Jesi: la guida completa e aggiornata
Guida Jesi, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
Chiunque decida di visitare le Marche si troverà a passeggiare su strade bianche e dolci colline puntellate da cantine vinicole. Tra queste terre che conservano ancora il loro antico splendore, sorge Jesi, città in provincia di Ancona, posta a ridosso della valle del fiume Esino.
Jesi colpisce per il suo panorama bucolico fatto di campi coltivati, enormi trattori, e piccole formazioni boschive di cerro, acero e roverella. Dalla classificazione climatica prettamente mediterranea, l'area di Jesi è spazzata dai venti dei quadranti settentrionali nei mesi invernali, e da quelli meridionali, come lo scirocco, durante il periodo estivo. La temperatura media annua è in ogni caso piuttosto bassa, compresa tra 11 e 14 °C, mentre la piovosità è diffusa durante tutto l'arco dell'anno.
Jesi ha radici molto profonde nella storia, il toponimo deriverebbe da una base “pre-latina” ossia ais, che significa “muoversi velocemente”. Si ritiene sia stata fondata dall’antico popolo degli Umbri, tuttavia nel IV secolo avanti Cristo i Galli Senoni, popolazione celtica proveniente dal nord, conquistarono il territorio che allora veniva denominato Ager Gallicus (tratto che partiva da Rimini e arrivava ad Ancona), rendendo Jesi l’ultima roccaforte di difesa contro i piceni. La città marchigiana nel 247 avanti Cristo, divenne la colonia civium romanorum di Aesis e fu incorporata nella Regio VI Umbria.
Successivamente Jesi subì diverse dominazioni tra cui quella bizantina, e nel 756 dopo essere stata conquistata e distrutta dai Longobardi, venne ceduta al Papato dal Re dei Franchi Pipino il Breve. Nel 1130 la città visse un periodo molto florido, l’abitato divenne Libero Comune con tanto di governo autonomo, ciò sancì l’inizio del periodo aureo della “Repubblica Aesina”, favorita dalla protezione dell’Imperatore Federico II. Nel 1808 con l’annessione delle Marche al Regno Napoleonico, Jesi divenne uno dei capoluoghi del “Dipartimento del Metauro”, iniziando così un graduale processo di industrializzazione, successivamente ridimensionatosi, ma che le ha lasciato il soprannome di “Milano delle Marche”, insieme a una fitta rete di piccole e medie aziende, che rendono solida e vivace l’economia della regione.
Insieme all’industria, a dar man forte al comune marchigiano troviamo l’agricoltura, che nelle zone collinari rappresenta una delle attività prevalenti, e si concentra su colture intensive di grano, orzo, mais, avena, barbabietole da zucchero, girasoli, ortaggi, ulivi e viti. L’anima contadina di Jesi comprende anche l’allevamento, soprattutto ovini, suini, pollame, e bovini (la razza marchigiana è particolarmente pregiata).
Le tradizioni e la cultura di Jesi sono spesso raccontate negli eventi che la città organizza ogni anno e che tramanda di generazione in generazione. La prima settimana di maggio, è dedicata al Palio di San Floriano, martire cristiano compatrono di Jesi insieme a San Settimio. Le prime tracce dell’evento risalgono al 1227, il Santo è celebrato attraverso una cerimonia religiosa, una serie di giochi e rievocazioni storiche che coinvolgono tutti i cittadini, e diverse mostre e concorsi culturali.
Inoltre Jesi è stata proclamata nel 2014 “Città europea dello Sport” dall’ACES (Associazione delle Capitali Europee dello Sport), per l’elevato numero di atleti jesini che hanno collezionato titoli mondiali e ori olimpici, facendo conoscere la città in tutto il mondo. Da non perdere dunque, La Notte Azzurra, evento organizzato nel mese di settembre, e completamente dedicato allo sport, per l’occasione diverse federazioni, società sportive, atleti e semplici amanti dello sport si riuniscono nel centro storico di Jesi per passare una serata di divertimento tra gare e spettacoli.
Sempre a settembre si tiene il Festival Pergolesi-Spontini, rassegna itinerante di eventi musicali, nata nel 1990, un viaggio in musica dal XII secolo ai giorni nostri tra le magnifiche opere di Pergolesi e Spontini, ogni “mini-evento”, ha come cornice i maggiori luoghi di fascino artistico di Jesi. Il comune marchigiano sa come trattenere i suoi visitatori il più a lungo possibile, e come soddisfare i palati più esigenti, Jesi fa in fatti parte dell’Associazione Nazionale Città del Vino e dell’Olio.
Fiore all’occhiello di questo comune marchigiano è il Verdicchio dei Castelli di Jesi, uno dei vini bianchi italiani più pregiati, e noto a livello nazionale, degni di nota anche la Lacrima di Morro d’Alba, il Rosso Piceno e l’Esino che esiste sia nella varietà bianca che rossa. Da secoli inoltre, nei colli jesini, si produce una bevanda alcolica di 14 °C circa dolce e aromatizzata, chiamata Vino di Visciola, realizzata con un’antica varietà di ciliegia selvatica fatta fermentare nel vino rosso locale. Altre leccornie sono la lonza di fico, (foglie di fico legate con dei fili, con ripieno di noci, mandorle e sapa); i cavallucci, (biscotti con ripieno a base di frutta secca, sapa, rum o marsala, cacao amaro e pane grattugiato); la pizza al formaggio, la cui forma ricorda quella di un panettone, e la sapa (dall’evaporazione del mosto fino al 70%, si ottiene uno sciroppo dolcissimo).
Jesi ha dato i natali a due personaggi storici di grande rilevanza, Federico II di Svevia nel 1194, e il compositore Giovanni Pergolesi nel 1710. Il primo evento (non documentato) fu del tutto fortuito, l’Imperatrice Costanza, di ritorno dalla Germania e all’ultimo stadio di gravidanza, dovette infatti fermarsi a Jesi per partorire il suo unico figlio, il giorno di Santo Stefano.
Jesi può essere considerato come uno scrigno adagiato nella verde valle Vallesina che attende solo di essere aperto, per rivelare i preziosi tesori di storia, arte, e cultura che contiene. Non a caso il comune marchigiano vanta il titolo di “città esemplare UNESCO” per la capacità di preservare un patrimonio artistico-culturale antichissimo. La prima cosa che colpisce di Jesi sono le antiche mura medievali (tra le meglio conservate della regione) che ancora oggi la cingono e la proteggono, altro punto di interesse sono: la Piazza Federico II dove vide la luce il celeberrimo imperatore; il Museo Diocesano che custodisce importanti testimonianze di arte sacra; ed il Palazzo della Signoria, splendido edificio rinascimentale sede della Biblioteca Storica Planettiana.













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