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Vengono da tutta Europa per vedere questo paese di 300 abitanti: il motivo ti lascerà senza parole  

Nel cuore dell'Italia un borgo di poche centinaia di abitanti attira visitatori europei grazie al suo centro medievale, restaurato e salvato dall'abbandono.

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Arrivare a Labro significa inerpicarsi tra le colline della Sabina reatina, fino a raggiungere un balcone naturale affacciato sul Lago di Piediluco e sui monti del Terminillo. Il borgo, a pochi passi dal confine tra Lazio e Umbria, colpisce subito per le sue case in pietra, i vicoli che si arrampicano sul pendio e il profilo del castello che domina dall’alto. Qui il Medioevo non è una scenografia ricostruita, ma un impianto urbano autentico, salvato dallo spopolamento grazie a un coraggioso progetto di recupero architettonico. Camminando tra le mura calcate dal tempo,sipercepisce il lavoro di restauro che, dalla seconda metà del Novecento, ha riportato in vita un paese quasi dimenticato. Labro oggi è un piccolo laboratorio di tutela dei borghi storici, un luogo dove architettura, paesaggio e memoria si intrecciano in un racconto lento, da scoprire passo dopo passo.

Labro, balcone di pietra sulla Sabina reatina

Vengono da tutta Europa per vedere questo paese di 300 abitanti: il motivo ti lascerà senza parole

Labro sorge a circa 628 metri di altitudine su un colle della Sabina reatina, poco distante dal confine umbro. La sua posizione è strategica da secoli: alle spalle i Monti Reatini, di fronte il paesaggio del Lago di Piediluco e, più in là, il massiccio del Terminillo. Il colpo d’occhio è quello di un borgo di pietra compatto, disposto a ventaglio lungo il pendio. In alto, il castello e la torre segnano il punto di massima quota; più in basso, i palazzi nobiliari; ancora sotto, le antiche case di artigiani e contadini. È una stratificazione sociale leggibile ancora oggi, semplicemente alzando gli occhi mentre si sale.

Con poco più di 300 abitanti nel territorio comunale, Labro resta un centro minuscolo, ma il recupero delle abitazioni ha ridato vita al nucleo medievale. Non siamo davanti a un villaggio-museo senz’anima: tra pietre, portali e scorci inattesi, il borgo continua a essere vissuto, seppur con i ritmi lenti delle aree interne.

Vicoli, porte e castello: cosa vedere nel borgo medievale

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L’ingresso più suggestivo a Labro è la Porta Reatina, un arco in pietra che introduce subito nell’atmosfera del borgo antico. Da qui la strada comincia a salire tra muri di calcarea chiara, scalinate e piccoli slarghi che seguono con naturalezza il profilo della collina. Il centro storico è un intreccio di vicoli stretti, spesso collegati da gradini e passaggi coperti. Le facciate conservano portali lavorati, finestre incorniciate in pietra e iscrizioni che raccontano di famiglie e mestieri. In via Vittorio Emanuele si incontra un’elegante finestra guelfa, accanto a un portale bugnato con la scritta latina "actionum gloria finis".

Salendo si raggiunge la parte più alta, dominata dal Castello Nobili Vitelleschi, possente complesso fortificato dalle origini medievali, oggi proprietà privata e visitabile solo in occasioni e modalità da verificare. Poco distante spiccano Palazzo Crispolti e la chiesa di Santa Maria Maggiore, mentre fuori dal borgo merita una sosta la chiesa di Santa Maria della Neve, legata all’antico convento dei Francescani Osservanti.

Il restauro di Ivan Van Mossevelde: come Labro è rinato

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Per capire Labro bisogna fare un passo nel Novecento, quando il borgo conobbe lo stesso destino di molti paesi di montagna del Centro Italia: emigrazione, case chiuse, edifici medievali sempre più difficili da mantenere. Una parte del centro storico rischiava di trasformarsi in un complesso di ruderi. La svolta arrivò alla fine degli anni Sessanta, grazie all’iniziativa di Ottavia Nobili Vitelleschi e al lavoro dell’architetto belga Ivan Van Mossevelde. L’idea non era creare un villaggio turistico artificiale, ma recuperare le case abbandonate rispettando trama urbana, volumi e materiali originari.

pietra calcarea locale per facciate e pavimentazioni, attenzione ai vicoli, alle scalinate, agli spazi di passaggio: il restauro ha puntato sulla continuità architettonica, evitando soluzioni invasive. Interventi mirati hanno interessato anche l’area del Torrione, migliorando i collegamenti pedonali. Oggi molte abitazioni restaurate ospitano residenze, strutture ricettive e piccole attività. Labro è così diventato un caso di studio nel recupero dei borghi medievali: un esempio concreto di come conservazione e nuova vita possano procedere insieme.

Come visitare Labro e scoprire il territorio tra Lazio e Umbria

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Labro dista circa 20 chilometri da Rieti ed è facilmente raggiungibile in auto seguendo le indicazioni per il Lago di Piediluco. Si parcheggia ai margini del centro abitato e si prosegue a piedi: il borgo medievale è fatto di strade strette, pavimentazioni in pietra e pendenze decise. Per godersi la visita conviene scegliere scarpe comode e mettere in conto un percorso in salita, con qualche scala e gradino irregolare. L’accesso al paese e ai suoi belvedere è libero; per eventuali visite al castello o ad altri edifici privati è necessario informarsi in anticipo su orari e modalità.

Il periodo migliore va, in genere, dalla primavera all’autunno: la quota collinare regala temperature più miti rispetto alla pianura reatina, mentre l’inverno può essere rigido. Una mezza giornata è sufficiente per esplorare il borgo, ma vale la pena integrare l’itinerario con il Lago di Piediluco, la Cascata delle Marmore e i santuari della Valle Santa Reatina, costruendo un viaggio di più giorni tra Lazio e Umbria.

 
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