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La destinazione perfetta a Vietri sul Mare  

Consigli utili su La destinazione perfetta a Vietri sul Mare

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Giudizio

Valutazione Generale
  
Rank 9# di 11
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Recensioni La destinazione perfetta

Livello 63    
Voto complessivo
Vietri sul mare è una splendida cittadina: è notorio. E' la capitale della ceramica, titolo che condivide con tante altre città che si sono specializzate in diversi tipi di decorazione (Laterza, Grottaglie, Deruta, Caltagirone, etc.) ed anche questo è noto. ... Vedi tutto E' un luogo che digrada dolcemente verso il mare; una cittadina dove il viaggiatore (perchè il turista, invece, cerca l'effimero più che altro!) ha l'opportunità di vivere il quotidiano insieme a chi ci abita, di girare per le strade, di fermarsi a parlare con negozianti e persone incontrate per strada, di scoprire che chiedere un'informazione è una delle esperienze più appaganti e "calorose", in quanto ti spiega come arrivare nel luogo dove vuoi andare, passando per quali stradine, avendo cura di chiedere alla signora Maria che vende frutta due isolati più in là; e poi c'è sempre qualcuno che si offre di fare un pezzo di strada con te, ti accompagna per mano, quasi, ti fa sentire che l'uomo è animale socievole e bendisposto, nonostante i tempi e la disabitudine a vivere in modo aperto e civile. In questo posto che da solo varrebbe un soggiorno, alla scoperta del Duomo e di uno stupendo piccolo mondo antico che è un minuscolo supermercato gestito da una delle più simpatiche napoletane mai incontrate, della pizzeria in piazza, della fabbrica ceramica di Solimene e di tante altre cose, c'è anche la Valle delle Najadi, in via Costabile, al numero 32. Una stradina in discesa che porta al mare, sulla destra un cancello metallico verde ed all'interno una struttura nata sicuramente come villa patrizia nel 1896. E' riduttivo, però, definire la Valle delle Najadi "struttura ricettiva", essendo un angolo sottratto al Paradiso in un momento di disattenzione del Padreterno! Se la descrizione sembra esagerata è solo per avere una pallida idea della bellezza del posto, consultate il sito che contiene anche qualche immagine del luogo. Un posto gestito da due "signori" nell'accezione piena del termine che si vede benissimo quantp amano il luogo nel quale vivono. Terrazze digradanti verso il mare, verde ovunque, alberi di limoni, voliere, terrazze dalle quali sembra di sentir cantare Caruso, quiete e parcheggio interno privato, completano il quadro. Ma, come tutte le cose che si impara ad amare e ad apprezzare, bisogna vivere quella realtà per apprezzarla e così è più giusto varcare quel cancello e scoprire che questo è un luogo di quelli che si mettono tra i "preferiti", di quelli che si consigliano, di quelli che si amano e di quelli che ti rimangono dentro e ti rendono sopportabile l'ufficio, il traffico, la pioggia, il maleducato, il cibo scialbo e quello salato, le strade della città senza nemmeno una siepe. Da Vietri sul Mare inizia la Costiera amalfitana: da quel momento in poi il panorama cambia. Luci, profumi, suoni, sono diversi da ogni altro posto al mondo. Li si percepisce, prima che con i cinque sensi, con una sorta di antenne che spuntano dal cervello. Seguite le anse della strada, godetevi ogni anfratto dei monti che vi sovrastano, ogni scorcio, la visione stupefacente del mare di un blu profondo, le scie delle tante imbarcazioni che sembrano disegnare sull’acqua o scrivere frasi d’amore l’eco delle quali si moltiplica nella loro scia. Abituatevi pian piano all’idea di essere nel luogo che avete immaginato, così come lo avevate sognato. Maiori, Minori, Marmorata, San Cosma, Castiglione, Atrani e, infine, Amalfi. L’arrivo è in una vasta piazza, intitolata all’inventore della bussola, Flavio Gioia, e finalmente scoprirete perché di Renato Fucini è incisa, a perenne memoria, una frase su una delle porte