Varanasi: la guida completa e aggiornata
Guida Varanasi, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
Varanasi è una corporazione municipale dell'India, capoluogo di un distretto e di una divisione omonimi ed appartenente allo stato federato dell'Uttar Pradesh e si estende per una superficie di 1550 km². Sorge nel cuore della valle del Gange, più precisamente tra la confluenza dei fiumi Varuna ed Assi: un terreno sottoposto a continue inondazioni e di conseguenza particolarmente fertile.
Il suo clima può venire classificato come umido e subtropicale, con forti variazioni termiche tra mesi invernali ed estivi: la temperatura media minima durante i mesi più freddi, tra dicembre e gennaio, è di circa 10°, mentre durante quelli più caldi, parliamo di un periodo piuttosto lungo, che può iniziare già a marzo e finire addirittura a settembre, si possono facilmente toccare vette di 40 e più gradi centigradi.
Dal punto di vista storico, Varanasi vanta origini niente meno che ancestrali: stiamo parlando infatti di un'area che rientra tra i luoghi abitati più antichi del mondo, vantando le prime agglomerazioni urbane addirittura 3500 anni fa. L'area di Varanasi è infatti stata popolata sia dalla civiltà vedica, che sembra essere nata addirittura nel IV millennio a.C., che da diverse popolazioni indigene, come suggerito dai reperti trovati nei siti di Ramnagar datati 1800 a.C.
Varanasi sembra essere stata inoltre il luogo di nascita del Buddhismo: è infatti qui che Buddha, nel 528 a.C., avrebbe tenuto il suo primo sermone, noto come "il discorso sulla messa in moto della ruota del Dharma”.
Durante il Medioevo Varanasi sviluppa la propria reputazione di centro culturale e religioso, anche grazie allo sviluppo di strade di collegamento con città vicine: nel XVI secolo d.C. era a tutti gli effetti una meta prediletta per buona parte degli studenti in visita nel sud-est asiatico ed accrebbe ulteriormente il proprio prestigio grazie alla costruzione di due grandi templi dedicati a Shiva e Vishnu voluti dall'imperatore Mughal Akbar.
Il XVII ed il XIX secolo sono, come ben noto, quelli dell'occupazione inglese, che avrebbe vissuto momenti di tensione altissime, come quando nel 1857 l'esercito inglese commise un vero e proprio massacro di truppe indiane residenti in città, per poi concludersi nel 1947, anno in cui Varanasi venne ceduta alla neonata Unione Indiana.
Se dalla storia ci spostiamo alla cultura, va innanzitutto spiegato quanto sia profondo il legame tra la città di Varanasi e la religione induista: secondo la leggenda la città sarebbe stata fondata dal Dio Shiva ed ancora oggi è considerata una Città Sacra da tutti gli induisti che dovrebbero, almeno una volta nella vita, visitarla per immergersi nel sacro fiume Gange almeno da 5 diversi ghat ovvero, rampe di scale in pietra, per poi dedicarsi alle proprie abluzioni: la riva occidentale del Gange a Varanasi sarebbe infatti l'unico posto della terra in cui, secondo l'induismo, l'uomo ha la possibilità di sfuggire al ciclo eterno di morte e rinascita, noto come "Samsara", e non a caso moltissimi credenti scelgono di venire a morire proprio qui. I ghat più celebri di Varanasi sono due: Dasaswamedh Gath è considerato il principale per la preghiera serale ed è raggiungibile soltanto a piedi; Manikarnika Gath è invece il più importante per quello che riguarda le cremazioni.
Qualora non sia possibile raggiungere b prima del trapasso, è comunque qui che ogni induista spera almeno che vengano sparse le proprie ceneri. Sulle rive del Gange le pire di cremazione ardono 24 ore al giorno ed ogni sera centinaia di persone che assistono al rito/danza compiuto dai brahmini, membri della casta sacerdotale della società induista. Da questo punto di vista lo spot del Manikarnika Gath è semplicemente perfetto per assistere alle cerimonie, ovviamente a patto di rispettarne la sacralità, mantenendo il silenzio più assoluto e, soprattutto, evitando di scattare fotografie, effettuare riprese ecc.
Sulla base di quanto detto in precedenza è facile intuire quanto Varanasi sia considerata una meta privilegiata per uomini e donne provenienti sia dall'India che dal resto del mondo: parliamo di un traffico stimato in circa 3 milioni di persone ogni anno con picchi raggiunti nel periodo che va dal mese di ottobre a quello di marzo, che fanno del turismo la seconda più importante industria locale.
L'economia di Varanasi è sostenuta innanzitutto da un'industria della seta che coinvolge circa mezzo milione di persone tra sarti e rivenditori: un'attività che include per la maggior parte popolazione musulmana e che, purtroppo, spesso e volentieri porta a lavorare anche bambini.
Il ruolo culturale di Varanasi va comunque ben oltre la religione. La città è ad esempio un centro enorme di produzione di oggetti d'arte: si va dai tappeti ad opere in acciaio e oro, dall'artigianato in legno al vetro lavorato. Inoltre oggi Varanasi, come tanti anni fa, è a tutti gli effetti uno dei cuori pulsanti della sapere indiano: ha dato i natali a Barthendu Hariscandra, considerato il padre della letteratura di tutta la nazione tanto da essere definito "Lusso dell'India" ed a Ravi Shankar, musicista e compositore, virtuoso del sitar, strumento tradizionale a corde, particolarmente rappresentativo della classica indiana, capace di esportare la propria arte in tutto il mondo. Shankar ha suonato al festival di Monterey, a quello di Woodstock ed al Concerto per il Bangladesh organizzato al Madison Squadra Garden nel 1971 da George Harrison; ha vinto due Grammy award, è stato nominato membro onorario dell'American Academy of Arts and Letters ed ha addirittura ottenuto il Premio Imperiale, considerato a tutti gli effetti un corrispettivo giapponese del Nobel in campo artistico.






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