Non è Orgosolo, ma si trova lo stesso in Sardegna: anche qui l'arte ha completamente trasformato piazze e strade
Un viaggio tra dipinti, giardini sonori e profumo di pesche a soli 20 chilometri da Cagliari. Questo borgo è perfetto per chi ama le mete d’arte tranquille e romantiche.
La raggiungono ogni anno milioni di turisti provenienti dall'Italia, dall'Europa e dagli altri angoli del mondo. Tutti vogliono carpirne un pezzetto, tuffarsi nel suo mare più bello, assaggiare le specialità di una cucina che affonda le radici in millenni di storia. Eppure, quasi tutti dimenticano che la Sardegna non è un atollo di spiagge vuote e solitarie, ma cela decine, centinaia di piccole comunità dalla bellezza artistica, dove scoprire tradizioni antichissime e ammirare angoli sconosciuti ai più. Come questo piccolo paesino di circa 8.600 abitanti a circa 20 chilometri da Cagliari, che ha fatto dell’arte un gesto quotidiano, senza musei chiusi e biglietti da acquistare, ma con i muri come tele e l’aria come galleria.
San Sperate: dove nasce l’idea del Paese Museo

[foto @Patrizio Martorana/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
A San Sperate l’arte non è cornice, perché le case diventano pagine e le strade si trasformano in un romanzo illustrato. Cammini e a ogni svolta appare un racconto: una vendemmia, un volo di gru, un volto antico, un sogno d’infanzia. Tutto nasce nel 1968, quando Pinuccio Sciola, appena rientrato dai suoi viaggi di formazione, invita la comunità a imbiancare di calce le facciate per farne superfici vive e condivise. Su quei muri candidi, lui e altri artisti cominciano a raccontare il paese: gesti, memorie, lavoro, futuro. Nasce, così, San Sperate “Paese Museo”, uno dei primi esperimenti di arte pubblica partecipata in Italia, un laboratorio che si apre ai contributi di pittori sardi e stranieri e che nei decenni diventa identità.
PinuccioSciola è anche il fondatore del Giardino Sonoro, oggi gestito dalla sua Fondazione e aperto alle visite, un luogo dove sentire vibrare basalti e calcari con tagli e incisioni che li trasformano in strumenti musicali. Le sue “pietre sonore” non sono un’astrazione poetica; se toccate, emettono accordi e armoniche sorprendenti, come arpe antiche. E così, chi arriva per i murales spesso scopre qui un secondo, potentissimo racconto, quello di una scultura che torna materia viva, cori di minerali che risuonano tra agrumeti e opere all’aperto. Da alcuni anni, a San Sperate la primavera ha un nome: Sant’Arte. È il festival dedicato all’eredità di Sciola e alle arti visive e performative, con installazioni, performance, laboratori e residenze che rimettono in circolo l’energia del Paese Museo e la proiettano nel presente. Il programma coinvolge scuole, associazioni, artisti di generazioni divers, e spesso dialoga con spazi come il Giardino Sonoro.
I Murales di San Sperate, il borgo artistico del Sud Sardegna

[foto @Deidda/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
C’è un murale che racconta una notte di festa, un altro che mette in scena un carico di pani, un altro ancora che, con pochi tratti, fa comparire il viso di una madre. Le cifre raccontano una costellazione. Le fonti turistiche ufficiali parlano di oltre 200 murales e i censimenti locali ne mappano circa 260 diffusi in tutto l’abitato, con concentrazioni nei rioni storici di Santa Lucia e San Giovanni. Il numero cresce e muta perché San Sperate è un organismo vivo; molti interventi vengono restaurati, altri nascono al posto di opere usurate dal tempo, secondo un’idea di cantiere permanente.
Passeggiando, scopri tempera su calce, acrilici impermeabili, graffiti scavati nell’intonaco e persino inserti tridimensionali. Le scelte tecniche sono figlie del clima e della volontà di fare durare le opere all’aperto; le opzioni iconografiche abbracciano il lavoro nei campi, la memoria contadina, il gioco, la musica, la migrazione, i sogni e le paure di una Sardegna che si riconosce in uno specchio popolare. Alcune firme – da Angelo Pilloni a Elke Reuter, da Foiso Fois a Gaetano Brundu – sono capitoli di una storia collettiva che ha ispirato, dagli anni Settanta in poi, altri centri sardi del muralismo.
Come arrivare a San Sperate: alcune informazioni utili
San Sperate da Cagliari si raggiunge in circa 20 minuti d’auto, oppure in autobus, percorrendo una pianura coltivata che fa da anticamera ai racconti dipinti. La distanza reale dai limiti urbani di Cagliari è di 18–20 chilometri, a seconda del percorso. È una gita perfetta da inserire in un weekend nel capoluogo sardo.
[foto copertina @BGStock72/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
