La Regina delle strade d'Italia finiva qui, e ancora oggi questa città è una piccola Roma affacciata sull'Adriatico
Tra colonne antiche, vicoli affacciati sul mare e un porto legato alle rotte verso Oriente, questa città conserva ancora le tracce profonde dell’eredità romana.
Arrivare a Brindisi dal lungomare significa ritrovarsi subito davanti a una delle sue immagini più riconoscibili: la scalinata che sale verso la colonna romana affacciata sull’imboccatura del porto. È il punto in cui si percepisce quanto la città pugliese sia stata, per secoli, un terminale terrestre e marittimo insieme, capolinea della via Appia e porta verso l’Oriente mediterraneo. Intorno a questo asse visivo – mare, monumento e centro storico – si è costruita un’identità urbana che intreccia resti romani, castelli federiciani, chiese medievali e banchine ancora operative. Passeggiando tra le pietre chiare del centro, si legge una stratificazione continua dipassaggi,imbarchi,ritorni. Brindisi non è una “piccola Roma” per dimensioni, ma per densità di storia: una città compatta, dove ogni deviazione dal porto racconta un capitolo diverso del rapporto tra la penisola italiana e il Mediterraneo orientale.
Via Appia, vie d’Oriente e una “piccola Roma” sul mare
Il racconto di Brindisi inizia ben prima delle passeggiate sul lungomare. Nel 312 a.C. la via Appia iniziò a unire Roma e Capua, per poi spingersi verso Benevento, Taranto e infine Brundisium, trasformandosi nella regina viarum: un’infrastruttura di oltre 800 chilometri che legava il cuore politico dell’impero alle sue coste meridionali. Qui la strada non terminava soltanto di fronte all’Adriatico: si saldava con le rotte verso Valona e Durazzo, da cui partiva la via Egnazia diretta ai Balcani e a Costantinopoli. In epoca imperiale la via Traiana offrìuncollegamento alternativo, ma sempre con Brindisi come snodo finale. Tra questepietre transitarono non solo eserciti e merci, ma anche poeti e uomini di potere: Orazio descrisse il viaggio fino a Brindisi, Virgilio morì qui di ritorno dalla Grecia, consolidando un legame letterario che affianca quello militare e commerciale.
Colonne romane, arx antica e il profilo del porto

La scena più fotografata di Brindisi è dominata da una sola colonna, affiancata dalla base della gemella crollata nel Cinquecento. Per lungo tempo questo gruppo monumentale è stato identificato come il punto esatto di arrivo della via Appia, immagine suggestiva di una strada che si ferma davanti al mare. Gli studi più recenti suggeriscono però una funzione più ampia: le colonne segnavano probabilmente l’arx, la zona elevata e rappresentativa della città romana, in dialogo visivo costante con lo scalo. I rocchi della colonna caduta sono finiti a Lecce, dove sorreggono il monumento a Sant’Oronzo, ma a Brindisi resta il fusto originale, coronatodaun capitelloseveriano decorato con divinità marine, tritoni e richiami all’acqua. È un manifesto in pietra del rapporto tra città e Adriatico. La scalinata novecentesca che sale dal lungomare Regina Margherita accentua ancora di più questa continuità: passo dopo passo, il visitatore attraversa idealmente duemila anni di porto, tra archeologia romana e skyline contemporaneo.
Centro storico compatto tra chiese romaniche e castelli federiciani

Dal piede delle colonne, basta imboccare via Colonne per entrare in un centro storico sorprendentemente raccolto, dove la sequenza delle epoche è a portata di sguardo. Piazza Duomo concentra edifici religiosi e civili, mentre a pochi passi il Museo archeologico provinciale Francesco Ribezzo e Palazzo Granafei-Nervegna custodiscono reperti e frammenti che restituiscono la Brindisi romana e medievale. Tra i luoghi più affascinanti per chi viaggia con curiosità storica spicca il Tempio di San Giovanni al Sepolcro, struttura romanica a pianta circolare, legata ai rapporti con la Terra Santa e indicata come una delle repliche più fedeli dellarotondadell’Anastasisdi Gerusalemme. È il segno di una città che, nei secoli delle crociate, continuò a funzionare da porta d’imbarco verso Oriente. Il Castello Svevo, o Castello di terra, voluto da Federico II nel 1227, completa questo quadro: una fortezza trapezoidale affacciata sul porto interno, ampliata dagli Aragonesi, che testimonia il peso strategico dello scalo anche nel pieno Medioevo.
Lungomare, castelli sul mare e la lunga identità adriatica

Per capire davvero Brindisi conviene prendersi tempo sul lungomare Regina Margherita. Da qui lo sguardo abbraccia il seno di ponente, con il centro storico che scende verso l’acqua, mentre di fronte, sull’altra riva, si alza il Monumento al Marinaio d’Italia, grande timone in travertino che ricorda i caduti della Marina militare. È un dialogo di pietra che unisce memoria navale novecentesca e paesaggio antico del porto. Spostandosi lungo le banchine, l’itinerario incontra il quartiere marinaro delle Sciabiche, il Castello Svevo sul porto interno e, verso l’imboccatura, il Castello Alfonsino sull’isola di Sant’Andrea, posizionato a controllare l’accesso dal mare aperto. Sono tassellidiunadifesa costruita in epoche diverse ma sempre orientata all’Adriatico. Oggi, camminando tra colonne romane, fortificazioni e chiese, si percepisce come la città continui a organizzarsi intorno al canale portuale: la via Appia finisce sulla carta, ma il suo viaggio ideale prosegue ancora sulle rotte che partono dalle acque di Brindisi.
