Le mura segrete di Roma: viaggio tra le antiche difese della Città Eterna che pochi conoscono
Aureliane, gianicolensi, serviane, romulee; insomma, se ne esce pazzi. Dalla sua fondazione, fino a meno di 150 anni fa, Roma non ha mai smesso di pensare a come proteggere se stessa e il suo grande patrimonio artistico e culturale
Spesso ce l’ha fatta, altre volte, invece, le sue Mura sono state attraversate, dando così vita a grandi e tragici saccheggi: dai Galli ai Barbari, dagli Arabi ai Lanzichenecchi. Tutti – chi prima e chi dopo –, hanno tentato di espugnare la Città Eterna, di impossessarsene in qualche modo: privando i templi dei tetti dorati; trafugando i grandi tesori militari; saccheggiando i sacri luoghi di culto, pagani o cristiani che fossero. Qualche assalitore ha dovuto desistere, altri, invece, hanno fatto desistere, riuscendo a entrare oltre le mura. Roma è, comunque, il prodotto di quello che ammiriamo oggi, un aspetto inconfondibile che alterna glorie e ferite. Allora, entriamo dentro l’Urbe e attraversiamo le tante Mura, anche quelle che, oramai, non esistono più, ma che,alivellostrutturale, hanno lasciato in eredità a Roma la sua invidiabile forma e i suoi innumerevoli tentativi, ancora visibili, di difendere, lungo i secoli, la sua grande storia.
Quali e quante sono le mura di Roma

Le prime ad essere erette sono state le Mura romulee, e diciamo che il loro scopo, più che difensivo, era simbolico: contrassegnavano il pomerium, il recinto sacro della città, in altre parole, la sua parte inviolabile. Le Mura romulee circondavano il Palatino, uno dei sette colli di Roma, dove, stando alla leggenda, Romolo, il primo re di Roma, avrebbe tracciato il solco primigenio per delimitare il confine sacro della nuova città. Con quelle serviane – anche dette repubblicane –, la funzione sacra delle mura già viene meno. La finalità, infatti, diventa quasi del tutto difensiva. La loro costruzione risale probabilmente al IV secolo a.C. – e, dunque, non al periodo del re Servio Tullio, come si potrebbe pensare dal nome–;ilperimetro racchiude tutti e 7 i colli tranne il Campidoglio, che aveva una cinta muraria a sé. A differenza di quelle romulee, quelle serviane sono ancora in parte visibili: al Campidoglio, e nelle Porte Esquilina e Celimontana, ad oggi, Arco di Gallieno e Dolabella. E poi eccole, ci sono loro, le Mura aureliane, un perimetro gigantesco che abbraccia tutta la Città, e, con lei, tutte le Mura che abbiamo citato finora e che citeremo in seguito. Per eccellenza, uno dei simboli di Roma, e uno dei tanti motivi che rendono la Città Eterna degna del suo nome. Quelle aureliane sono fra le più antiche e meglio conservate cinte murarie al mondo: oggi misurano 12,5 km, un tempo, invece, si estendevano fino a 19 km. La struttura, e, soprattutto,icontinuiinnalzamenti e ristrutturazioni, testimoniano a pieno la sua funzione: difesa, difesa e ancora difesa. In un arco temporale di 5 anni, furono erette per volere dell’imperatore Aureliano; il periodo è quello delle invasioni barbariche, le cui orde spingevano lungo i confini dell’Impero, e che, poi, ne causarono inevitabilmente la capitolazione nel 476. Più di un secolo dopo, il giovane imperatore Onorio le innalzò fino al doppio della loro altezza originaria, che arrivava a 12 metri circa. Difesero Roma e i suoi tesori per tante volte, così come, altrettante volte, vennero espugnate: Visigoti, Vandali, Saraceni, Normanni, Lanzichenecchi. Il prossimo turno è quello delle Mura leonine, che devono il loro nome a un papa; questa volta, infatti, niente re oimperatori.È ilmomento delle grandi scorrerie, in cui Roma e gran parte dell’Italia di allora non se la passano benissimo. I pirati saraceni sconvolgono le coste del Lazio, e, alla metà del IX secolo, riescono a entrare e a saccheggiare anche l’Urbe. E allora, papa Leone IV non perde tempo: fa erigere una bella muraglia a protezione del Vaticano e, soprattutto, della Basilica di San Pietro, dando così vita a una piccola cittadina, la civitas leonina. Come se non bastasse, qualche tempo dopo, papa Niccolò III farà aggiungere il “passetto”, una sorta di stradina in grado di collegare Castel Sant’Angelo al Vaticano. Pensate, durante il sacco dei Lanzichenecchi del 1527, papa Clemente VII se la scampò proprio grazie a questo passaggio. A quelle leonine sono inglobateleMuravaticane, un ulteriore irrobustimento a difesa di San Pietro, il cuore pulsante della cristianità. L’ultimo grande sforzo dei papi sono le Mura gianicolensi, costruite alla metà del 1600. Possiamo pensarle come una “versione alternativa” delle Mura aureliane nel tratto di Trastevere. Porta Portese è, indubbiamente, l’apertura più celebre di questa cinta, anche e soprattutto per il famoso mercato.
