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L'Abbazia di Pomposa, un capolavoro di architettura monastica  

Appare quasi all’improvviso con il suo campanile che svetta alto nel cielo e sul verde della Pianura Padana, offrendo ai visitatori preziosi e inaspettati tesori d’arte e storia

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L'Abbazia di Pomposa - Abbazia di Pomposa - Gaia Conventi / Shutterstock.com

Abbazia di Pomposa  Gaia Conventi / Shutterstock.com 

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Con il campanile alto ben 48 metri, non notarla sarebbe impossibile. L’Abbazia di Pomposa, che si trova ai confini con il Parco del Delta del Po e a poca dstanza dalla città di Ferrara, si impone con dolcezza allo sguardo del visitatore e quasi lo richiama a sé, promettendogli bellezze e gioielli a cui non saprà di certo resistere.

 

L’Abbazia di Pomposa tra fede e cultura

L’abbazia di Pomposa, che inizia la sua storia monastica (coincidente con quella del suo massimo splendore) intorno all’anno Mille, rappresenta uno dei maggiori esempi di architettura monastica non solo dell’Emilia Romagna, ma di tutta Italia, e sia dentro che fuori non manca di lasciare i turisti senza parole.

Nel Medioevo fu un importante centro culturale e di studio, come dimostrano gli ospiti che ha avuto nel corso della sua storia e che hanno contribuito ad accrescerne il lustro. È il caso, ad esempio, di Guido d'Arezzo, il monaco che inventò la scrittura musicale basata sul sistema delle sette note che conosciamo e utilizziamo ancora oggi.

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Cosa vedere nell’Abbazia di Pomposa, gli esterni

Se ci si ferma ad una prima, superficiale occhiata degli esterni, si noterà che l’abbazia è un complesso formato da più edifici, come la basilica di Santa Maria Assunta dalla facciata rossa a mattoni impreziosita da inserti in marmo e il già citato campanile, altissimo rispetto alla basilica e di impianto romanico-lombardo.

Del complesso fa parte anche il Palazzo della Ragione, di cui ti parleremo più avanti perché merita un – anche se breve – cenno a parte.

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Cosa vedere nell’Abbazia di Pomposa, gli interni

Se ti consigliamo di non rimanere all’esterno dell’abbazia, è per un semplice motivo: sono gli interni che ti sorprenderanno di più, poiché costituiscono un trionfo di mosaici ed elementi maestosi che non hanno niente da invidiare alle vicine basiliche di Ravenna.

La basilica di Santa Maria conserva un bellissimo pavimento a mosaico con intarsi in marmo e uno dei cicli di affreschi più preziosi di tutta la provincia. Risalenti al Trecento, rappresentano episodi del Vecchio e Nuovo Testamento, dell’Apocalisse e del Giudizio Universale, in una esplosione di simboli e colori che ti lasceranno a bocca aperta.

Come vuole la tradizione dei monasteri benedettini, anche l’Abbazia di Pomposa è dotata di un suggestivo chiostro porticato con il pozzo centrale che è un vero invito al silenzio e alla meditazione. Il chiostro ci apre idealmente le porte ad altri luoghi di grande importanza dell’abbazia, come le sale dove si svolgeva la vita quotidiana dei monaci come il refettorio, il dormitorio e la sala capitolare, anch’esse riccamente affrescate.

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Il Palazzo della Ragione e il museo Pomposiano

Come ti abbiamo detto in precedenza, ti consigliamo di fare un salto anche nel bel palazzo che se ne sta proprio dirimpetto alla basilica e al monastero: è il Palazzo della Ragione, realizzato nell’XI secolo per amministrare la giustizia e che oggi accoglie il museo pomposiano in cui sono custoditi materiali provenienti dalla chiesa e da tutto il complesso. Qui potrai aggirarti tra capitelli, bassorilievi, statue, oggetti sacri, disegni di affreschi e tanti altri tesori che sono stati rinvenuti negli scavi archeologici operati nel corso del tempo o in seguito a ritrovamenti fortuiti.

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Giudizio

Valutazione Generale
  
Rank 36# di 55
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Recensioni L'Abbazia di Pomposa

Livello 13    
Voto complessivo
Come non soffermarsi a descrivere una della Abbazie più prestigiose del periodo medioevale che sorge nella vasta zona del Delta del Po e che ospitò personaggi illustri come Dante Alighieri, il famoso Guido d’Arezzo (inventore delle note musicali e del ... Vedi tutto pentagramma) ed affascinò anche il poeta Giovanni Pascoli che le dedicò anche un componimento poetico. La splendida chiesa dell’Abbazia, la Sala Capitolare, Il Refettorio, la Sala delle Stilate, il Palazzo della Ragione ed il maestoso campanile sorgono in una vasta area coltivata proprio a ridosso del Po di Volano e del Po di Goro che attorno all’anno Mille la circondavano con le loro acque creando così assieme al mare Adriatico l’Isola Pomposiana. Tuttora il campanile domina la campagna circostante ed è facilmente riconoscibile anche in lontananza, i preziosi affreschi trecenteschi che abbelliscono la chiesa e le altre Sale attirano numerosi turisti e pellegrini, affascinati dall’aria di serenità e di pace che si respira ancora fra i muri dell’abbazia benedettina. La costruzione della chiesa così come la vediamo ora risale al 1026, ma vi sono tracce della chiesetta primitiva che risalgono al VIII secolo mentre il campanile venne costruito nel 1063 ispirandosi allo stile romanico-lombardo.Uno dei primi documenti che fanno riferimento all’Abbazia è del 982 e proviene dall’Imperatore Ottone II che conferma la donazione di Pomposa al monastero di S. Salvatore a Pavia. L ’abbazia passò in seguito alla città di Ravenna e divenne autonoma solo nel 1022.Visse momenti di grande splendore durante l’abbaziato di Guido degli Strambiati, (le cui spoglie provenienti dalla Germania saranno solennemente riaccolte nell’abbazia di Pomposa proprio il 19 novembre del 2000) uno dei suoi miracoli è ricordato negli affreschi del Refettorio (1318-28) di scuola riminese. A Pomposa vi era inoltre una biblioteca, curata dai monaci e ricca di codici, antifonari e libri miniati, ora sparsi nei vari archivi italiani. In seguito, però, il monastero visse momenti drammatici, l’aria nella zona era divenuta malsana e molti terreni bonificati vennero invasi dalle acque, ciò spinse i pochi monaci rimasti a trasferirsi a Ferrara nel monastero di San Benedetto (1553). Nel 1663 il monastero venne soppresso e rimase parrocchia sotto la giurisdizione del vescovo di Comacchio. Solo dopo l’intervento statale in seguito all’Unità d’Italia, l’abbazia ritornò ad essere valorizzata ed i restauri del 1930 e del 1996 l’hanno riportata all’antico splendore. Gli affreschi della scuola di Vitale da Bologna che decorano l’abside (1351) e le due navate (1361-76) tornano ora ad affascinare i visitatori con i colori vivi e squillanti mentre la Sala Capitolare con i volti dei Profeti e la Crocifissione ci ricorda i capolavori del grande Giotto. Oltre alle bellezze artistiche come non notare le originali decorazioni esterne con bacili di terracotta multicolore e gli splendidi mosaici che ricoprono il pavimento della chiesa, sembra quasi di essere a Ravenna.
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