Non solo Vietri: in Campania c'è un'altra città delle ceramiche, e qui ogni casa ha un colore diverso
I tetti di tegole rosse poggiano direttamente sulle fondamenta delle abitazioni sovrastanti, in un gioco di incastri verticali che da lontano ha l'aspetto di un presepe di terracotta dimenticato tra i campi di grano
Il vento dell’Alta Irpinia soffia asciutto, portando con sé il profumo di paglia tagliata e argilla scaldata dal sole. Quando la strada statale 401 comincia a inerpicarsi tra le curve che salgono dall’Ofanto, appare all’improvviso: una piramide di case strette, aggrappate l’una all'altra lungo il fianco della collina come una gradinata senza fine. Calitri sembra franare e risalire insieme. Qui non siamo nella Campania della costiera e dei limoni da cartolina. Questa è una terra di confine, al crocevia tra Campania, Basilicata e Puglia, segnata da una fierezza antica e dal ricordo del sisma del 1980, che ha ridisegnato il profilo del paese senza cancellarne l'animarupestre.
Calitri, una storia di ceramica

La risalita verso la sommità della collina conduce al quartiere più antico, il Borgo Castello. Questo nucleo storico medievale, sorto attorno ai resti della fortezza feudale dei Gesualdo e poi distrutto nei secoli dai terremoti, è stato recuperato con un restauro rigoroso che ne ha salvaguardato la severa geometria di pietra calcarea e mattoni a vista. Le strade qui non hanno marciapiedi né automobili: sono gradoni, salite ripide e cunicoli dove le ombre dei portali in ferro battuto si allungano sui muri imbiancati a calce. Passeggiare tra i murales contemporanei che oggi colorano alcuni scorci del centro moderno o imbattersi nelle installazioni artistiche temporanee disseminate tra le macerie conservate del vecchio terremoto offre la misura di una comunità che ha saputo fare della memoria una risorsa espressiva viva, rifiutando ogni forma di rassegnazione.
Al vertice del colle sorge il complesso del Castello, trasformato oggi nel Museo della Ceramica. Calitri vanta una tradizione secolare nell'arte della ceramica (per cui è ben più famosa la conterranea Vietri), favorita dai ricchi giacimenti di argilla della valle sottostante; per generazioni i maestri ceramisti, i cosiddetti faenzari, hanno modellato fischietti, brocche per l'acqua (cannate) e piatti da parata. Il museo ospita collezioni archeologiche e manufatti tradizionali, testimoniando come la terra e l'acqua abbiano forgiato l'economia del borgo. Dalla terrazza panoramica del castello lo sguardo si allarga verso l'orizzonte: le colline brulle dell’Ofanto si fondono con i calanchi lucani del vulture in una prospettiva che toglie il fiato. Il polo museale è visitabile solitamente dal giovedì alla domenica (con orari 10:00-13:00 e 16:00-19:00 durante i mesi estivi, mentre nei mesi invernali l'apertura è concentrata nei fine settimana o su prenotazione). Il costo del biglietto si aggira sui 3 euro, un contributo minimo per accedere a uno spazio didattico che restituisce il senso dell'operosità calitrana.
Sotto la superficie la magia continua, poiché nelle viscere della terra di Calitri vive una città parallela. Il colle è infatti perforato da centinaia di grotte artificiali scavate nel tufo arenario, utilizzate originariamente come stalle o rifugi e trasformate nel corso dei secoli in dispense termoregolatrici perfette. Con una temperatura costante che oscilla tra i 12 e i 14 gradi e un tasso di umidità naturale ideale, questi antri bui costituiscono l'habitat principe per la stagionatura del caciocavallo podolico e del caciocavallo irpino affinato in grotta.
Lo Sponz Fest e la riscoperta culturale
Per decenni Calitri è stato sinonimo di isolamento e partenze verso il nord. Negli ultimi anni, però, il borgo ha ribaltato questa narrazione diventando un crocevia culturale di risonanza nazionale, in gran parte grazie allo Sponz Fest, la manifestazione ideata e diretta dal musicista Vinicio Capossela (la cui famiglia è originaria di qui). Verso la fine di agosto, Calitri si trasforma in un palcoscenico all'aperto, celebrando l'antropologia del rito, la musica tradizionale e la rigenerazione delle aree interne. Un simbolo potente di questa rinascita territoriale è inoltre la ferrovia storica Avellino-Rocchetta Sant'Antonio, linea dismessa per anni e ora riattivata a fini turistici per eventi e treni d'epoca di Fondazione FS. La stazione di Calitri-Pescopagano, posta a fondovalle accanto alle ex fabbriche della ceramica industriale, è una sosta suggestiva che racconta il passaggio dalla civiltà rurale a quella dei binari che portavano lontano.
Come arrivare a Calitri

Calitri si raggiunge uscendo al casello di Lacedonia lungo l'autostrada A16 Napoli-Canosa, proseguendo poi lungo la SS303 e la SS742 per circa venti minuti di rettilinei e curve tra le pale eoliche e le colline coltivate a spelta. Chi arriva dalla costa salernitana può percorrere il raccordo autostradale Salerno-Avellino e poi la SS7 fino al bivio ofantino. I parcheggi sono ampi e gratuiti nella zona di Piazza della Repubblica o lungo via Circumvallazione; da lì in poi l'unico mezzo raccomandato per salire verso il Castello sono scarpe comode, passo lento e la curiosità di chi ama i luoghi che non cercano facili scorciatoie per farsi capire.
