L'ombelico d'Italia è il centro geografico del Paese, ma nessuno sa bene dove si trova
Due passi nella Sabina alla ricerca di un luogo che da millenni è una vera chimera per geografi e curiosi
Se ci chiedessero del centro geografico d’Italia, difficilmente riusciremmo a dare una risposta e a individuare un luogo preciso. Ed effettivamente, la difficoltà c’è sempre stata: già i Romani si erano scervellati parecchio, a tal punto che avevano eletto più zone, tutte, comunque, accomunate dal fatto di trovarsi nella Sabina reatina. Rieti, Cittaducale, il lago di Paterno e Antrodoco sono le località sotto i riflettori, quelle località che, ad attraversarle, se ne resta ammaliati, imbattendosi, oltre che nella bellezza, in iscrizioni, piazze, cartelli e perfino monumenti che parlano del centro d’Italia, o, meglio, dell’umbilicus Italiae. Partiamo allora per questo giro in Sabina, passando per Rieti, il lago di Paterno e arrivando fino alleTerme di Cotilia, per bere dell’acqua unica al mondo.
Rieti e Piazza San Rufo

Rieti è la provincia di riferimento della Sabina laziale, e il punto esatto in cui l’Italia sembra trovare il suo equilibrio. Non si tratta di una recente diceria, bensì di una lunga tradizione, che, a partire dai romani, è giunta e si è conservata fino ai nostri giorni. Rieti è ben oltre quello che vediamo e sappiamo: è la città che vive, oltre che sotto gli occhi dei turisti e degli abitanti, anche sottoterra; la città che, dopo quelle di Roma, ha le “mura più imponenti e meglio conservate del Lazio”; la sua storia è plurimillenaria, e si lega, anche e in parte, alla vicenda del Ratto delle Sabine, le donne letteralmente “rubate” da Romolo per procreare e popolare la città di Roma.
Come detto, la tradizione che lega Rieti al centro d’Italia è molto antica, e trova conferme e documentazioni già a partire dall’età romana. Sono autori del calibro di Plinio il Vecchio, Virgilio, e, soprattutto, Varrone, a individuare nella piana reatina l’umbilicus italiae: “nell’agro reatino c’è l’ombelico d’Italia”, scrive infatti Plinio riprendendo Varrone.
Tutta la zona, in realtà, come vedremo nell’articolo, è interessata da questa lunga e ininterrotta tradizione. Nel comune di Antrodoco, a pochi passi da Rieti, sul portale della chiesa di santa Maria extra moenia, una lapide ricorda “qui c’è l’ombelico d’Italia”; a Cittaducale, invece, è proprio un cartello a ricordarlo: “a 3 minuti, il centro d’Italia”. Ma, prima di proseguire il nostro itinerario in Sabina, torniamo su Rieti, perché qui, a ricordare l’ombelico, non ci sono iscrizioni o semplici cartelli, ma un’intera piazza dedicata.
Piazza san Rufo è, per antonomasia, la piazza intitolata al centro d’Italia, quella in cui sorge un monumento tutto speciale, la “caciotta”; il nome, in gergo locale, indica una costruzione circolare in travertino, al cui centro è raffigurata una cartina dell’Italia in marmi policromi. La scritta che contorna il monumento è umbilicus italiae, e questo perché, a Rieti, è proprio nell’odierna piazza San Rufo che gli storici antichi avevano identificato il punto mediano della Penisola. La visita di Rieti non può essere che a piedi, lentamente, partendo dalle mura, che si attraversano dalle sue innumerevoli porte, passando nelle viscere della città, la Rieti sotterranea, e arrivando, infine, al suo centro, piazza San Rufo.
Il lago di Paterno
Visualizza questo post su Instagram
Pochi chilometri a est di Rieti, nel comune di Castel Sant’Angelo, lungo la via Salaria, si apre un piccolo specchio d’acqua circolare: il lago di Paterno. Un lago misterioso, di origine carsica, che sprofonda e si alimenta grazie a un circuito di sorgenti sotterranee. Dopo Rieti, questo è il luogo in cui, stando alle parole degli autori antichi, la tradizione del centro d’Italia è maggiormente radicata: “il lago di Cotilia, nel quale galleggia un'isola, è l'ombelico d'Italia, come Varrone tramanda”, ci ricorda Plinio il Vecchio.
Inutile dire che, prima dei romani, già i sabini veneravano questo lago come luogo sacro, e che, secondo la leggenda, proprio qui doveva sorgere la città scomparsa di Cotilia, inghiottita dalle acque. E sono proprio le sorgenti sotterranee, così come la natura carsica del territorio, ad aver contribuito al mantenimento di un sito unico nel suo genere: la chiesa sommersa di san Vittorino, nel comune di Cittaducale, non distante dal lago di Paterno. Se, come visto, la città di Cotilia sarebbe scomparsa inghiottita dalle acque del lago, la chiesa di san Vittorino rimane parzialmente “a galla”, garantendo al visitatore un’esperienza unica nel suo genere.
L’acqua sulfurea di Cotilia
Usciamo dal circuito del centro d’Italia e dirigiamoci verso l’ultima tappa di questo breve itinerario: le terme di Cotilia. Siamo sempre lungo la via Salaria, in una località rigenerante, di ristoro e benessere, un’area termale, per l’appunto.
Di una giornata alle terme, prima o poi, si sa, viene voglia a tutti; a quelle di Cotilia, però – già parecchio apprezzate e frequentate nell’antica Roma –, ci si viene non tanto per un bagno, bensì per gustarne l’acqua. L’esperienza sui generis, infatti, è data dalla possibilità di abbeverarsi direttamente dalla sorgente sulfurea. L’acqua, ricca di anidride carbonica e minerali, sgorga fredda ancora oggi; è possibile gustarla gratuitamente, apprezzandone l’inconfondibile sapore, ma, soprattutto, godendo dei benefici che questa apporta sull’organismo.
