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Roma, capitale del buon cibo secondo TripAdvisor  

Roma è stata di recente designata come Capitale del Buon Cibo, il luogo migliore al mondo dove mangiare secondo TripAdvisor e i suoi utenti.

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Lo hanno sancito gli utenti di TripAdvisor con i Travellers’ Choice Awards 2022, ma che fosse una notizia già scritta lo sapevamo già. Roma è stata scelta come la migliore città al mondo per un viaggio enogastronomico, in una classifica che l’ha vista scalzare mete del calibro di New York, con i suoi oltre novemila ristoranti.

Da qualche anno, l’aumento dei viaggi ‘esotici’ e la sempre maggior fama delle cucine internazionali (soprattutto quella peruviana, spagnola e asiatica in generale) aveva relegato la cucina italiana come un classico della tradizione, ma poco originale almeno per il turista più generalista. Il premio, che fa parte di una classifica che include anche destinazioni come Zermatt per lo sci e Dubai per lo shopping, è però la conferma di un ritorno alle abitudini più consolidate.

Il fascino della Città Eterna, con i suoi ristoranti affacciati su Pantheon e Colosseo, ha sicuramente fatto la differenza. E non poteva che mancare il più tradizionale degli abbinamenti per i visitatori a stelle e strisce che raggiungono l’Italia. Pasta e gelato, l’accoppiata vincente di una cucina che riesce a combattere l’avanzata di piatti molecolari e sperimentazioni scientifiche ai fornelli e farsi forza di una tradizione millenaria.

Se anche in Italia si fanno avanti proposte multiculturali a tavola, e si tentano esperimenti come l’all you can eat di piatti romani (proprio nella Capitale), è il fascino della carbonara e della cacio e pepe a trionfare sul modernismo delle cucine. 

In fondo, la cucina di Roma sorprende per le sue influenze che risalgono addirittura ai primi insediamenti ebraici nell’Urbe, e molte delle sue ricette più antiche sono spesso snobbate per preferire primi e secondi piatti più conosciuti. Stavolta però vogliamo fare un viaggio, tutto interno alla città, alla ricerca di quelle ricette (e dove mangiarle) più originali e che vi faranno venire l’acquolina in bocca.

Il quinto quarto, dallo scarto alla prelibatezza

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Marco Valerio Alessandrini (@pelagichef)

La macellazione del bue o del vitello, in passato, si divideva in “quarti”. Tolte le parti anteriori e posteriori rimanevano soltanto le interiora, che non erano vendute ma venivano usate dai lavoratori per ricavarne piatti saporiti ma apparentemente di scarto. Pajata, trippa e coda potrebbero sembrare ai poco avvezzi come poco gustosi, ma sono in realtà un vero gioiello della cucina romana. Con l’intestino tenue del vitello più giovane si realizzano gli immancabili rigatoni con la pajata, spolverati con del pecorino stagionato e serviti rigorosamente con un sugo denso di pomodoro. Certo, l’odore può non essere dei più gradevoli, ma il sapore vi conquisterà. 

Dove gustarli? Da Checchino dal 1887, nel quartiere Testaccio. Un’ottima occasione per visitare MACRO Testaccio, il Museo di arte contemporanea di Roma.

Pizza e mortazza, lo street food che viene da lontano

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da ᴅᴏʟᴄᴇ ᴇ sᴀʟᴀᴛᴏ ᴅɪ ᴍɪᴋʏ🍴 (@dolceesalatodimiky)

Ancor prima del kebab, delle patatine fritte e dei panini con l’hamburger, a Roma lo street food aveva un nome e una forma ben precisi: quelli della pizza e mortazza. Una bontà che sostituisce il pranzo, accompagna l’aperitivo e che i più golosi possono tentare anche a metà mattina. Più facile di così si muore: la classica pizza al bianco, un po’ alta, viene tagliata a metà e riempita di soffice mortadella appena affettata, con i pistacchi o senza. Un morso, e si viene avvolti nella romanità del cibo di strada. 

Dove provarla? Il Fornaio di Via dei Baullari (non lontano dal Pantheon, in pieno centro storico) propone a ogni ora del giorno focaccia al rosmarino e pizza calda da riempire con una, due o dieci fette di mortazza. Irrinunciabile durante una visita ai monumenti capitolini.

Il carciofo è il re della cucina romana

 
 
 
 
 
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Dimenticatevi l’amatriciana (che è di origine reatina) e la carbonara: la cucina della Capitale ha un re che viene addirittura dalla Palestina. È il carciofo, croce e delizia di una tradizione gastronomica che viene fatta risalire al popolo ebraico. Proprio nel Ghetto di Roma potrete mangiare il vero carciofo alla giudia, che viene fritto due volte fino a formare un fiore dal cuore morbido: del carciofo non si butta via nulla, come il maiale! E se volete fare una gita fuori porta, a Velletri - circa 40 km a sud di Roma - in primavera si svolge il rito della matticellata, ovvero la preparazione dei carciofi alla brace, che coinvolge intere famiglie o gruppi di amici.

Dove mangiare i carciofi migliori di Roma? Nonna Betta al Portico d’Ottavia (vicino la Sinagoga di Roma) lo prepara alla vecchia maniera, croccante e salato. Da abbinare con un rosso dei Castelli per goderselo fino in fondo.

 
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