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180 chilometri di puro splendore: se ami la montagna devi assolutamente fare questa strada prima dell'inverno  

Tornanti, passi oltre i duemila metri e boschi che cambiano colore accompagnano un lungo itinerario alpino da percorrere prima che neve e ghiaccio trasformino la strada.

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La Grande Strada delle Dolomiti, o Große Dolomitenstraße, non è una semplice statale di montagna: è un percorso che racconta come poche altre vie il rapporto tra uomo e Alpi. In circa 180 chilometri congiunge l’area di Bolzano con Cortina d’Ampezzo, attraversando la Val d’Ega, il Catinaccio e il Latemar, la Val di Fassa, il Passo Pordoi, Arabba e il Falzarego. Non esiste un unico tracciato ufficiale: l’itinerario è soprattutto una chiave per leggere valli, passi e paesaggi dolomitici, più che una linea fissa sul navigatore.Proprioperquesto va affrontato con calma, magari tra settembre e ottobre, quando le giornate limpide e il traffico più scorrevole si combinano con boschi che iniziano a cambiare colore. A 2.000 metri l’inverno arriva in fretta e serve prepararsi con attenzione, tra meteo, soste e orari.

Panoramica della Grande Strada delle Dolomiti: un itinerario storico-alpino

180 chilometri di puro splendore: se ami la montagna devi assolutamente fare questa strada prima dell'inverno

Quando parlo della Grande Strada delle Dolomiti, penso sempre a un viaggio che è prima di tutto un modo di osservare la montagna. Il tracciato classico parte dall’area di Bolzano, si infila nella Val d’Ega, sfiora i gruppi del Catinaccio e del Latemar, entra in Val di Fassa, supera il Passo Pordoi e il Falzarego per poi calare su Cortina d’Ampezzo. Circa 180 chilometri che, però, non vanno letti come dato assoluto: sono soprattutto un riferimento storico-touristico.

Nata tra fine Ottocento e inizio Novecento per rendere più accessibili queste valli a viaggiatori e alpinisti europei, oggi la strada è percorsa da automobilisti, motociclisti e ciclisti. Settembre e inizio autunno offrono spesso aria tersa e meno traffico rispetto ad agosto, ma oltre i 2.000 metri l’inverno può presentarsi all’improvviso. Per questo, più che un semplice trasferimento, la considero una vera traversata alpina da preparare con un minimo di pianificazione.

Da Bolzano alla Val di Fassa, fino a Pordoi e Falzarego: paesaggi e tappe da non perdere

180 chilometri di puro splendore: se ami la montagna devi assolutamente fare questa strada prima dell'inverno

L’accesso più immediato parte da Bolzano e risale rapido verso la Val d’Ega: il passaggio dalla conca urbana ai boschi di abeti è netto, con le pareti dolomitiche che si avvicinano curva dopo curva. Si supera l’area di Nova Levante e Carezza, dominata da Catinaccio e Latemar, dove il Lago di Carezza è diventato uno degli scorci più fotografati. Qui vanno verificate con attenzione le regole di accesso e sosta, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza.

Oltre Carezza si entra in Val di Fassa, toccando località come Vigo, Pozza e Canazei. Le montagne cambiano scala: compaiono il gruppo del Sella, la Marmolada e il Sassolungo, mentre la strada si prepara ai tratti più alti. Il Passo Pordoi, a 2.239 metri, con la sua teoria di tornanti celebri nel ciclismo, separa Sella e Marmolada. Da qui si scende verso Arabba e si punta al Passo Falzarego, 2.105 metri, porta verso Cortina e vero balcone sulle Dolomiti bellunesi, in un susseguirsi di vallate che merita soste frequenti.

Una strada nata col turismo alpino: storia, cultura e memoria lungo i passi

180 chilometri di puro splendore: se ami la montagna devi assolutamente fare questa strada prima dell'inverno

Questa non è una strada nata in un colpo solo, ma il risultato di interventi successivi legati alla crescita del turismo alpino tra Ottocento e Novecento. All’epoca molti dei territori attraversati appartenevano all’Impero austro-ungarico e rendere accessibili vallate e passi significava favorire commerci e un turismo in grande espansione. Con l’arrivo dell’automobile, il collegamento tra valli che richiedevano giorni di viaggio con i cavalli si è trasformato in un percorso completabile in una sola giornata, almeno sulla carta.

Nel corso del Novecento tracciati e viabilità sono cambiati e oggi “Grande Strada delle Dolomiti” indica un itinerario storico riconoscibile, ma non rigido. Dal 2009 nove sistemi dolomitici sono Patrimonio mondiale UNESCO per valore paesaggistico e geologico: il riconoscimento riguarda le montagne, non la strada in sé. In particolare nella zona del Passo Falzarego la memoria della Prima guerra mondiale è ancora forte, con gallerie e resti di opere militari che ricordano come questi passaggi siano anche un grande paesaggio storico.

Consigli pratici prima dell’inverno: meteo, sicurezza e tempi di percorrenza

Percorrere la Grande Strada delle Dolomiti tra settembre e ottobre può regalare giornate memorabili: boschi che virano al giallo, aria limpida, meno code rispetto ad agosto. Ma la montagna non guarda il calendario turistico: oltre i 2.000 metri una perturbazione può portare neve e le temperature, soprattutto all’alba e dopo il tramonto, possono scendere rapidamente. Il primo passo è controllare bollettini meteo e stato dei singoli passi, perché le condizioni di Bolzano o Cortina non raccontano sempre cosa succede sul Pordoi o sul Falzarego.

Per chi viaggia in moto conta ancora di più: freddo, asfalto umido, foglie e ombre lunghe riducono l’aderenza, quindi servono abbigliamento termico, strati impermeabili e magari un piano B in caso di chiusure improvvise. In auto vanno rispettati gli obblighi su pneumatici invernali e catene, che in montagna possono entrare in vigore già in autunno. I 180 chilometri possono teoricamente concentrarsi in una giornata, ma tra tornanti, soste fotografiche e rallentamenti diventano facilmente un viaggio più lungo di quanto dica il contachilometri: partire presto e lasciare margine di orario è la scelta più saggia.

 
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