Caravaggio, 450 anni e non sentirli: i luoghi (e gli eventi) per celebrare il genio del Rinascimento
La sua vita è stata un’epopea, segnata dal dualismo tra genio e sregolatezza. Quasi mezzo millennio dopo, ecco dove – e come – viene celebrata l’opera del Merisi
Chissà che tempo c’era a Milano, il 29 settembre 1571, quando Lucia Aratori diede alla luce Michelangelo. Battezzato il giorno dopo in Santo Stefano in Brolo, il figlio dell’architetto Merisi, benvoluto dal marchese di Caravaggio, sarebbe cresciuto nel cuore della Lombardia degli Sforza.
Un ambiente stimolante, già con grandi incontri tra le culture e le popolazioni europee, dove il giovane a 13 anni entrò nella bottega di Simone Peterzano, allievo di Tiziano. In quattro anni, tra scatti di intemperanza e grandissime capacità, si formò uno dei geni che avrebbe riscritto la storia dell’arte universale.
Morì a soli 49 anni, presso l’Argentario, ma la vita di Michelangelo Merisi detto Caravaggio fu un vero trionfo del genio e sregolatezza, della capacità di creare capolavori e di mandare tutto all’aria, un costante altalenare l’odi et amo in qualsiasi ambiente sfiorasse.
Gli sono stati dedicati libri, film, serie TV e persino banconote – vi ricordate il suo ritratto sulle 100.000 lire di fine anni Novanta? – ma per narrarne tutte le vicende bisognerebbe consumare fiumi e fiumi di inchiostro.
Oggi che ricorrono i 450 anni dalla sua nascita, vogliamo piuttosto concederci un viaggio virtuale sui luoghi che lo hanno visto protagonista, dove è conservata la sua arte e più in generale dove si respira il “profumo del genio” caravaggesco.
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A Messina le opere di Caravaggio in mostra al MuMe
Il Museo interdisciplinare “MuMe” di Messina ospita in questi giorni un evento dedicato a Caravaggio. Qui sono conservate due sue opere celeberrime, la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei pastori. La mostra, fortemente voluta dall’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà, ha un biglietto d’ingresso a soli 2 euro.
Sempre in Sicilia, ma a Siracusa verranno presentati tre libri dedicati a Caravaggio e i Caravaggeschi aretusei, realizzati dagli esperti Michele Romano, Dario Bottario, Annalisa Sancanelli e Valentina Certo. L’evento si tiene in Palazzo Bellomo il 29 settembre alle 17.
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Roma, trionfo e caduta di un mito
Sede papale e cuore d’Italia, non poteva che essere Roma la città dove Caravaggio raggiunse i suoi picchi più alti, pur costantemente in bilico tra le sue intemperanze e le rigide regole ecclesiastiche. Qui, all’ombra di una cupola di San Pietro che prendeva forma lentamente, stupì e conquistò il cardinale Dal Monte, che del Merisi fu Mecenate.
Ma a Roma l’artista milanese fu anche protagonista del suo episodio più discusso, l’assassinio di Ranuccio Tomassoni. Per quel fattaccio fu condannato a morte, ma riuscì a fuggire rifugiandosi dapprima a Napoli, poi a Malta. Quando fu perdonato da Papa Paolo V, era ormai troppo tardi: un’infezione lo colse nel viaggio di ritorno verso la Capitale, e morì poco dopo lo sbarco a Ladispoli.
A Roma sono conservate 26 delle sue opere, il maggior numero per una sola città: tra queste la Conversione di San Paolo, il Ritratto di Papa Paolo V e il celeberrimo Bacchino Malato.
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L’artista che ha fatto il giro del mondo
Milano, Roma, Napoli, La Valletta e Porto Ercole. Sono cinque le tappe principali della vita di Caravaggio, eppure le sue opere sono sparse in letteralmente tutto il mondo.
Si potrebbe dire, per certi versi, che Michelangelo Merisi ha circumnavigato il mondo senza mai lasciare il Mediterraneo. Delle sue 79 opere ‘certificate’, infatti, solo 45 sono conservate in Italia, suddivise tra Roma, Milano, Firenze e Napoli.
Dieci lavori caravaggeschi si trovano negli Stati Uniti, 5 rispettivamente in Francia e Spagna, 3 in Austria, Germania e Gran Bretagna, 2 a Malta e 1 ciascuno in Città del Vaticano, Irlanda e Russia.
Tra le sue opere più famose, il Bacco e il Ragazzo morso da un ramarro sono conservati a Firenze, la Giuditta e Oloferne a Roma, la Cena di Emmaus a Londra mentre la Decollazione di San Giovanni Battista fa bella mostra di sé nella capitale maltese, dove trascorse un certo periodo nel 1607 a disposizione di Alof de Wignacourt, maestro dell’ordine dei Cavalieri di San Giovanni (i Cavalieri di Malta).
