Sulle tracce di Raffaello: questi 4 borghi delle Marche sono un vero concentrato di bellezza d'artista
Alla scoperta della Vallesina, dove una manciata di borghi fioriti e monumenti 'esemplari' raccontano una regione ancora inesplorata
I “castelli di Jesi” sono piccoli centri cinti da mura, testimonianza di un’epoca antica che continua a vivere nelle tradizioni e nella cultura che li distingue, storia che si narra tra il profumo di vigne dalle uve dorate. Atolli di pietra emersi da un mare ondulato, le dolci colline marchigiane dove la città principale di Jesi spunta come un faro ad orientare la via.
La Vallesina è un territorio che si sviluppa lungo il medio corso del fiume Esino, da Serra San Quirico alla foce presso Rocca Priora, e svela un susseguirsi di borghi gioiello dove l’ospitalità è un modus vivendi che vi conquisterà con l’eccellenza dell’enogastronomia. I castelli sono scrigni dei propri usi e costumi ma condividono anche la storia del dominio dell’imperatore Federico II di Svevia. Belvedere Ostrense, Castelbellino, Castelplanio, Cupramontana, Majolati Spontini, Mergo, Monsano , Montecarotto, Monte Roberto, Morro D’Alba, Poggio San Marcello, Rosora, San Marcello, San Paolo di Jesi, Santa Maria Nuova, Serra de’ Conti, Serra San Quirico e Staffolo, in Vallesina c’è l’imbarazzo della scelta, ecco da dove iniziare questo meraviglioso tour.
Jesi, la città di Federico II

La città di Jesi è il centro principale della Vallesina, una delle città più grandi della provincia di Ancona situata nella valle bassa del fiume Esino. Definita dall’UNESCO come "città esemplare" per la congruenza di diversi stili architettonici, basta trovarsi al suo cospetto per confermare questa prestigioso riconoscimento. La città incanta ancora prima di varcare le mura: Jesi è protetta da una cinta fortificata perfettamente conservata.
Si tratta di una maestosa struttura edificata tra il XIII e il XIV secolo su un antecedente tracciato romano, ampliata dal grande architetto militare Baccio Pontelli nel Quattrocento. Questa architettura dell’utile, progettata per la difesa, oggi si ammira nella perfezione di un’opera d’arte, dal perimetro traforato da porte e ricamato da torrioni.
Attraversata questa corona di pietra si svela un mondo che sembra fermo nel tempo e che rivela un antico passato: Piazza Federico II un tempo fu il foro romano, e proprio qui vide la luce l’imperatore Federico II di Svevia, il 26 dicembre 1194. Nella stessa piazza si erge la Cattedrale di San Settimio e a pochi passi il Museo Diocesano, allestito all'interno di Palazzo Ripanti.

Una delle tappe principali è Piazza Colocci, dove si può ammirare un capolavoro dell’architettura rinascimentale, il Palazzo della Signoria risalente alla fine del XV secolo. Al suo interno è possibile visitare la fornita Biblioteca Planettiana, la Sala Maggiore e l’Archivio storico comunale. Continuate la visita della città passeggiando per corso XV Settembre, qui si affaccia Palazzo Pianetti dove ha sede la Pinacoteca Civica, che custodisce opere di Lorenzo Lotto. Da non perdere anche la Chiesa di San Nicolò, la più antica del centro distinguibile dallo stile gotico, e il Teatro Pergolesi, originariamente denominato “della Concordia”, risalente al 1790, casa della lirica e dello spettacolo.
Serra San Quirico, il borgo gioiello in un parco naturale

