Montalbano Elicona: cosa vedere, cosa visitare e cosa fare
Montalbano Elicona: cosa vedere? Attrazioni, idee di viaggio e tour: tutte le cose da vedere e fare e i consigli degli utenti, per una vacanza indimenticabile
Montalbano Elicona è una cittadina ricca di storia, anzi il passato domina nelle contrade del borgo sulla collina con il suo maestoso castello. Questa è la città delle provole a forma di animali, i cosiddetti cavalluzzi di tumma, in un territorio agricolo e zootecnico di eccellenza.
È il castello il simbolo di Montalbano Elicona, che domina il borgo ancora oggi come fu ai tempi dei Bizantini e degli Arabi, che per primi decisero di fortificarlo, anche se la sua imponenza si moltiplica con il potere Normanno-Svevo, con la muratura perimetrale merlata (la meglio conservata in tutta la Sicilia) e soprattutto Aragonese. Si tratta di una fortezza rettangolare, chiusa all’estremità da due torri, una a pianta quadrata e l’altra a pianta pentagonale.
Fu il re Federico II d’Aragona che ricostruì e trasformò la struttura da fortezza a residenza reale, con l’apertura di grandi finestre sui muri perimetrali al di sopra delle feritoie sveve, nonché portali e porte. Al suo interno, c’è la ‘cuba’, la Cappella reale forse di epoca bizantina, che nasconde un ‘piccolo’ segreto, ovvero qui ci sarebbero i resti di un personaggio controverso, in odore di eresia, il medico, alchimista e riformatore religioso Arnaldo da Villanova, morto nel 1310. Oggi il castello, comunale, è usato per mostre e convegni. E ha una curiosità: nel dovuto restauro, i merli in origine a coda di rondine, sono diventati rettangolari. Ciò ha reso guelfo un edificio che invece, in quanto svevo aragonese, era decisamente ghibellino.
In giro per Montalbano Elicona, si è stupiti di come un posto così piccolo possa racchiudere tanti tesori storico-architettonici. Da ricordare, la Chiesa di Santa Caterina, del 1300, con un bel portale romanico. Ospita una statua marmorea della santa poggiata su un prezioso basamento a bassorilievo, probabilmente della scuola dell’artista siciliano Antonello Gagini. La Chiesa madre di San Nicolò è medievale ma quella che vediamo oggi è della metà del 1600: anche qui ci sono opere attribuite alla scuola di Gagini, la statua di marmo del santo e il ciborio; ci sono pure un crocifisso quattrocentesco di legno e un quadro rappresentante l’Ultima Cena attribuito alla scuola di Guido Reni, nonché un baldacchino barocco.
Quattrocentesca è la Chiesa parrocchiale dello Spirito Santo mentre vale una pausa il Santuario di Maria Santissima della Provvidenza, in cui c’è la statua di legno della Madonna che con gioielli e abiti preziosi è portata in processione il 24 agosto. Zigzagando nel paese, capita di soffermarsi davanti ai bei portali degli edifici nobili come casa Miligi e Ballarino, decorati da scalpellini di qui tra il 1600 e il 1700, di tale raffinatezza da essere dichiarati monumenti nazionali dalla Sovrintendenza.
Da non perdere, ovviamente, la piccola piazza del Portello, ovvero il belvedere dal quale vedere il mare, le Eolie, i Nebrodi, una vista decisamente ‘reale’. Montalbano Elicona è un luogo avvolto dalla strana magia dei megaliti d’Argimusco, nella contrada omonima, in zona portella Mattinata, portella Zilla, o presso le rocche di Losi. Qui ci sono complessi rupestri e megalitici, risalenti a oltre 30mila anni prima di Cristo. Enormi menhir di arenaria dalle diverse fattezze che sarebbero un antico osservatorio lunare e solare al confine tra i Nebrodi e i Peloritani.
E anche testimonianze di antichi culti di fecondità e luoghi in cui ci si recava per onorare i morti. Tra i vari blocchi di arenaria, suggestivo quello detto dell’Orante, modellato dal tempo e dagli agenti atmosferici in modo da sembrare una figura femminile. Nel territorio ci sono anche i cosiddetti cubburi o casotti, che ricordano i nuraghi della Sardegna, disseminati qua e là a gruppi e disposti a cerchio, rivolti verso il sole. Un’ulteriore idea di un lontano culto dedicato al nostro luminoso astro.
Nell’aggirarsi sulla collina, qui a Montalbano Elicona, sovente si incontrano negozi in cui trovare il souvenir da portarsi a casa, sia di allegra ceramica sia, soprattutto, gastronomico: ricotte, provole, olio extravergine d’oliva. Per tirar tardi, si può visitare il Pub Chalet (che è anche fast food) in via giardino. Per le discoteche, ci si può dirigere verso Patti, sul litorale, ad esempio presso La Pineta in contrada Cicero. La zona di corso Umberto e Piazza del Duomo è ideale per identificare trattorie e ristoranti in cui provare le ricette di qui. Come il Ristorante Il Focolare, in corso Umberto. Altri locali si trovano nel circondario.
Vicino a Montalbano, da visitare la Riserva Naturale Orientata Bosco di Malabotta, tra i Nebrodi e i Peloritani, caratterizzata da una vegetazione mista in cui predominano i faggi con querce, pini, castagni e noccioli, con un sottobosco ricco di biancospini e rose e peonie selvatiche, frequentato da una nutrita schiera di animali, come gatti selvatici, volpi, gheppi, falchi pellegrini. E ci si può vedere svolazzare sopra l’aquila imperiale.
Per arrivare a Montalbano Elicona da Messina e Palermo (ci si mette rispettivamente un’ora e due ore e mezza) si prende l’autostrada A20, Messina-Palermo, fino all’uscita per Falcone. Da qui si prosegue in direzione Belvedere e si imbocca la Strada Provinciale 112, per circa un chilometro e mezzo, quindi si prende la Strada Provinciale 110 per circa 5 chilometri, fino ad arrivare a Montalbano Elicona.
Cosa vedere secondo voi
