La Casina Vanvitelliana sulle acque del lago del Fusaro
È uno dei piccoli, grandi luoghi da fiaba d’Italia, ed è così bello e romantico da sembrare finto
Casina Vanvitelliana DinoPh - Shutterstock.com
Sarà che si riflette sulle acque del lago (quello del Fusaro a Bacoli), sarà che ha un’architettura così particolare da sembrare un dipinto, ma la Casina Vanvitelliana è uno di quei posti dove l’Italia assume toni, colori e contorni da favola.
La storia della Casina Vanvitelliana
Nata come casino di caccia e pesca dei Borbone, la costruzione deve il suo nome all’architetto Luigi Vanvitelli (già architetto della Reggia di Caserta) che iniziò i lavori alla metà del Settecento, che vennero completati alla sua morte dal figlio Carlo. Nel corso della sua storia la Casina Vanvitelliana ha avuto tantissimi ospiti illustri: Mozart, Rossini, ma anche reali come lo Zar di Russia e Francesco II Imperatore d’Austria e, negli anni ’50, l’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.
Sembra che nessuno di loro sia riuscito a resistere al fascino senza tempo della Casina Vanvitelliana che, ancora oggi, non manca di incantare i suoi visitatori soprattutto all’ora del tramonto, quando svela il suo volto non solo più suggestivo ma anche romantico.
Cosa c'è nella Casina Vanvitelliana
La Casina Vanvitelliana è oggi probabilmente uno dei grandi ‘luoghi dimenticati’ dell’Italia e della Campania, al momento aperta solo grazie all’opera di volontari che non si sono mai rassegnati alla sua chiusura.
Costruita su un isolotto leggermente distante dalla riva, alla quale è collegata da un pontile in legno, ha una struttura formata da tre ottagoni che si intersecano tra loro e una forma che la fa quasi somigliare ad una pagoda. Splendide le ampie vetrate presenti su tutti i lati della casina da cui ammirare delle viste impareggiabili sul lago.
Gli interni non sono da meno, ricchi di numerose e peculiari opere d’arte, alcune delle quali dell’amico di Vanvitelli, Hackert.
Curiosità sulla Casina Vanvitelliana
La Casina Vanvitelliana è un edificio talmente fiabesco da essere stato ribattezzata ‘Casina di Pinocchio’ perché ricorda la casa della Fata turchina nel celebre sceneggiato del '72 diretto da Luigi Comencini.
Il mondo del cinema, del resto, non sembra essere stato indifferente alla bellezza magica di questo gioiello campano, che è anzi stato spesso scelto come location eletta di importanti pellicole cinematografiche. È il caso di Ferdinando e Carolina di Lina Wertmuller, Luca il contrabbandiere di Lucio Fulci e L’imbroglio nel lenzuolo con Maria Grazia Cucinotta.

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