Uno dei “castelli” più suggestivi di Jesi è Serra San Quirico, tanto da essere trasformato nel “Paese presepio” durante il periodo natalizio. Un borghetto traforato dalle “Copertelle”, passaggi coperti che corrono lungo le mura di cinta che abbracciano il paese. Ci si sente sentinelle a passeggiare lungo il loro perimetro sino ad arrivare alla maestosa torre detta Cassero, edificata tra il 1360 e il 1374. Questo piccolo centro è uno dei più pittoreschi della Vallesina, nonché uno degli insediamenti più antichi: vennero fatti alcuni ritrovamenti databili al periodo degli Etruschi, e numerose altre testimonianze dell’epoca romana.
In questo scrigno medievale non mancano le variazioni di stile che spuntano come camei: la Chiesa di Santa Lucia, che custodisce le tele delle Storie di Santa Lucia, opera di Pasqualino Rossi. Da non perdere anche le stanze dell'ex convento di Santa Lucia dove si trova la Cartoteca regionale. Qui è possibile ammirare una rara collezione di carte, mappe e incisioni, cimeli della geografia antica, descrizione dettagliata del territorio marchigiano.
Come la cartografia attesta dalla notte dei tempi, Serra San Quirico si trova in una posizione strategica all'imbocco della gola di San Quirico, sulla sinistra del fiume Esino. Abbarbicata in una natura impervia di incredibile bellezza e suggestione che appartiene al Parco Naturale Regionale delle Gola della Rossa e di Frasassi.

Prima di lasciarvi alla spalle il borgo per approdare in un altro “castello”, dedicate una visita all’abbazia di Sant’Elena che si localizza a pochi chilometri dal centro appollaiata nella valle sottostante, un antico luogo del “credo” che risale al 1009 e il 1010 .
Cupramontana, il borgo del Verdicchio dei Castelli di Jesi

Questo borgo è un inno all’Olimpo degli avi: il nome deriva dalla dea Cupra, dea della fertilità adorata dalla popolazione preromana dei Piceni, mentre la sua vocazione è un omaggio a Bacco. Cupramontana è infatti la città del vino Verdicchio dei Castelli di Jesi, uno dei più rinomati vini bianchi italiani.
Questo splendido centro dei “Castelli di Jesi” appollaiato su un’altura a 505 metri sul livello del mare, è un luogo dove trovare la pace e il relax immersi nella natura, e la gioia del buon vino e del buon cibo, tradizioni di un paese autentico dalle origini antiche.
La città fu un importante municipio romano, mentre nel periodo longobardo, fece parte del ducato di Spoleto-Camerino cambiando nome in Massaccio. Un soggiorno a Cupramontana è all’insegna dell’eccellente enogastronomia ma anche dell’arte e della cultura. Appuntate un circuito di luoghi religiosi, custodi del credo e dell’arte: la Chiesa Abbaziale del Beato Angelo, la Chiesa di Santa Maria della Misericordia, la Chiesa di San Giacomo della Romita, la Chiesa di San Leonardo e la Chiesa di San Lorenzo.

Dedicate anche una gita fuori porta, all’Eremo delle Grotte, un luogo mistico e suggestivo, una pietra miliare per il Cristianesimo nelle Marche, noto anche come Eremo dei Frati Bianchi per il saio bianco dei Camaldolesi che lo abitarono per più di quattro secoli.
Staffolo, il balcone della Vallesina

Il borgo di Staffolo è un posto in prima fila per ammirare la bella valle dell'Esino. Dall’alto dei suoi 442 metri collinari, gode una vista privilegiata, oltre ad essere considerato uno dei “castelli di Jesi” più belli da vedere. Un gomitolo di stradine medievali racchiuse da un nastro di mura dalla forma quasi circolare. Spicca dall’anello di pietra il maestoso torrione dell'Albornoz, una sentinella intatta che risale al XIV secolo che sembra vegliare il paese e il Museo del Vino e dell'Arte Contadina, inglobato proprio in alcuni ambienti all’interno delle mura.
Qui è possibile comprendere l’arte della viticultura, vocazione ed eccellenza anche per il borgo di Staffolo. Aggirandosi tra antichi strumenti per la produzione del vitigno autoctono del Verdicchio, è possibile scoprire le antiche lavorazioni, tra cui il torchio in legno di quercia per la spremitura delle uve risalente al 1695. Una storia che diventa realtà: annessa al museo si trova una piccola Enoteca con una ricca carta dei vini per la degustazione.
Non alzate troppo il gomito, sarebbe un peccato perdersi il piccolo e grazioso centro e i suoi punti d’interesse che coincidono con il credo: la Chiesa di Sant'Egidio, la Chiesa di San Francesco, e la Chiesa di Santa Maria di Castellaretta. Fede, buon vino e tradizioni autentiche sono i dogmi di Staffolo come quelli di tutti i “castelli”.
