Rasiglia, il 'borgo dei ruscelli'
La 'Piccola Venezia dell'Umbria' è un borgo segreto che sembra uscito da una favola
Rasiglia Leonardo Emiliozzi - Shutterstock.com
L’Italia non smette mai di stupire dal punto di vista naturalistico, al punto tale da far “gridare” addirittura al “miracolo”. È questo il caso di Rasiglia, un delizioso borgo montano del comune di Foligno, in Umbria. La frazione si trova a 648 metri sul livello del mare ed è anche conosciuta come “Borgo dei ruscelli”, per via dei numerosi corsi d’acqua che la attraversano. L’appellativo di “Piccola Venezia umbra” è ancora più esplicativo, elevandola a una delle città più amate al mondo, simbolo di eleganza ed unicità.
A tener fronte alle centinaia di migliaia di cittadini veneziani ci sono una trentina di rasigliani, che dal nulla hanno visto la propria terra natale riempirsi di turisti (si parla di migliaia di persone!). Ed è proprio questa inaspettata e prorompente notorietà che viene considerata da tutti un miracolo, incentivato dalla lodevole forza di volontà degli abitanti del luogo, che hanno perseverato nel rilancio turistico ed economico dopo il terremoto del 1997.
Rasiglia, tutto quello che devi vedere nel borgo dei ruscelli
Il paese ha una struttura ad anfiteatro ed incanta grazie ai numerosi corsi d’acqua che sgorgano dalla sorgente Capovena (nella parte alta del paese) e confluiscono nella Peschiera (una grande vasca di raccoglimento), per poi riversarsi nel fiume Menotre. Risale al XII secolo la prima menzione del borgo come Curtis de Rasilia nell’Archivio dell’Abbazia di Sassovivo (le cosiddette “carte di Sassovivo”). Nel 1450 fu edificato il Santuario della Madonna delle Grazie, accanto al quale oggi sorge la “Casa della Gioventù”, destinata ad accogliere centri religiosi e scout.
Tra il XIV e il XV secolo la famiglia dei Trinci ordinò la costruzione del Castrum et Roccha Rasiliae, una struttura difensiva che permetteva il controllo di tutta la valle del Menotre. Il castello era tenuto da uomini armati e gestito da un castellano. Originariamente occupava tutta la sommità del colle, oggi rimangono alcuni resti delle mura di cinta e il rudere di una torre.

Rasiglia tra lana e antichi mulini
Nella prima metà del Seicento, Rasiglia divenne importante per le sue attività artigianali. In particolare si ricordano quattro mulini: Accorimboni, Angeli, Silvestri e Ottaviani. L’acqua delle sorgenti permetteva il movimento delle pale, che azionavano la macina in pietra. Una volta frantumato, il grano veniva raffinato con il buratto, un cilindro rivestito con finissima seta che permetteva la separazione del grano dalla crusca. Proprio i mulini sono protagonisti di un simpatico aneddoto: la gente del posto associava, forse riferendosi all’indole del mugnaio o al rumore stesso della macina, delle particolari espressioni a ciascun mulino: all’Angeli “Lu saccu pe’ coscienza”, al Silvestri “Chi sci, chi no”, all’Ottaviani “Tutti uguali, tutti uguali”.
Due sono poi gli storici lanifici di Rasiglia: Tonti e Accorimboni. La lana tosata con grandi forbici di lamiera veniva poi filata e tessuta in pezze e coperte da letto.

Rasiglia, il borgo 're' dei social
Dal secondo dopoguerra il borgo ha vissuto il periodo di massimo splendore fino a pochi decenni fa, quando gli abitanti hanno iniziato a spostarsi verso Foligno, per poi diventare nuovamente protagonista di una vera e propria storia di rinascita in particolare dopo il terremoto del 1997. A partire da quella data, infatti, Rasiglia ha iniziato la sua ascesa verso un rinnovamento economico. Recentemente è stata ristrutturata una piccola centrale idroelettrica ideata dall’ingegnere Barnocchi.
In ogni angolo di Rasiglia è indelebilmente impresso il modesto trascorso del borgo: oggi alcuni edifici un tempo adibiti a lanifici e tintorie sono stati ristrutturati ad uso abitativo ed altri sono stati ristrutturati. Se fino a poco tempo fa Rasiglia attirava visitatori solo nei periodi in cui si svolgono le tradizionali feste annuali, al giorno d’oggi, grazie al suo fascino d’altri tempi e ai galeotti social networks, è meta di numerose deviazioni di turisti diretti nelle vicinanze. Perché, in fondo, cosa c’è di meglio che riposarsi all’ombra di un albero ascoltando il suono dei ruscelli, immersi in un romantico angolo pittoresco?


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