Territorio e vegetazione Parco Nazionale della Val Grande
Parco Nazionale della Val Grande: tipologia del parco, attrattive e bellezze naturalistiche
Il Parco Nazionale della Val Grande fu istituito nel 1992, ed è di fatto l’area selvaggia più vasta di tutta l’Italia (14.598 ettari), situata nella regione Piemonte a pochi passi dalla civiltà.
La valle è inserita in una zona di grande interesse geologico: le cime più importanti, cioè il Pedum, il Proman, la Cima Sasso, la Cima della Laurasca e i Corni di Nibbio, sono fatte di rocce verdi o nerastre molto pesanti e resistenti agli agenti atmosferici, provenienti dalla crosta continentale.
La storia del parco e della valle si intreccia con la storia delle cave di marmo rosa di Candoglia, che fu ampiamente usato nel passato anche per la costruzione del Duomo di Milano.
Nel 1387, infatti, Gian Galeazzo Visconti conferì alla fabbrica del duomo il pieno possesso dei boschi della Val Grande; da quel momento iniziò tragicamente una serrata attività di estrazione dalle cave ed un intenso disboscamento delle selve per ricavare legname per le cave stesse o per le impalcature delle costruzioni.
Oggi nella valle la natura sta lentamente riprendendosi a forza i suoi spazi, grazie ad una preziosa attività di salvaguardia che ha restituito alla zona il suo silenzio e il suo fascino.
Ciò che maggiormente si apprezza nel parco è la varietà della vegetazione, soprattutto nel periodo delle fioriture; ciò è permesso anche grazie all’influenza mitigatrice del grande Lago Maggiore che si trova nelle vicinanze.
Nelle zone più basse prosperano i boschi di latifoglie, con predominanza di castagni, mentre a quote più elevate prendono posto le faggete.
Questi alberi preferiscono i versanti meno assolati delle alture, ma data l’elevata presenza di umidità e la conseguente piovosità del clima, si trovano anche nei versanti meridionali.
Sono da citare alcuni esemplari secolari di faggio, ormai di aspetto monumentale, nell’Alpe Boschelli, in Val Pogallo e nell’Alpe Busarasca.
Sono più ristretti i boschi di conifere come l’abete bianco e l’abete rosso, mentre il larice, un tempo diffuso, è stato decimato dal disboscamento.
Nelle forre, gole strette e ripide, si trovano ontani, tassi, aceri e tigli.
Mentre si sale di quota, i boschi lasciano il posto a piante dal fusto corto, come gli arbusti: nelle zone con alto tasso di umidità, rivolte a nord, crescono soprattutto ontani verdi ed altre piante da sottobosco, come i muschi e le felci; a quote ancora superiori, nelle aree esposte al sole, mirtilli e rododendri creano i loro ammassi cespugliosi.
Sulle alture si trova infine la vegetazione rupestre e quella delle praterie, che ospitano alcune specie di interesse: la genziana lutea, la campanula excisa, l’arnica montana e l’aquilegia alpina.
Sempre ad alte quote, ma soprattutto nelle aree umide come quella dell’Alpe Scaredi, si concentrano gli eriofori e i tulipani alpini con le loro emozionanti fioriture.
Il parco tuttavia è molto più che natura incontaminata fine a sé stessa.
Nei sentieri si possono vedere le tracce di un antico strettissimo rapporto tra l’uomo e quella natura, un rapporto a volte difficile; nel territorio del parco ha avuto la sua dimora una grande comunità di montanari: nelle zone di Verbano, Ossola, Valle Intasca, Cannobina e Val Vigezzo si possono percorrere i sentieri battuti da pastori e boscaioli in lotta contro la povertà e le ostilità della natura.









