L’Isola di Vivara, il ‘paradiso ritrovato’ di Procida
Dopo essere stato chiuso al pubblico per oltre dieci anni, sta ora vivendo una nuova vita grazie ai sentieri da trekking che lo attraversano e che lo hanno reso un luogo amatissimo dai camminatori
Vivara stock.adobe.com
Un isolotto a forma di mezzaluna che, bagnato dalle acque del mare, è un luogo inconfondibile della bella isola di Procida. L’isolotto di Vivara si trova tra le isole di Ischia e Procida a cui è collegato solo da un vecchio ponte, ed è dunque raggiungibile solo a piedi.
Se ti sembra solo un luogo bello sotto il profilo estetico e naturalistico, aspetta di sapere quello che vogliamo raccontarti di lui e delle fortune alterne che ha vissuto nel corso della sua storia.
Vivara, un isolotto verde e blu
È un isolotto dalla bellezza selvaggia e autentica, un piccolo tesoro da scoprire tra il verde dei lecci e degli ulivi e il blu del mare. Vivara è ciò che resta di un antichissimo vulcano, ed è attualmente collegato a Procida – precisamente al promontorio di Santa Margherita a Marina Chiaiolella – da un ponte percorribile solo a piedi e immerso nella vegetazione, tra i colori e i profumi della macchia mediterranea.
All’arrivo sarai accolto da una scala che conduce al sentiero principale, che venne costruita in occasione della visita di Maria José nel 1930, e che unisce i due capi estremi dell’isola, Capitiello e punta Mezzogiorno, in una passeggiata di circa un’ora e mezza. Durante il percorso ti troverai in compagnia di piante e animali che sono il vero patrimonio di Vivara: il suo stesso nome, infatti, deriverebbe probabilmente dalla sua caratteristica di Vivario, ossia luogo in cui vivono gli animali.
Ecco perché si è sempre cercato di preservare Vivara tenendola lontana dal turismo di massa, a costo di averla tenuta a lungo isolata: oasi naturalistica protetta dal 1974 e riserva naturale dello Stato dal 2002, è stata solo in tempi recenti riaperta al pubblico, che oggi ha la fortuna di esplorarla in lungo e in largo (o quasi).
Cosa puoi fare a Vivara (e cosa no)
Vivara era un tempo luogo eletto delle scampagnate dei procidani, e per salvarla dall’incuria o dal deterioramento dell’eccessiva frequentazione, è stata – come abbiamo detto – rimasta a lungo chiusa ai visitatori. Anche se in parte riaperta, le visite a Vivara sono regolamentate e tenute sotto controllo: consentite solo in determinati giorni e specifici orari, sono su prenotazione e a pagamento, e da fare rigorosamente in compagnia di una guida naturalistica autorizzata dalla RNS Isola di Vivara.
Una volta arrivato, tuttavia, sarai ricompensato di ogni cavillo o eventuale lungaggine, perché avrai la possibilità di ascoltare il canto di numerosi uccelli come lo sparviero, di assistere al volo della ninfa del corbezzolo, una splendida farfalla dalle ali maculate che vive sull’isola insieme ad un altro raro esemplare, la farfalla Cleopatra di un giallo quasi fosforescente.
Vivara è, dunque, un trionfo di bellezza ‘green’, anche se non mancano tracce del passaggio dell’uomo (per quanto minori in termini di quantità): ospita importanti ritrovamenti archeologici di origine micenea, il Casino di Caccia Borbonico del Duca De Guevara risalente al Seicento, un frantoio dell’Ottocento, case rurali di fine Seicento, una torre per la caccia alle tortore, un deposito del XVII secolo noto come il cantinone poi trasformato in fortino e ormai completamente avvolto dalla vegetazione.
Ciò che caratterizza Vivara è la presenza di numerosi posti da dove ammirare il panorama delle Isole Flegree e non solo. Bellissima la vista dalla cosiddetta Terrazza del Re da dove lo sguardo può spaziare sulle limpide acque del mare, sulla vicina Procida ma anche su Ischia e Capri in lontananza. Pare che nelle giornate particolarmente terse sia addirittura possibile vedere la sagoma del Vesuvio!

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