d’ingresso alla città: "Il giorno del giudizio, per gli amalfitani che andranno in paradiso, sarà un giorno come tutti gli altri". Le casette bianche di Amalfi si arrampicano a gradinate sopra una ripida terrazza sul mare, raccolta in un breve e condensato spazio tra terra e acqua. Le strade sono strette e tortuose, spesso coperte e di frequente si aprono su terrazze e gradinate create dai dislivelli del terreno sul quale sorge la cittadina. Concedetevi una sosta, guardatevi intorno, respirate l’aria salmastra che vi investe da ogni lato, percorrete con lo sguardo la scalinata che porta al Duomo, passeggiate per via Mansone, fermatevi al bar Francese o al Pansa per un aperitivo, curiosate in ognuno dei tanti negozietti che espongono limoni, peperoncini, pasta. Poi, avendo prenotato per tempo o, se siete fortunati, anche al momento, varcate il cancello della vostra meta: il ristorante con annesso stabilimento balneare “Stella Maris”. Ristorante è un termine riduttivo, sicuramente non dà l’idea del posto in cui siete: lo “Stella Maris” è un tempio del gusto, il luogo dove si coniuga (in tutte le lingue e in tutte le salse) il verbo mangiare. Mangiare, come ognuno sa, è diverso da nutrirsi, pratica quest’ultima che attiene più alla pancia che allo spirito. Mangiare è il risultato sinergico della cultura di chi siede a tavola e di quella di chi prepara ciò che sulla tavola arriverà. Quindi, se amate la quantità, gli intingoli grevi, le liquide, ingombranti visioni di piatti da succhiare, i sentori forti che coprono i sapori, dirottate la vostra attenzione verso altri lidi. Ma se, come vi auguro, sedete ai tavoli di Antonio Esposito, avrete fatto una scelta culturale prima che gastronomica. Riservate un posto alla vostra anima. Fatela sedere accanto a voi per ricongiungervi all’essenza del creato, non consultate il menù, chiedete consiglio direttamente ad Antonio. Lui ha contezza dei prodotti del luogo che non hanno più di un giorno di vita; a lui il mare porta pesci e bivalvi, polpi e molluschi che andranno a comporre le tante sinfonie che nascono in cucina. Nei piatti proposti dallo chef, potrete leggere i libri che il titolare ha in casa, i viaggi che ha fatto, le mostre che ha visto, le esperienze che lo hanno formato, tutto quello che ha determinato un risultato (i suoi piatti) di pura eccellenza e difficile da dimenticare. Se è stagione, non tralasciate di gustare i paccheri con pesce spada, pomodorini e scamorza affumicata: un compendio di sapori, di colori e di profumi che vi forniranno la chiave di lettura di un intero territorio, al meglio della sua espressione. E poi gli “scialatielli” con frutti di mare o con melanzane e basilico, la vellutata di ceci e vongole, le fritture che si sciolgono al contatto con il palato, le linguine al limone (quello tipico di Amalfi, lo sfusato), i risotti e le trenette alla coda di rospo, accompagnati da vini che fanno da sapiente contrappunto. Se non siete troppo presi da ciò che state gustando, alzate lo sguardo e spingetelo fino all’orizzonte di quel blu profondo che avete di fronte. Una sorta di scenografia che Antonio Esposito stende per voi insieme alle tovaglie, per accogliervi al meglio e coinvolgere tutti i sensi. Sotto di voi, lo stabilimento balneare. Un appuntamento ineludibile con la chiusura del cerchio: la coniugazione del benessere dal cibo alla carezza del sole. A fine pranzo, ringrazierete Antonio di non essersi piegato ai dettami del turismo mordi e fuggi, del fast food e del kebab ma di continuare fieramente, con determinazione e con continui e lusinghieri riscontri, sulla strada del gusto e della proposta gastronomica di rango. Infine, ripromettetevi (cosa che chi conosce ed ama il luogo fa almeno un paio di volte all’anno) di tornare non appena la nostalgia di quei sapori, di quella cortesia, di quegli odori e di quei panorami vi chiamerà a rivivere la bella esperienza di essere al centro di una sinfonia che risuona tra mare e fornelli.
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