Rientrare in Italia dall’estero in epoca Covid
Le regole Covid da seguire per i turisti che rientrano in Italia dall’estero: documenti necessari, quarantena, tamponi e tutto quello che c’è da sapere.
Il Covid ha rivoluzionato il mondo dei viaggi e il nostro approccio alle vacanze. Tra limitazioni, nuovi documenti necessari, tamponi e quarantene oggi approcciarsi a un viaggio – soprattutto se la meta scelta è all’estero – è sicuramente più impegnativo che in passato. Nonostante ciò, l’introduzione del Green Pass prima e l’aggiunta dei corridoi turistici covid-free poi ha permesso una graduale normalizzazione nel settore, dando la possibilità a molte persone di uscire e rientrare in Italia dall’estero con più facilità.
Oggi le regole in vigore in Italia sono sostanzialmente allineate a quelle europee, e prevedono innanzitutto una suddivisione degli Stati in varie fasce di rischio, con lettere dalla A alla E che indicano una crescente restrizione ai viaggi per motivi di turismo, ma non solo.
Il Ministero degli Esteri e il Ministero della Salute, al fine di facilitare gli spostamenti e rendere quanto più possibili comprensibili le procedure in atto, hanno pubblicato da tempo delle linee guida dettagliate che analizzano i vari scenari possibili, tra cui quello della positività al Covid all’arrivo (o rientro) in Italia.
Visualizza questo post su Instagram
Positivo dall’estero rientro in Italia: le regole da seguire
Sul sito Esteri.it è chiaramente specificato che il soggetto che dovesse risultare positivo dall’estero al rientro in Italia non può accedere ai mezzi di trasporto cosiddetti commerciali, e deve obbligatoriamente sottoporsi alle procedure di “quarantena e contenimento” come specificato dalla regolamentazione del paese in cui avviene l’accertamento della positività.
Alle stesse limitazioni vanno sottoposti anche i contatti stretti, salvo che la normativa estera non disponga diversamente, e che il rientro in Italia può avvenire unicamente al termine del periodo di isolamento o quando sia accertata la negatività al Covid-19.
Qualsiasi sia il proprio stato di salute, chiunque rientri da Paesi inclusi nel cosiddetto Elenco C deve seguire un protocollo specifico all’arrivo nel nostro Paese. In particolare si deve mostrare l’esito negativo a test antigenico o molecolare svolto al massimo 48 ore prima dell’arrivo in Italia. Qualora non siano in possesso del Green Pass (sia per vaccinazione che guarigione), e indipendentemente dall’esito del test, devono ulteriormente seguire un isolamento fiduciario di 5 giorni, con obbligo di sottoporsi al tampone – antigenico o molecolare – al termine del periodo.
I paesi inclusi nell’Elenco C sono i seguenti: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca (incluse isole Faer Oer e Groenlandia), Estonia, Finlandia, Francia (inclusi Guadalupa, Martinica, Guyana, Riunione, Mayotte ed esclusi altri territori situati al di fuori del continente europeo), Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi (esclusi territori situati al di fuori del continente europeo), Polonia, Portogallo (incluse Azzorre e Madeira), Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna (inclusi territori nel continente africano), Svezia, Ungheria, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco.
Visualizza questo post su Instagram
Rientro in Italia da paesi non europei: elenchi D-E
Regole ancora più stringenti vengono applicate per chi rientra in Italia da Paesi non europei e che, dalle autorità nazionali e comunitarie, vengono considerate a maggior rischio.
Chi proviene da uno dei paesi presenti nell’Elenco D, che include tra gli altri Argentina, Australia, Canada, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America deve compilare il Passenger Locator Form, sottoporsi a test molecolare e antigenico e seguire un isolamento fiduciario di 5 giorni in assenza del Green Pass.
Per i residenti all’estero che si sono sottoposti a vaccinazione, esiste un regime di equivalenza di alcuni vaccini che permette di ottenere la certificazione verde anche se non si è ottenuto un vaccino approvato da EMA, salvo però che siano stati prodotti su licenza di AstraZeneca (valgono dunque il Covishield, R-CoVI o il Fiocruz). Chi non ha il Green Pass perché vaccinato all’estero, dunque, se è stato vaccinato con un vaccino riconosciuto dalle autorità europee può richiedere la certificazione al rientro in Italia contattando la propria ASL di riferimento.
Nell’elenco E, il più restrittivo, sono attualmente inclusi solo otto paesi africani considerati ad alto rischio: Sudafrica, Lesotho, Botswana, Zimbabwe, Malawi, Mozambico, Namibia, Eswatini. Sebbene non sia necessario richiedere una autorizzazione preventiva al rientro, coloro che arrivano da questi paesi possono farlo unicamente per motivi di lavoro, salute o studio o per rientro presso il proprio domicilio.
Anche in questo caso, però, devono sottostare a un protocollo estremamente rigido che include:
- Compilare del Passenger Locator Form
- Sottoporsi a tampone molecolare entro 72 ore dall’arrivo o antigenico entro 24 ore dall’arrivo
- Comunicare l’ingresso in Italia all’ASL di competenza
- Raggiungere la destinazione utilizzando solo mezzi privati (no autobus, treni, taxi, navi etc.)
- Sottoporsi a isolamento fiduciario nel solo indirizzo comunicato nel PLF per 10 giorni
- Sottoporsi a un ulteriore tampone (molecolare o antigenico) alla fine dell’isolamento
Le limitazioni ai paesi contenuti nell’Elenco E sono temporaneamente previste fino al 31 gennaio 2022, ma potrebbero rimanere in vigore ancora per altro tempo.
Situazione covid in Europa
- Covid in Francia
- Covid in Austria
- Covid in Germania
- Covid in Spagna
- Covid in Portogallo
- Covid in Belgio
- Covid in Grecia
- Covid in Gran Bretagna
- Covid in Svizzera
