Meravigliosamente panoramico e straordinariamente utile: il Ponte Coperto della città è tra i ponti storici più belli d'Italia
Meravigliosamente panoramico e straordinariamente utile, collega le due sponde del fiume Ticino
Nel cuore di Pavia, a un passo dal suo centro storico e a cavallo del fiume Ticino, si estende uno dei simboli più amati e fotografati della città: il celebre Ponte Coperto. Non è solo un ponte, ma un vero e proprio monumento, carico di storia e fascino, che unisce il presente con un passato millenario.
Un collegamento tra due mondi

Il ponte collega due anime di Pavia: da un lato il vivace centro storico, dall’altro il quartiere pittoresco del Borgo Ticino. Completamente coperto e costruito in mattoni e pietra, si distingue per le sue cinque arcate, due portali monumentali e una piccola cappella centrale dedicata a San Giovanni Nepomuceno, il protettore dei naviganti e dei ponti.
Dalle origini romane alla ricostruzione del dopoguerra
La storia del ponte è antichissima: le sue fondamenta affondano nell’epoca romana, ma la struttura più conosciuta, quella medievale, risale al XIV secolo. Costruito tra il 1351 e il 1354, aveva dieci arcate e torri difensive agli estremi. Fu seriamente danneggiato durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Nel 1948 venne demolito e, pochi anni dopo, ricostruito su progetto dell’architetto Ferdinando Reggiori. Il nuovo ponte, terminato nel 1951, fu posizionato leggermente più a valle e ridotto a cinque arcate, ma mantenne lo spirito dell’originale.
La leggenda del "patto con il diavolo"
Come ogni luogo ricco di storia, anche il Ponte Coperto ha la sua leggenda. Si racconta che nella notte di Natale dell’anno 999, una fitta nebbia impedisse agli abitanti del Borgo Ticino di raggiungere la città per assistere alla messa di mezzanotte. Apparve allora una figura misteriosa, vestita di rosso – il diavolo – che promise di costruire un ponte in una sola notte, in cambio dell’anima del primo che lo avrebbe attraversato. L’arcangelo Michele, accettato il patto, fece passare un caprone, beffando così il maligno. La cappella al centro del ponte ricorda ancora oggi quella vittoria astuta.
Quando Einstein sognava Pavia

Anche un giovane Albert Einstein fu stregato dal Ponte Coperto. Durante un soggiorno a Pavia, tra il 1894 e il 1895, ne rimase così colpito da citarlo anni dopo in una lettera. "Ho spesso pensato a quel bel ponte di Pavia", scrisse nel 1947. Dal 2005, una targa affissa sul ponte custodisce il ricordo di queste parole.
Il fascino senza tempo del cinema
Il ponte ha fatto da sfondo anche al grande schermo, comparendo in film come Il cappotto (1952) di Alberto Lattuada e Fantasma d’amore (1981) di Dino Risi. È diventato così una scenografia perfetta per racconti d’amore, memoria e malinconia.
Perché visitarlo oggi
Oggi il Ponte Coperto non è solo una via di passaggio. È un luogo da vivere, fotografare, attraversare lentamente. Al tramonto, con la luce calda che colora le arcate e il fiume che scorre placido sotto, regala scorci poetici difficili da dimenticare.
