Paestum ed Elea-Velia, la storia monumentale del Salernitano
Due siti archeologici che sono anche il centro focale di una evoluzione storica di questo territorio
Parli di archeologia, e la Campania riesce a sorprenderti sempre. Se Napoli primeggia con la sua città sotterranea nel campionato dell’originalità, non certo sconosciuto può dirsi il sito di Pompei, vero e proprio fulcro del turismo che scopre (e riscopre) le antiche abitudini quotidiane della Roma imperiale. Molti sono anche i siti apparentemente minori, ma solo perché non ancora del tutto riconosciuti dai viaggi di massa, come ad esempio le magnifiche architetture dei Campi Flegrei o il parco archeologico di Longola, che da molti è stato definito – con una vena di riconoscibile originalità – la Venezia del passato.
Insieme a Velia, Paestum costituisce uno dei maggiori luoghi di rilievo storico-archeologico del Meridione d’Italia. L’antica città, che fu fondata dai Greci nel corso del VII secolo a.C. come uno dei possedimenti della Magna Grecia, ebbe sin da subito – grazie alla strategica posizione geografica – una importanza commerciale e culturale, tale da potersi avvalere di numerosi luoghi di culto. Nonostante Paestum-Poseidonia fosse dedicata a Poseidone, dio del mare, è ben evidente come la maggior parte delle intitolazioni dei templi avvenisse ai culti di Atena ed Era, rispettivamente dee della sapienza e del matrimonio (Era, nella mitologia greca, è peraltro la moglie di Zeus, padre di tutti gli dei).
Il sito di Paestum è fondamentale da visitare per coloro che vogliono conoscere la cultura ellenica a 360 gradi, poiché si tratta di uno dei siti meglio conservati della Magna Grecia. Nonostante le spoliazioni avvenute nel corso del periodo medievale, infatti, il Tempio di Nettuno – vero e proprio simbolo dell’area – conserva pressoché intatta tutta la struttura perimetrale, con sei colonne sul lato corto e 14 sul lato lungo, così come il timpano e parte del perimetro interno sono facilmente individuabili. A cosa si deve questo fortunoso evento? Casualmente, a due momenti potenzialmente drammatici: la crescita inesorabile della zona paludosa a ridosso del sito e le costanti epidemie di malaria, che resero necessario abbandonare la zona.
La zona, pur ricoperta da un fitto strato di roccia calcarea, fu progressivamente riscoperta dal Settecento in poi, ma solo dall’inizio del Novecento si è ridato vita a un complesso che include, tra gli altri, una cinta muraria lunga 5 chilometri, un Foro (di origine però romana e non greca), i due templi di Era e quello di Atena, una necropoli e un Heraion, ovvero il santuario di Hera che venne costruito alla foce del fiume Sele e che, per certi versi, ricorda il santuario del Sol Indiges di Pomezia, vicino Roma, costruito in posizione e con culti analoghi.

Nonostante sembri, a primo sguardo, di minore impatto anche Velia può offrire una interessante retrospettiva sull’incontro delle culture elleniche e latine in questa zona del salernitano. Infatti, il sito archeologico (situato nella città di Ascea) offre una importante rappresentazione dell’organizzazione territoriale e urbanistica di epoca greco-romana, grazie a resti ben conservati delle porte di accesso alla città, così come del porto, delle terme (sia ellenistiche che romane) e dell’Acropoli. Fondata nel VI secolo a.C. da esuli di Focea, città greca vicina all’attuale Smirne, ebbe per lungo tempo una fama uguale, se non superiore a Paestum, e quando i Romani la annessero ai loro possedimenti, il passaggio di potere fu fluido. La precoce fine della vita cittadina fu, anche in questo caso, dovuta all’insalubrità del terreno, mentre la riscoperta avvenne solo nell’Ottocento, anche a causa dell’assenza di templi e strutture ben conservate come a Paestum.
Entrambi i siti archeologici, insieme alla certosa di Padula e il novero naturalistico del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano fanno parte, dal 1997, dei patrimoni dell’Umanità UNESCO, con una particolarità: sono entrati in questo club esclusivo due volte. Prima come riserva naturalistica, e poi come sito storico, a evidenziarne la straordinaria importanza per la Campania, l’Italia e il mondo.
