Ancona: la guida completa e aggiornata
Guida Ancona, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
Si affaccia sulle acque dell'Adriatico, Ancona, capoluogo regionale delle Marche, in un promontorio che è costituito dalle propaggini settentrionali del Monte Conero, davanti a un golfo da cui si può vedere la Dalmazia e il suo dedalo di isole nonché il sole che sorge e tramonta sul mare, un fenomeno possibile grazie alla sua particolare conformazione a forma di gomito. Il nome di Ancona infatti deriva dal greco e significa ‘gomito'.
Uno spettacolo davvero speciale e unico, per una città che nasconde (ma li lascia facilmente scoprire) tanti tesori d'arte. La sua posizione fa sì che essa sia caratterizzata da un clima continentale e mediterraneo, che stempera rigidità invernali e calure estive, anche se non manca l'arrivo della neve e una certa afa, soprattutto in estate, ovvero quando la città fa godere di una sua altra ‘offerta' prestigiosa: le spiagge, variegate e gettonatissime, costa alta o bassa, scogli, rocce, ciottoli, sabbia, in un susseguirsi di soluzioni balneari per ogni gusto. Con quella ombrosa presenza di boschi praticamente sulla spiaggia che si addizionano ai panorami offerti dal Conero, in visioni di grande attrattiva.
La storia di Ancona è millenaria, grazie alla sua posizione sul mare vantaggiosa per i commerci e la navigazione. Prima di essere città, dicono gli scavi archeologici, era costituita da un insieme di villaggi, almeno tre, nel periodo tra età del bronzo e del ferro, legati, soprattutto quest'ultima, alla civiltà dei Piceni. È con i Greci, in particolare quelli siracusani, che assorbono pacificamente le genti picene, che Ancona diventa centro urbano, nel 387 avanti Cristo.
Una colonia fiorente il cui successo economico prosegue con l'arrivo dei Romani, anche perché diventa un punto di contatto importantissimo tra est e ovest, grazie al suo porto. Quando cade l'Impero romano d'occidente, è una delle pentapoli marittime dell'Impero Bizantino. Con l'anno Mille, si apre un periodo di valenza: Ancona è libero comune e poi repubblica marinara, con quel suo intenso rapporto con il mare e i contatti con l'oriente.
Nel 1532 diventa parte dello Stato Pontificio e Repubblica napoleonica anconitana dopo la Rivoluzione francese; partecipa ai moti risorgimentali e nel 1860 entra nel Regno d'Italia. Con il Novecento, Ancona si distingue per due episodi di ribellione popolare. Il primo riguarda la Settimana rossa, nel giugno 1914, in occasione delle celebrazioni per lo statuto albertino, con manifestazioni antimilitaristiche e repubblicane, sfociate nell'uccisione di alcune persone. Il secondo è relativo alla rivolta dei bersaglieri che, nel 1920, si rifiutano di partire per l'Albania e lo manifestano insieme a forze anarchiche molto presenti in città.
Nel corso della Seconda guerra mondiale, Ancona è più volte bombardata, il primo novembre del 1943 un intero quartiere, il rione Porto, è quasi del tutto cancellato. Il 18 luglio 1944 è liberata dai nazi-fascisti dalle truppe polacche. È medaglia d'oro al valor civile.
Anche se il turismo, marittimo, balneare, artistico, è la prima voce dell'economia di Ancona, da dire che sono importanti i comparti di servizio e commercio, della pesca (la città è uno dei mercati ittici più rilevanti d'Italia) e dell'agricoltura. Buono l'artigianato, in particolare quello degli strumenti musicali, dell'oreficeria, della ceramica. Tra le industrie, quelle chimiche, farmaceutiche e metalmeccaniche, con i cantieri navali che costruiscono pure yacht di lusso. Tra gli eventi da ricordare troviamo: a settembre, la spettacolare Regata del Conero e la Festa del mare, quando centinaia di imbarcazioni dal porto prendono il largo per omaggiare i caduti in mare. In questi giorni ci sono sfilate storiche, concerti, mercatini, la Fiera degli Archi, spettacoli pirotecnici. Sempre in questo mese, ma nella frazione di Varano, si svolge il Festival del dialetto, legato a quello del vino Rosso Conero doc.
