Castello Incantato, il geniale delirio del ‘pazzo di Sciacca’
Un contadino analfabeta rientra dall’America e impiega mezzo secolo a creare un parco di sculture. Ecco la curiosa storia dell’attrazione più amata di Sciacca
luigi nifosi luigi nifosi
Filippo Bentivegna era un contadino, un artista o un genio? Sicuramente, fu l'autore del Castello Incantato di Sciacca, sublime esempio di un genio a tratti incompreso la cui avventurosa vita lasciò in eredità a tutti noi una delle più interessanti attrazioni del centro scicchitano.
Sembra un po' di trovarsi nelle atmosfere oniriche del Giardino dei Tarocchi a Capalbio, oppure immersi nei colori del Parco Guell a Barcellona: siamo invece in Italia, più precisamente in quella Sicilia foriera di tesori a tratti poco conosciuti.
Una visita al castello di Filippo sarà un modo originale per rendere omaggio a questo artista per caso, che ha lasciato la traccia indelebile della sua vita sul paesaggio della provincia agrigentina.
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Chi era Filippo Bentivegna?
Nato nel 1888, Filippo Bentivegna era il figlio di un pescatore e una casalinga. Gente umile, onesti lavoratori in quella terra che meno di trent'anni prima aveva sperimentato i moti rivoluzionari di Garibaldi.
Giovanissimo, il contadino lasciò la Sicilia nel 1913 per tentare la fortuna negli USA, ma il fato aveva in serbo una storia diversa. Dopo appena 6 anni, con una diagnosi di "pazzia", forse dovuta a un trauma cranico, tornò in Sicilia con un discreto gruzzolo alle spalle che gli permise di realizzare il suo sogno da novello artista.
Acquistò un terreno sul Monte Kronio, la vetta che sovrasta Sciacca e per cinquant'anni scavò, scolpì e creò. Cosa? Il Castello Incantato.
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Cos'è il Castello Incantato di Sciacca
Un parco di sculture, strane forme, vialetti incantati scolpiti nella roccia, disegni di volti tristi e sorridenti, teste deformi e veri e propri percorsi scavati tra le grotte.
Ci impiegò mezzo secolo, Filippo Bentivegna, a realizzare il suo Castello Incantato a Sciacca ma forse - un po' come Gaudì con la Sagrada Familia - il suo era un progetto che avrebbe richiesto ben più del tempo di una vita.
Affacciato sul mare, non è un maniero, ma un continuo susseguirsi di geometrie artistiche. L'autore, scavando nella terra, diceva di cercare la Grande Madre, quella terra che nasconde e conserva il seme dell'uomo.
Eppure per tempo questo luogo sembrava solo il folle delirio di uno svitato. A dargli dignità fu uno dei collaboratori di Jean Dubuffet, maestro dell'Art Brut, che lo considerò come un importante lavoro artistico.
Si decise così di mantenerlo e ristrutturarlo, e alcune delle sculture di Sciacca oggi fanno bella mostra di sé a Losanna, nel Museo dell'Art Brut di Dubuffet. Niente male, per il pazzo di Sciacca.
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