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Gabicce Mare: cosa vedere, cosa visitare e cosa fare  

Gabicce Mare: cosa vedere? Attrazioni, idee di viaggio e tour: tutte le cose da vedere e fare e i consigli degli utenti, per una vacanza indimenticabile

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Gabicce Mare è un comune della costa adriatica che si posiziona al confine tra le Marche e l'Emilia Romagna. Sorge all'interno di una splendida baia incastonata alle pendici del Monte San Bartolo (nota col nome Baia degli Angeli e situata nell'ultimo tratto del Golfo di Rimini) e presenta un panorama piuttosto variegato: si va dai sentieri collinari a splendidi strapiombi sul mare, passando per un litorale ed un porto che, durante l'ultimo secolo, hanno letteralmente fatto la fortuna della città.

La costa di Gabicce Mare è infatti tra le più competitive di tutte le Marche, grazie a circa 40 stabilimenti balneari perfettamente attrezzati per andare incontro alle esigenze più disparate: si va dall'accoglienza al relax, passando per attività ed intrattenimenti vari, dedicati sia agli adulti che ai più piccini, con particolare attenzione per le famiglie; menzione d’onore anche per la qualità delle sue acque, che si fregiano della ambita Bandiera Blu dal 1987.

Il monumento storico più famoso e rappresentativo di Gabicce si trova nell'antica località Gabicce Monte, ovvero il luogo dove sorsero i primi insediamenti della zona durante l'epoca romana: stiamo parlando della Chiesa di San Ermete che, secondo la tradizione, sarebbe stata fondata su beni donati ai monaci ravennati da un castellano con lo stesso nome del santo, attorno all'anno 775 dopo Cristo. La struttura è nota sia per la sua facciata bianca che, soprattutto, per i diversi oggetti di valore che custodisce al suo interno: dai candelieri ed i reliquiari passando per vere e proprie opere d'arte quali la Madonna del latte (proveniente dalla Chiesa della Natività di Maria, distrutta nel 1963) ed un Crocifisso ligneo databile attorno al 1300 e presumibilmente proveniente dalla famiglia Tonini di Gabicce Monte.

Detto ciò la città è comunque famosa per centinaia, se non addirittura migliaia di piccole opere d'arte diffuse in tutta Europa durante il XVI secolo. Stiamo parlando delle particolarissime ceramiche di Girolamo e Giacomo Lanfranco, due artigiani locali che furono dei veri e propri precursori nell'uso della tecnica di decorazione di ceramiche con l'oro zecchino: una pratica che li rese particolarmente famosi e che portò loro addirittura un riconoscimento ufficiale da parte del Duca Guidubaldo II Della Rovere in un editto del 1569.

Oggi è possibile osservare alcune ceramiche della bottega dei Lanfranco in diversi musei sia italiani che stranieri ed i (pochi) pezzi ancora in circolazione sono particolarmente ambiti dai collezionisti di tutto il mondo, finendo spesso e volentieri al centro di aste internazionali.

Oggi come un tempo l'artigianato è uno dei motori dell'economia di Gabicce Mare e non a caso il comune ha pensato a particolari forme di aggregazione tra imprese commerciali locali per valorizzare il proprio territorio e regalare ai turisti un'esperienza il più appagante possibile: se volete scoprire i veri prodotti del territorio non dovete fare altro che recarvi in uno dei cosiddetti "Centri Commerciali Naturali" di Gabicce, dove potrete entrare in contatto diretto con diversi produttori locali. Stando al portale del comune i più importanti centri commerciali naturali della zona sono in Via Vittorio Veneto, in Via Cesare Battisti ed in Piazza Matteotti/Piazza Unità d'Italia.

Se si parla di Natura è infine doveroso ricordare come gran parte del territorio comunale di Gabicce Mare si estenda all'interno del Parco Naturale del San Bartolo, una riserva istituita nel 1994 che copre una superficie di quasi 1600 ettari. La principale peculiarità del parco sta nelle caratteristiche del suo territorio, che possiede diverse grotte e falesie, conformazioni piuttosto rare per quello che riguarda la costa adriatica.

Un parco splendido dunque, oltre che particolarmente "famoso", se consideriamo che è stato citato addirittura da Dante Alighieri nella Divina Commedia, indicando il suo promontorio come un luogo particolarmente ventoso e, di conseguenza, pericoloso per i naviganti (Inferno XXVIII, 76-90).

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