A dicembre, tra l'8 e il 9, si svolge la Festa della Venuta, seguita il 10 dai festeggiamenti per la Madonna di Loreto: ovunque si accendono grandi falò che richiamano quelli accesi nel 1200 per indicare agli angeli che portavano in volo dalla Palestina la casa delle mamma di Gesù la giusta direzione. In onore di San Ciriaco, patrono della città, si svolge la Fiera di maggio, in genere i primi giorni del mese.
A ferragosto, il giorno è dedicato alla Madonna del Mare, quando si porta in processione, che dai quartieri a terra prosegue nelle barche in mare, l'immagine della Madonna del pescatore. Molto seguito, con maschere e carri, il Carnevale anconetano. Sotto Natale, gare private e non per il gioco di carte più sentito, la Petrangola, con le carte piacentine.
E per mangiare? La cucina anconetana mescola sapori di terra e di mare, sempre con ottimo risultato. Tra i piatti da assaggiare sicuramente lo stoccafisso all'anconetana (con patate, pomodori, acciughe, olive), il brodetto, cioè zuppa di pesce con molluschi, crostacei, pesce di scoglio e mare aperto e un pizzico di aceto nella salsa al pomodoro, e gli spaghetti con il mosciolo selvatico di Portonovo, una cozza che è presidio Slow Food e che non è allevata, poiché vive attaccata agli scogli sommersi della costa del Conero.
Un occhio anche ai ciavattoni allo scoglio, una specie di grossi maccheroni conditi con frutti di mare e crostacei. Per gli appassionati di piatti di terra e carne, da non rinunciare agli vincisgrassi, pasticcio di lasagne finissime con besciamella e un ragù di manzo, salsiccia, prosciutto, rigaglie e funghi porcini. Interessanti anche il pollo ma soprattutto il coniglio cucinati in potacchio, ovvero con un misto di rosmarino, aglio, vino e pomodoro. Poi, la porchetta: si dice che sia nata proprio qui. Sempre durante tutto il giorno si può gustare la crescia, una sorta di pizza alta con lo strutto nell'impasto, che ha diverse varianti, bianca con rosmarino o cipolla, rossa semplice o con la mozzarella, con i grasselli, una specie di pancetta.
Per i dolci, la zona è nota per i ciambelloni, farciti e non, nonché per le ciambelle, con il mosto o con l'anice. Con noci e pinoli si preparano gli sciughetti d'uva. Con il Carnevale arriva la cicerchiata, piccole sfere all'anice ricoperte d miele. Ma da non lasciarsi sfuggire la polacca al marzapane, brioche di pasta gialla, leggermente più grande dei classici cornetti, riempita di marzapane e glassata in superficie: la si gusta soprattutto a colazione. E da bere? Il Rosso Conero o il bianco Verdicchio, entrambi doc.
Poi ci sono i vini particolari: il vinello ottenuto dalla fermentazione dei frutti di corbezzolo del Conero o il vino di vìsciole. Molto gettonato il turchetto, il caffè con rum, buccia di limone ed anice, o il liquore Caffè Borghetti, o Caffè Sport, nato proprio qui. Si dice che bevendo l'acqua della Fontana delle Tredici Cannelle, come si chiama comunemente quella del Calano, sicuramente si riuscirà a ritornare ad Ancona, un po' come gettare il soldino nella fontana di Trevi a Roma.
Un'altra curiosità. Una volta, la maschera tradizionale anconetana era Papagnoco, nato nella metà dell'Ottocento, contadino trasferito in città vestito di grigio con fazzoletto rosso e cappello nero: troppo trasgressivo e caustico verso il potere, però, tanto che ne fu proibito l'uso all'alba del Regno, nel 1861. Ora, va per la maggiore Mosciolino, una maschera giovane giovane, nata solo nel 1999, ragazzetto scanzonato con le orecchie a sventola: il suo nome deriva dai moscioli di qui.
Immersi nel suo centro ricco di arte o gironzolando tra le sue spiagge e i suoi boschi, la visita di Ancona è sempre un'esperienza memorabile, che porta tra poetici panorami e asseta chi cerca bellezze da svelare, dentro e fuori la città.















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