Altro che Napoli: è Trieste la capitale italiana del caffè
La BBC incorona la città giuliana, dove si consuma il doppio del caffè che nel resto d’Italia. E dove una delle più grandi aziende produttrici al mondo è un vero e proprio polo economico
Stretta tra le ultime coste dell’Italia e la vicina Slovenia, spazzata dal freddo vento di bora ma dove anche il vento più forte non fa rinunciare all’immancabile rito del nero. Trieste è una città di sorprendenti contrasti, la più giovane tra quelle divenute italiane e, soprattutto, la vera capitale italiana del caffè.
Per chi pensava, finora, che questo ruolo fosse riservato a Napoli dovrà suo malgrado ricredersi. Qui l’amore per la bevanda che più di tante altre è un simbolo di italianità è così forte che si consuma più di due volte la quantità di caffè della media italiana (1,5 tazzine al giorno, per 6 kg all’anno pro capite).
Uno storico cambio di rotta che la BBC ha certificato in un lungo e interessante approfondimento dedicato alla cultura del caffè triestino, dove le tradizionali denominazioni sono sostituite da varianti locali e dove “ci vuole una laurea per ordinare un caffè”, come ha indicato con un pizzico di ironia Maria Kochetkova, giornalista della rivista in lingua inglese In Trieste dedicata ai residenti stranieri.
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Maria, insieme a suo marito Francesco che viene da Savona, risiedono ormai da anni nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia e hanno creato un vero e proprio dizionario del caffè italiano-triestino, per aiutare i turisti e chi si trasferisce qui a godersi il rito di una buona tazzina al bar senza sentirsi spaesati.
Dopo il lockdown e le restrizioni, nell’estate 2020 furono le immagini dei bar finalmente riaperti e dei banconi affollati a farci tirare un respiro di sollievo. Del resto, prendersi un caffè al bar è l’abitudine italiana per eccellenza, e non potrebbe non esserlo a Trieste, dove dal 1933 si trova la sede di Illycaffè, uno dei grandi nomi della produzione italiana e non solo. Il gruppo, che dà lavoro a 1300 dipendenti della zona, è proprietario di brand internazionali tra cui Prestat, fornitore di cioccolato per la Casa Reale Britannica.
La tradizione del caffè a Trieste è così consolidata che è possibile trovare grandi bar nel centro storico con porticati, dehors, tavolini all’aperto dove sedersi e concedersi una pausa da soli o in compagnia all’insegna del relax. Sicuramente un’abitudine poco concepibile per chi, come l’insegnante californiana Alessandra Ressa, viene da paesi dove la bevanda viene generalmente consumata on the go.
Storia del caffè a Trieste
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Qui, dove si trova uno dei porti più trafficati d’Europa e il termine europeo della Via della Seta, il caffè ha fatto la sua prima importante comparsa nel 1719, con l’esenzione delle tasse voluta dall’allora Impero austroungarico. I chicchi di caffè, arrivati a Venezia nel 1570 e sdoganati da Papa Clemente VIII - che molti sollecitarono a bandire la “bevanda del Diavolo” - per secoli sono passati dalla città mitteleuropea, raggiungendo i palazzi reali di Vienna e conquistando anche Maria Teresa d’Austria, che di Trieste era una grande amante.
Oggi la città, un melting pot di culture e tradizioni apparentemente lontanissime (vi si trova una delle più grandi sinagoghe d’Europa e nella città vecchia fa bella mostra di sé una splendida chiesa serbo-ortodossa), continua a essere la città del caffè in Italia. Decine di torrefazioni piccole e grandi sorgono qua e là, il profumo dei chicchi tostati si sente passeggiando e molti sono richiamati dalle tante varianti dell’oro nero in città.
Anche al Caffè degli Specchi, lo storico punto di ritrovo di Piazza Unità d’Italia dal 1839, ci si può lasciare incantare (e sorprendere) dal Nero in B. Cos’è? Semplicemente, un espresso al vetro, da gustare ammirando l’Adriatico dalla più grande piazza vista mare del mondo.
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Il dizionario del caffè di Trieste
La “nomenclatura” del caffè triestina è ricca di curiosità e di definizioni che meritano un catalogo:
- Nero in B, il caffè espresso tradizionale
- Caffelatte, il cappuccino in tazza
- Capo in B, un cappuccino triestino fatto con espresso e schiuma di latte (in bicchiere di vetro)
- Gocciato, un caffè con una piccola goccia di schiuma di latte
- Deca e Deca in B, il decaffeinato servito in tazzina o al vetro
Non solo agli Specchi, ma anche al Tommaseo (1830), alla Bomboniera (1836) o al Caffè San Marco fondato nel 1914 potrete provare questi nomi nuovi, che valgono solo a Trieste. Gustando un Nero, accompagnandolo con una fetta di Sachertorte o leggendo i libri che Alexandros Delithanassis, proprietario del San Marco e librario, mette a disposizione dei propri clienti che vengono qui da ogni parte del mondo.
Pandemia a parte, Trieste e il suo caffè ti aspettano. A partire dal mese di ottobre, quando dovrebbe tornare in programma il Trieste Coffee Festival, durante il quale anche i ristoranti modificano i loro menù introducendo specialità a base di caffè. Da non perdere!
