Il Teatro Garibaldi a Santa Maria Capua Vetere, benvenuti nel mondo dell’Opera
Un teatro dall'aria... parigina, ma in terra campana. Il 'piccolo San Carlo' è un prezioso tempio della lirica
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Il teatro come emblema dei fasti di un tempo quando la commedia e la tragedia rappresentavano la vita reale dentro cui cercare il proprio ruolo e scegliere tra bene e male. Il Teatro Garibaldi si trova nel centro storico di Santa Maria Capua Vetere (affacciato su Piazza Bovio) e oggi ospita il MUTEG, il Museo Civico dedicato al Teatro e al Cinema. Ma ieri il suo palcoscenico ne ha viste di ogni genere.
Rappresentazioni di opere liriche come il Camoens di Pietro Musone del 1897 o le prime de Il Trovatore nel 1901, del Rigoletto, la Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. Ma anche operette più ‘economiche’ come La Vedova Allegra quando nei primi anni del Novecento, vista la crisi, si dovettero abbassare i prezzi dei biglietti. Il Teatro Garibaldi ospitò anche rappresentazioni di prosa e concerti sinfonici e da camera.
Il progetto che portò alla nascita del Teatro Garibaldi a Santa Maria Capua Vetere
La data che segna l’inizio della storia fu il 1 marzo del 1887 quando il progetto del professor Antonio Curri, ispirato all’Opéra Garnier di Parigi, vinse il bando. I lavori durarono sette anni per un costo complessivo di 450 mila lire, il doppio rispetto al budget inizialmente previsto. Venne inaugurato il 12 aprile del 1896 e intitolato a Giuseppe Garibaldi, primo spettacolo ‘La forza del destino’ di Giuseppe Verdi diretto dal maestro Vincenzo Grandine.
Vista la bellezza e il prestigio che acquisì negli anni – fu anche l’ultimo teatro lirico costruito in terra campana - venne soprannominato il Piccolo San Carlo, ‘un lavoro che tanto onora l’arte e il Municipio di Santa Maria’ scrive il pittore Domenico Morelli.
A partire dalla Prima Guerra Mondiale inizia il lento declino del Teatro Garibaldi, prima costretto a chiudere, poi utilizzato solo di rado e, infine, trasformato anche in sala cinematografica. Durante la Seconda Guerra Mondiale ospita esibizioni di artisti americani e, tornata la pace, ritornano sul palcoscenico celebrità nostrane come Totò, Arturo Toscanini, Carlo Dapporto e molti volti noti dello spettacolo. Si arriva al 1980, anno del terribile terremoto che sconvolse l’Irpinia e che rese inagibile l’edificio rimasto poi chiuso per oltre vent’anni. Bisognerà aspettare il 2002 per l’inizio dei lavori di restauro e due anni dopo per la riapertura con una nuova programmazione di spettacoli in prosa.
L’architettura del Teatro Garibaldi e il benvenuto di Alfieri e Goldoni
È l’aria parigina ad ispirare l’edificio simbolo di Santa Maria Capua Vetere. Al piano terra un basamento in pietra calcarea alto un metro e mezzo e tre portoni di ingresso che hanno ai lati due nicchie con all’interno le statue in gesso di Goldoni e Alfieri, testimoni e simboli della Commedia e della Tragedia. Sopra l’entrata i quattro medaglioni che rappresentano Bellini, Rossini, Pergolesi e Cimarosa.
Il primo piano gode di cinque balconi chiusi da finestroni e decorati da colonne corinzie a reggere il frontone con il nome del teatro. La sala principale (c’è anche un Salone degli Specchi per attività culturali) è in stile tardo-neoclassico a ferro di cavallo e con pavimento in legno mentre sul soffitto si ammira il dipinto di Gaetano Esposito ‘L’apoteosi della Poesia: Torquato Tasso che esce dal Tempio delle Muse’.
La platea ospita 150 poltrone numerate mentre i tre ordini palchi sono 42 per un totale di 168 posti a cui aggiungerne 60 del loggione al quarto ordine.
