A casa di Lolita Lobosco: un viaggio in Puglia tra le location della serie RAI più amata
La fiction con Luisa Ranieri e Lunetta Savino è già alla seconda stagione, ma oltre alle attrici, sono le location che hanno incantato gli spettatori
Fino al 34% di share e un enorme successo mediatico per Le indagini di Lolita Lobosco, la serie TV RAI in cui Luisa Ranieri interpreta un vice questore alle prese con un mondo maschilista nel quale far valere le sue competenze e capacità. Una fiction molto attuale e ben realizzata, che segue il modello più fresco e dinamico che la televisione di Stato ha adottato già da qualche anno, ma che ha convinto gli spettatori soprattutto per le location scelte. Del resto, scommettere sull’Italia fa vincere sempre, ma mai come in questo caso la realtà e la finzione scenica si sono unite per realizzare un prodotto apprezzatissimo.
Bari, la città di Lolita Lobosco (e delle orecchiette)

Nella serie TV Lolita – Luisa Ranieri torna a Bari dopo un periodo di lavoro al Nord Italia. È l’occasione giusta per ritrovare sapori e colori di una quotidianità che sembrava dimenticata. Per noi spettatori, è il momento giusto per conoscere una delle più belle città del Mezzogiorno. Bari, città portuale e di profonda spiritualità, è infatti la città della Chiesa di San Nicola e della Cattedrale di San Sabino, entrambe situate nella zona di Barivecchia (sì, scritto tutto insieme). Quello che fino a due decenni fa era considerato un quartiere a rischio, oggi si apre in magnifici scorci recuperati, tra palazzi dalle sfumature bianco-ocra, lastricati ben tenuti e romantiche piazzette dove fermarsi ad apprezzare i profumi dellacucina locale. Passando per Arco Basso, colpisce subito lo spettacolo delle signore che, fuori dall’uscio di casa, si cimentano nella preparazione delle orecchiette, raccontando aneddoti e segreti in un irresistibile mix di italiano e dialetto locale. Un paesaggio che, nella narrazione di Lolita Lobosco, riserva immancabili passeggiate sul Lungomare di Bari – in assoluto tra i più belli d’Italia – o rientri serali passando per Piazza dell’Odegitria, il salotto buono barese sul quale appunto insiste la cattedrale.
A Monopoli, dove si respira la vera atmosfera pugliese

Se l’imponente Abbazia di San Vito a Polignano a Mare è uno dei luoghi più utilizzati nelle riprese di Lolita Lobosco, c’è un’altra città pugliese che si è conquistata un ruolo di primissimo piano grazie a questo fortunato sceneggiato televisivo. Stiamo parlando di Monopoli, che da comprimaria della vicina Polignano ha finalmente potuto mettere in vista, per il grande pubblico, il segreto di una bellezza semplice ma autentica. Quella, per intenderci, del suo vecchio porto dove riposano le barchette colorate dei pescatori locali o dell’imponente Palazzo Palmieri, che nella finzione scenica acquista il ruolo di Questura di Bari. Visitare Monopoli significa rimanere incantati, soprattutto alle prime luci del giorno o con i caldi lampioni dellasera, quando il caos quotidiano lascia spazio a passeggiate – anche in solitaria – che catturano l’attenzione. Il piccolo centro storico, con le sue viuzze irregolari – tutt’altra cosa rispetto al Centro Murattiano – riserva grandi sorprese, tra cui l’accogliente Piazza Garibaldi, un cortile aperto a tutti dove sorseggiare un caffè o vedere bambini che giocano in libertà.
Le altre location: Putignano e Fasano

La città del Carnevale e quella degli animali. In Lolita Lobosco c’è spazio per una rappresentazione omnicomprensiva del fascino pugliese, che include anche Putignano e Fasano. Della prima abbiamo già svelato il dettaglio più curioso: il Carnevale putignanese è il più antico d’Europa, poiché si tiene da 628 edizioni (ancora più di quello veneziano). Un’occasione imperdibile per visitare questa location, che coccola il palato del turista con il locale carciofo. Fasano è al confine tra Barese e Salento: una porta tra l’Adriatico e la Valle d’Itria, tra mare ed entroterra, diretta derivata di quella Egnazia che fu tra le più importanti città romane della Puglia. Tutti da visitare sono gli stretti vicoli,umbracchie, così chiamati perché anche in estate regalano una rinfrescante ombra, alla pari del Minareto, palazzina signorile di inizio Novecento in un originale – almeno per la location - stile moresco.
