Il palazzo del Podestà, un viaggio nella storia di Bergamo dentro e fuori le sue mura
Un palazzo diviso tra due piazze, da secoli all’ombra del Campanone, la grande torre civica che veglia la città alta e bassa
Palazzo del Podestà stock.adobe.com
Il palazzo del Podestà affacciato su piazza Vecchia e piazza Duomo, è uno degli edifici simbolo della città di Bergamo e testimonia il suo passato. Quante storie potrebbero raccontare le sue pietre, annerite dal tempo, dagli incendi e dalle congiure, secoli di vicissitudini che le hanno sfregiate ma al contempo avvalorate. Oggi l’edificio, splendidamente restaurato e tutelato, ospita il Museo del Cinquecento, un polo multimediale dedicato alla storia della città. Nelle sue sale si percorre un viaggio nel tempo che parte da lontano: dalla Bergamo romana a quella del Rinascimento.
Il palazzo del Podestà, un passato turbolento e un presente di cultura
Il palazzo del Podestà è come uno scrigno che custodisce il passato di Bergamo e lo racconta anche nelle sue mura. Costruito nel XII secolo per volere della famiglia ghibellina dei Suardi, passò agli atti come “Palazzo ex Zentilino Suardo “. La residenza non era destinata ad essere abitazione civile per lungo tempo e la nobile famiglia perse la proprietà nel XIV secolo a causa delle guerre tra guelfi e ghibellini che movimentavano l’epoca.
L’edificio divenne così Hospitium potestatis, di proprietà del comune e residenza dei podestà. Dopo varie vicissitudini e incendi, nel ‘500 il palazzo cambiò nome e diventò il “Palazzo dei Giuristi”. Venne ingrandito, aggiunto un ingresso che dava alla piazza e progettato lo scalone esterno che lo collegava al salone delle Capriate nel palazzo della Ragione. Il palazzo del Podestà cambiò letteralmente aspetto così come la città. In quel periodo la Serenissima Repubblica di Venezia trasformò Bergamo con opere che passarono alla storia, a cominciare dalle poderose mura Veneziane, un perimetro di 6 chilometri che implicarono lo sbancamento di più di 250 edifici preesistenti.
Nel 1770 il palazzo del Podestà subì un grave incendio che danneggiò principalmente la parte sud, per molto tempo fu chiuso e ci vollero anni per ultimarne la ristrutturazione. Come un’araba fenice l’edificio ritrovò il suo antico splendore tanto da diventare sede della Corte di Giustizia e del Tribunale provinciale durante l’occupazione napoleonica. Nel ‘900 il palazzo iniziò la sua “conversione alla cultura” diventando un polo museale, dapprima come Civico Museo di Storia Naturale, successivamente sede universitaria, e infine l’attuale museo multimediale della storia di Bergamo.
Affreschi del Bramante, l’arte che resiste ai secoli
Una delle più belle caratteristiche del passato che distinse questo palazzo fu la sua facciata, splendidamente dipinta con degli affreschi di Bramante, realizzati nel biennio1477-1478. L’opera passò alla storia come “Li phylosophi coloriti nella fazzada sopra la piazza” e consisteva in sette immagini raffiguranti antichi saggi, alti più di due metri e perfettamente in armonia con la struttura architettonica dell’edificio. I secoli furono impietosi nei riguardi di questi giganti affrescati: nuovi restauri, rifacimenti e incuranza dell’arte antica (come si usava al tempo) coprirono i dipinti del Bramante. Vennero alla luce solo nel 1927 a seguito di alcuni lavori di restauro, ma furono recuperati e salvati dall’oblio solo due personaggi della scena corale: Epimenide e il filosofo Chilon, superstiti e testimoni dell’antica meraviglia del palazzo, oggi esposti nella Sala delle Capriate del Palazzo della Ragione.

Voto complessivo