Parco dei Mostri di Bomarzo, una caccia al tesoro tra timore e meraviglia
Il Parco dei Mostri è uno spazio senza tempo dove miti e leggende hanno preso la forma e la sostanza di creature fatte di pietra e ricoperte di muschio
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"Voi che entrate qui, considerate ciò che vedete e poi ditemi se tante meraviglie sono fatte per l'inganno o per l'arte". Questa è la scritta riportata su una della sfingi che vi accoglie all’ingresso del Parco dei Mostri di Bomarzo, anche detto il ‘Sacro Bosco’: siamo in provincia di Viterbo, nel cuore della Tuscia, e quella che vi apprestate a fare non è una semplice passeggiata nella natura ma un’esperienza che non dimenticherete facilmente, alla scoperta di un luogo unico al mondo. Sarà una caccia al tesoro in un mondo tanto surreale quanto fantastico, abitato da animali mitologici ed enormi mostri di pietra che da più di cinquecento anni sembrano vivere lì per spaventare, sorprendere e disorientare ogni visitatore.
Bomarzo, le origini del parco dei misteri senza tempo
Tante interpretazioni si sono intrecciate nel corso degli anni, tra studiosi e appassionati che hanno provato a dare una logica al progetto del parco e ai suoi significati nascosti, logica che non è mai stata trovata. Si scomodarono persino i temi della letteratura rinascimentale, come il Canzoniere di Petrarca e l’Orlando Furioso di Ariosto, per trovarne una chiave interpretativa.
Le attrazioni che troviamo al suo interno sono piene di simbolismi e di richiami alla mitologia e al fantastico, anche per questo viene chiamato Bosco Sacro perché si pensa che a monte del progetto di realizzazione ci fosse l’idea di fare un percorso ‘iniziatico’ ed esoterico. Un mondo parallelo da sogno dove il gioco prende il sopravvento tra richiami mitologici ed enigmi, e dove gli attori protagonisti sono sirene, mostri, draghi e sfingi.
Non è chiaro quali fossero le intenzioni del Principe Pier Francesco Orsini – che nel 1547 commissionò il progetto ‘grottesco’ all’architetto Pirro Ligorio – ciò che è sicuro è il suo amore per la moglie Giulia Farnese a cui lo donò (ecco spiegata l’iscrizione ‘Sol per sfogare il core’): a lei è dedicato il Tempietto che si incontra su una piccola altura circondato dal verde.
Gli eredi del principe abbandonarono il parco che solo dopo quattrocento anni la famiglia Bettini restaurò riportandolo allo stato attuale tanto da colpire, molto tempo dopo, lo sguardo prezioso di Salvador Dalì che fu ispirato per la sua opera ‘Le tentazioni di Sant’Antonio’.

Un tour esoterico nel Parco dei Mostri
Due sfingi vi daranno il benvenuto all’ingresso del parco, da questo momento saranno tanti gli incontri (e le opere) in cui imbatterete: il consiglio è di seguire attentamente la piantina che vi verrà consegnata acquistando il biglietto, qui sono segnati i 36 punti di interesse così da non perderne nessuno.
Ecco subito la testa di Proteo Glauco, il pescatore divenuto mostro marino per aver mangiato un’erba magica; la lotta tra i giganti Ercole e Caco, le sculture della Tartaruga e del Pegaso Alato, l’Elefante e la statua del dio Nettuno. Quando arriverete alla Casa Pendente, una costruzione molto particolare disposta su di un masso inclinato, occhio a non perdere l’equilibrio varcando la soglia, rimarrete ingannati dal gioco di prospettiva.
‘Lasciate ogni pensiero voi che entrate’ è la scritta sulla bocca spalancata dell’Orco, l’invito è di entrarci dimenticando la razionalità e ritrovando il vostro istinto più autentico. Sarà forse questa la missione del Parco di Bomarzo, farci tornare bambini?

Come arrivare a Bomarzo
Il Parco dei Mostri si raggiunge facilmente con l'automobile prendendo l'autostrada del Sole A1, uscita di Orte. Per raggiungere Bomarzo con i mezzi pubblici (più complicato) da Roma potete scendere alla fermata Orte Scalo (Linea FL1) o Viterbo (Linea FL3) e proseguire in direzione Bomarzo con uno degli autobus COTRAL.
Il parco è aperto tutti i giorni con orario continuato: 08:30 - 19:00 (dal 01/04 al 31/10) - 08:30 al tramonto (dal 01/11 al 31/03). Il costo del biglietto è di 10 euro.


Voto complessivo