Anche se mancano 3 mesi all'Epifania, ecco perché dovresti visitare già adesso la "Città della Befana" nelle Marche
Non serve aspettare l’Epifania: nelle Marche la celebre Città della Befana merita una visita già in autunno, tra storia, arte, ceramiche e atmosfere rinascimentali.
Urbania è nota ai più come la celebre Città della Befana, ma chi arriva qui solo a gennaio rischia di coglierne un volto parziale. In autunno, quando le colline dell’alta valle del Metauro si accendono di sfumature calde e le giornate si fanno più quiete, emerge con forza la storia di Casteldurante, l’antico nome di questa cittadina marchigiana in provincia di Pesaro e Urbino. Il centro storico si stringe attorno al fiume e al Palazzo Ducale, riflesso di secoli legati al Ducato di Urbino e alla grande stagione rinascimentale italiana. Lontano dalle folle dell’Epifania, Urbania rivela musei raccolti, chiese silenziose, cortili elaboratoridiceramica che raccontano un passato artigiano di primo piano. Passeggiare in ottobre significa soprattutto questo: seguire le tracce di una città che ha saputo reinventarsi senza dimenticare Casteldurante, il nome con cui si è fatta conoscere ben oltre i confini delle Marche.
Urbania e Casteldurante: due nomi, una città tra Metauro e Rinascimento

Arrivando a Urbania in autunno ci si lascia alle spalle l’immagine più famosa, quella della Città della Befana, per entrare in un paesaggio fatto di colline morbide e luce più obliqua. Qui, nell’alta valle del Metauro, il centro storico si sviluppa in rapporto stretto con il fiume, che ne disegna i margini e condiziona gli scorci. È una cittadina a misura di passeggiata, dove il traffico non è protagonista e il ritmo resta sorprendentemente lento.
Per comprenderla davvero è utile tenere a mente il suo antico nome: Casteldurante. Per secoli fu questo il toponimo con cui la città era conosciuta, in particolare quando il territorio rientrava nell’orbita del Ducato di Urbino e dei suoi signori, dai Montefeltro ai Della Rovere. Il cambio ufficiale avvenne nel 1636, con la nascita della diocesi e il nuovo nome Urbania, scelto in onore di papa Urbano VIII, ma l’eredità di Casteldurante continua a riaffiorare in archivi, musei e laboratori.
Il Palazzo Ducale e il centro storico affacciato sul fiume Metauro

Il cuore monumentale di Urbania è il Palazzo Ducale, possente complesso affacciato sul Metauro. La sua architettura racconta secoli di trasformazioni: porzioni medievali si innestano su ampliamenti rinascimentali, a testimoniare il rapporto stretto con i signori di Urbino e con una corte che fu tra le più raffinate d’Europa. Osservandolo dal fiume si percepisce bene quanto l’acqua abbia guidato lo sviluppo urbano, quasi a lambire le mura.
All’interno, il palazzo ospita raccolte museali che permettono di ripercorrere la storia artistica del territorio tra dipinti, ceramiche e opere grafiche. È sempre consigliabile verificare orari e modalità di visita, soprattutto fuori stagione, quando l’afflusso turistico è più contenuto. Da qui si può proseguire a piedi verso chiese ed edifici civili del centro storico, in un tessuto urbano compatto dove Rinascimento e ricostruzioni del Novecento – dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale – convivono a distanza di pochi metri, dietro facciate dall’apparenza omogenea.
Maioliche di Casteldurante: quando Urbania esportava arte in tutta Italia
Se c’è un capitolo che rende Urbania un nome di riferimento nella storia dell’artigianato italiano, è quello delle maioliche di Casteldurante. Nel pieno Rinascimento, la città divenne uno dei poli principali della produzione ceramica dell’Italia centrale, inserita in una rete di botteghe e commerci che dialogava con altri centri marchigiani e umbri. Piatti, albarelli, vasi e servizi da tavola uscivano dai forni trasformati in manufatti di grande pregio.
Le decorazioni spaziavano da motivi ornamentali a complesse scene figurate, spesso ispirate alla cultura umanistica e alle corti dell’epoca. Non stupisce che il nome di Casteldurante compaia ancora oggi in studi e cataloghi dedicati alla ceramica rinascimentale: cercare soltanto Urbania significherebbe perdere un tassello essenziale. Le raccolte locali consentono di legare questa produzione al contesto del Ducato di Urbino, mostrando come l’artigianato fosse allora parte integrante dell’economia cittadina. In autunno, senza la scenografia della Befana, questo filo tra storia, arte e lavoro emerge con particolare chiarezza.
Visitare Urbania in autunno e a gennaio: consigli pratici e idee di itinerario

Oggi il nome di Urbania è legato a doppio filo alla Festa Nazionale della Befana, che ogni anno anima la città intorno all’Epifania con spettacoli, allestimenti e un fitto calendario di iniziative. Programmi e orari cambiano a ogni edizione, quindi è indispensabile consultare i canali ufficiali del Comune e degli organizzatori per aggiornamenti su date e attività previste.
Chi arriva invece in ottobre trova un’atmosfera diametralmente opposta. Le temperature più fresche invitano a concentrarsi sul centro storico, su Palazzo Ducale, musei e passeggiate lungo il Metauro, programmando le visite tenendo conto delle ore di luce più ridotte e delle aperture effettive. La posizione nell’entroterra marchigiano permette facili escursioni: Urbino è a breve distanza e le strade della valle conducono verso borghi e colline dell’Appennino. Fuori dai giorni dell’Epifania Urbania smette di essere un palcoscenico e torna a mostrarsi per quello che è: una piccola città reale, dove la lunga storia di Casteldurante convive con la sua identità contemporanea.
