia di tenacia tutta italiana che mette in scena una felice disobbedienza. Un palazzo che trasforma delle rovine in un’opera d’arte, che racconta di come si recupera davvero qualcosa per restituirlo in una forma inedita, sorprendente. Un balcone di pietra che, invece di torri merlate e saloni medievali, è fatto di ciottoli di fiume, vetri colorati, fontane e sculture nate dalle mani di un solo uomo. A Grosio, in provincia di Sondrio, lo chiamano tutti il Castello del Gaudì della Lombardia, ma non perché l’abbia progettato Antoni Gaudí. Il celebre architetto catalano, quello che ha firmato alcune delle maggiori epiùfamosearchitetturediBarcellona,come la Sagrada Familia, con questo giardino roccioso non c’entra proprio niente. In comune hanno di sicuro la stessa energia, che per certi versi ricorda veramente Casa Batlló o Parc Güell, evocandone curve, colori, mosaici. In realtà, questo luogo è il capolavoro personale di Nicola Di Cesare, che ha deciso di aprirlo al pubblico lasciandolo visitare liberamente, gratis e senza biglietto di ingresso.

Giardino Roccioso Nicola di Cesare, storia e cosa vedere

La piccola Barcellona della Valtellina è lo straordinario castello dai mille colori che ricorda le opere di Gaudì

[foto @Cesare Andrea Ferrari/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]

Grosino d’adozione, Nicola Di Cesare dal 1981 ha modellato pazientemente un pendio sassoso, trasformandolo in un castello che sembra solo un prodotto della fantasia e che, invece, esiste sul serio e cresce anno dopo anno, tra guglie di pietre, bassorilievi, scale, nicchie, animali fantastici. Un cantiere poetico che dura da oltre quarant’anni. Non è un castello storico, ma un giardino-architettura privato, nato per passione e tutto fatto di materiali di recupero.

È una follia architettonica nel senso più nobile del termine: un capriccio che ricorda i grandi esempi europei di arte ambientale, dove autore e natura si stringono la mano e l’opera cresce nel tempo come una creatura viva. Il tesoro che abbiamo la fortuna di ammirare oggi è una vera e propria cattedrale laica fatta a mano. La potenza del Castello del Gaudì, che su Google Maps si trova come Giardino Roccioso Nicola di Cesare, non sta nelle dimensioni, ma nella tenacia del gesto. Prima i muretti, poi scale e sedute, quindi archi, grandi pannelli a mosaico, fontane e piccole torrette. Tutto parla il linguaggio dei materiali poveri: sassi di fiume, cocci, vetri colorati incastonati come gemme, legni recuperati.

Cita l’Art Nouveau catalana senza imitarla e la fa dialogare con la montagna che si apre intorno come un sipario naturale. Il nomignolo Castello del Gaudì della Valtellina è nato dai viaggiatori e dalla stampa, che hanno cominciato a raccontarlo come un angolo di Catalogna in Valtellina: le linee biomorfe, i mosaici policromi, le rampe e i belvedere rievocano davvero l’immaginario di Barcellona. Ma qui la cornice è alpina: d’inverno l’opera si punteggia di neve, in autunno le foglie incendiano i pendii, in estate la valle rimbomba di luce e di rumore d’acqua. Il risultato è una sintesi inedita: l’allegria mediterranea dei colori a contatto con la ruvidezza delle Alpi retiche.

Come arrivare al Giardino Roccioso Nicola di Cesare

È possibile raggiungere il Giardino Roccioso in diversi modi e con differenti mezzi di trasporto. Se si sceglie l’auto, da Milano si percorre la SS36 del Lago di Como e dello Spluga fino a Colico (circa 95 chilometri), per poi proseguire lungo la SS38 dello Stelvio che risale tutta la Valtellina passando per Sondrio e Tirano. Grosio si trova a metà strada tra Sondrio e Tirano, circa 25 chilometri da Sondrio e 14 chilometri da Tirano. Da Milano il viaggio dura intorno alle 2 ore e mezza. Per chi arriva da Brescia, può percorrere la strada del Tonale (SS42) fino a Edolo, e da lì imboccare il Passo dell’Aprica (SP39) che scende direttamente a Tirano, collegandosi poi alla SS38 verso Grosio.

Chi preferisce il treno, deve sapere che Grosio non ha una stazione ferroviaria propria, ma è comodamente servita dalla linea Trenord Milano–Lecco–Sondrio–Tirano. Le stazioni più vicine sono Tirano (14 chilometri) e Sondrio (25 chilometri). Da Milano Centrale a Tirano il viaggio diretto dura circa 2 ore e 30 minuti. Una volta arrivati a Tirano o Sondrio, si prosegue in autobus o taxi. In alternativa, si può arrivare in autobus: la Valtellina è servita dalle autolinee STPS (Società Trasporti Pubblici Sondrio), che collegano regolarmente Sondrio a Tirano con fermate intermedie nei borghi della valle, compreso Grosio. La linea Sondrio–Tirano impiega circa 40–50 minuti e ferma direttamente in paese. Gli orari sono consultabili sul sito ufficialeSTPSopressola stazione ferroviaria di Sondrio.

[foto copertina @Cesare Andrea Ferrari/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]

 
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