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Un Veneto lontano dai riflettori, ma non quelli del cinema: qui è stato girato Le città di pianura  

Il film di Francesco Sossai attraversa borghi, campagne e città del Veneto. Ecco dove sono state girate le scene di Le città di pianura, tra location poco conosciute e paesaggi autentici.

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Ci sono film che scelgono i luoghi per stupire, e altri che li usano per raccontare ciò che di solito resta ai margini. Le città di pianura appartiene alla seconda categoria: un road movie che scivola da Belluno a Venezia, passando per Padova, Treviso e la pianura, restando sempre qualche chilometro più in là rispetto ai percorsi turistici più battuti. Seguiamo Carlobianchi e Doriano, due cinquantenni alla ricerca dell’ennesimo bicchiere, e Giulio, studente di architettura, mentre attraversano strade provinciali, bar di paese, periferie, campagne industriali e lagune meno fotografate. Ne viene fuori una mappa emotiva del Veneto contemporaneo,fattadi luoghireali e riconoscibili per chi la regione la vive tutti i giorni, più che per chi la visita in weekend mordi e fuggi. Un Veneto che si lascia guardare senza trucchi, dove paesaggio e personaggi camminano affiancati, e il territorio smette di essere sfondo per diventare parte stessa del racconto.

Dal Bellunese alla pianura: un Veneto che raramente entra in scena

Un Veneto lontano dai riflettori, ma non quelli del cinema: qui è stato girato Le città di pianura

Il viaggio di Le città di pianura parte dalla provincia di Belluno, non dalle Dolomiti da cartolina, ma da quel Veneto di passaggio che normalmente nessuno fotografa. Sedico, Feltre, Cesiomaggiore: nomi che, se non sei della zona, forse hai solo letto sui cartelli dell’autostrada. Qui il paesaggio è un misto di aree industriali, campagne, rotonde, case basse, parcheggi e bar lungo le provinciali. È in questi spazicheiprotagonisti si muovono, quasi sempre in bilico tra l’idea di andar via e la consapevolezza di essere comunque parte di quel territorio. Feltre gioca un ruolo particolare: città storica, ponte naturale tra montagna e pianura, nel film non è “la città d’arte”, ma un luogo vissuto, attraversato, con le sue strade che diventano corridoi narrativi. In ogni inquadratura si percepisce una scelta precisa: niente monumenti come biglietto da visita, ma normalità. Strade, piazze, parcheggi, margini urbani. È lì che il film trova il suo tono, quasi come se dicesse allo spettatore: il Veneto che vedi dall’auto, quando torni dal lavoro, è già un racconto compiuto.

Padova, Brugine, Cadoneghe e Chioggia: la pianura che non finge di essere altro

Un Veneto lontano dai riflettori, ma non quelli del cinema: qui è stato girato Le città di pianura

Scendendo verso sud, il film entra nella provincia di Padova e la attraversa con la stessa logica: nessuna ansia da veduta perfetta, solo luoghi che esistono davvero. A Brugine la macchina da presa si ferma su Villa Roberti, dove Carlobianchi, Doriano e Giulio si improvvisano architetti pur di strappare un altro bicchiere. La scena mette a confronto due mondi: da un lato la compostezza di una villa veneta, dall’altro tre personaggi che vivono alla giornata. Più che un contrasto estetico è un gioco di ruoli, in cui l’architettura diventa quasi un pretesto per scoperchiare fragilità e desideri. A Cadoneghe e nelle zone residenziali vicine, il film continua a scegliere quartieri tranquilli, strade di collegamento, piazzali: spazi apparentemente anonimi, che però restituiscono un’idea concreta di pianura veneta. Quando poi il viaggio arriva a Noale e soprattutto a Chioggia, il tono cambia di nuovo: canali, ponti, odore di mare, ma sempre lontani dalla patina turistica. Chioggia, “sorella minore” di Venezia, offre al racconto una laguna vissuta, dove i pescherecci contano più dei gondolieri.

Venezia laterale: Santa Croce, Campo dei Tolentini e la città abitata

Un Veneto lontano dai riflettori, ma non quelli del cinema: qui è stato girato Le città di pianura

Quando finalmente compare Venezia, potresti aspettarti il solito giro panoramico tra San Marco e Rialto. Invece Le città di pianura prende una deviazione laterale e si infila nel sestiere di Santa Croce, una zona dove il turismo c’è, ma non detta tutti i tempi. calli strette, corti interne, ponti che portano da una riva all’altra senza troppa scenografia addosso: è la Venezia di chi la abita, più che di chi ci passa due giorni con il trolley. Campo dei Tolentini, punto di riferimento per studenti e residenti, è uno dei nodi del racconto. Qui il film tiene fede alla sua filosofia: niente scorci da poster,maluoghiin cui la vita scorre anche quando la macchina da presa si spegne. Il bello di queste scelte è che non ti senti turista nemmeno guardando il film: cammini accanto ai personaggi, entri e esci dai ponti, ascolti i rumori di fondo. È una Venezia quotidiana, concreta, che resta riconoscibile ma finalmente umana.

Memoriale Brion e Treviso: un finale tra architettura, memoria e campagna

Un Veneto lontano dai riflettori, ma non quelli del cinema: qui è stato girato Le città di pianura

L’ultima parte del viaggio si sposta in provincia di Treviso, verso San Vito d’Altivole, dove si trova il Memoriale Brion di Carlo Scarpa. È qui che il film rallenta, quasi si raccoglie. Per Giulio, studente di architettura, arrivare in questo complesso significa confrontarsi con qualcosa che conosce dai libri ma che, dal vivo, ha una densità diversa. Cemento, acqua, vegetazione, geometrie: tutto dialoga in uno spazio che è allo stesso tempo tomba privata e luogo aperto allo sguardo. Il memoriale, immerso nella campagna trevigiana, diventa una sorta di punto di arrivo, ma anche di sospensione. Leinquadraturesimuovono tra il cimitero pubblico e l’area progettata da Scarpa, fino a fare emergere anche la sua tomba, quasi un passaggio di consegne simbolico con il percorso di Giulio. Come blogger che ama viaggi e paesaggi, mi è piaciuto che il film chiuda qui: in un luogo dove memoria, arte e territorio si intrecciano in modo silenzioso ma potentissimo.

 
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