In Italia abbiamo un patrimonio unico al mondo: non sono boschi, ma angoli di meraviglia in cui camminare
Il nostro Paese ha tantissime perle “boschive”, ma dove sono le faggete più suggestive? Questi luoghi sono ideali per una rilassante passeggiata autunnale.
Quando si parla di foreste o di parchi naturali, i boschi di faggio sono sicuramente la prima immagine che ci viene in mente, soprattutto in autunno, con i suoi splendidi colori. Non a caso il faggio europeo è molto diffuso, dalle Alpi al Mediterraneo. Il motivo principale è che si adatta facilmente all’ambiente, tollerando diverse condizioni climatiche e fisiche; tale caratteristica ha consentito che il faggio diventasse un pilastro del nostro ecosistema. Il sito ambientale delle ‘Foreste primordiali dei faggi dei Carpaziedialtreregionid’Europa’ ha ottenuto il riconoscimento ufficiale dall’UNESCO per il valore naturalistico e la ricchezza in biodiversità nelle 77 aree che coprono 12 paesi europei. L’Italia ha un ruolo di prim’ordine in questa classifica, con ben cinque eccellenze tra le sue antiche faggete. Scopriamo quali sono!
Le Antiche Faggete italiane, le cinque foreste che si distinguono per bellezza e unicità
Le antiche faggete italiane meritano protezione al pari di altri importanti beni archeologici. Attualmente, la maggior parte di esse è situata in luoghi al riparo dall'intervento dell'uomo e sono quasi del tutto inaccessibili. Vanno, dunque, preservate con attenzione. Le antiche foreste di faggi primitivi in Italia sono diffuse tra la costa occidentale e orientale, in alcuni dei punti più belli dello Stivale. Protagoniste per ricchezza biologica ed ecologica, rappresentano tesori paesaggiastici di inestimabile valore.
Le Faggete del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

La più estesa faggeta italiana in uno dei più grandi parchi nazionali. Siamo nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e l’area in questione (936 ettari) si estende tra i boschi di ‘Val Cervara’ nel comune di Villavallelonga, ‘Moricento’ a Lecce nei Marsi, ‘Coppo del Morto’ e ‘Coppo del Principe’ a Pescasseroli e ‘Cacciagrande’ nel comune di Opi.
Qui ritroviamo foreste vetuste tra le più pregiate d’Europa e popolate da varie specie di fauna autoctona, come il picchio dalmatico, il coleottero, il lupo, l’orso bruno marsicano e la salamandra pezzata appenninica; non mancano fioriture rare, con funghi e muschi che si depositano sui tronchi caduti. Protagonisti indiscussi restano i faggi e in Val Cervara (tra i 1600 e i 1850 metri di altezza) si trovano gli esemplari più longevi d’Europa e i più antichi di tutto l’emisfero nord: alcuni raggiungono addirittura i 560 anni di età! La zona più vasta si trova in Val Fondillo, nelle località di Cacciagrande e Valle Jancino, unico punto in cuièpresenteanchel’acquaconruscelli vari. Una cornice suggestiva tra piante imponenti e valli piene di insenature.
La Foresta di Cozzo Ferriero in Basilicata, nel Parco del Pollino

Nel cuore del Parco Nazionale del Pollino al confine tra Basilicata e Calabria, esattamente in località Rotonda (Potenza), ritroviamo la Faggeta vetusta di Cozzo Ferriero, con i suoi 70 ettari a un’altitudine di oltre 1700 metri sul livello del mare. Si tratta di una realtà boschiva più piccola e curata, con faggi monumentali un po’ più giovani (500 anni) rintracciabili nelle fasi più avanzate della dinamica forestale. Non vanta il primato in longevità, ma sicuramente il gruppo di faggete in questione è il nucleo nel punto più meridionale in Europa, motivo per il quale è diventato oggetto di studio. I faggi imponenti del Pollino sono in grado di fornire agli scienziati informazioni sugli effetti e sull’impatto dei cambiamenti climatici sugli alberi. È possibile visitare la Foresta di Cozzo Ferriero con escursioni guidate e tour in montagna organizzati in piccoli gruppi.
La Foresta Umbra, nel Parco Nazionale del Gargano in Puglia

Nel Parco Nazionale del Gargano, sono i faggi a dominare la cornice della Foresta Umbra, anche detta ‘foresta nera’ o ‘foreste ombrose’. Si estende tra i territori comunali di Vico del Gargano, Vieste e Monte Sant’Angelo, su una superficie di oltre 10 mila ettari e un’altezza che vira dagli oltre 800 metri di Monte Iacotenente ai 165 della zona di Cartate.
L’origine boschiva si deve al ceppo dell’antico ‘Nemus Garganicum’ che un tempo copriva tutto il promontorio, presentandosi oggi come una delle più grandi foreste di latifoglie in Europa centrale. Non ci troveremo davanti solo faggi, ma anche cerri, querce, lecci e aceri. Una menzione speciale merita l’agrifoglio di Vico del Gargano, alto 50 metri e con cinque di circonferenza, che si impone davanti a un convento dei Cappuccini. Sono molte le leggende che lo riguardano; pare che a piantarlo sia stato Frate Nicola da Vico, venuto a mancare nel 1719. Tutta l’area della Foresta Umbra si suddivide in diverse zone più o meno accessibili: è proibito entrare nella zona A,dapreservarequellaB,mentreD e C si prestano a suggestive passeggiate.
La Faggeta del Monte Cimino e del Monte Raschio nel Lazio

Siamo in provincia di Viterbo, sugli oltre mille metri del Monte Cimino, che vanta 60 ettari della sua faggeta con esemplari definiti ‘sopravvissuti’. Questo perché nel corso dei secoli molti sono stati soppiantati e sostituiti da foreste di larici, mediante un processo di abbattimento selettivo e definitivo, e le poche specie rimaste sono diventate oggetto di tutela ambientale. La Faggeta del Monte Cimino (a Soriano del Cimino) si sviluppa su un vulcano ricoperto dalla specie ‘Fagus sylvatica’, con maestosi esemplari che raggiungono anche i 40 metri di altezza, creando la ‘fustaia a cattedrale’. Un habitat ideale per molti animali selvatici, come cinghiali, lepri, ghiri e rapaci vari.
Rimanendo sempre nel Lazio ma spostandoci più a sud, troviamo la Faggeta vetusta del Monte Raschio, vicino a Oriolo Romano e immersa nel Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano. In questo caso, ci troviamo di fronte alla foresta ‘più bassa’ come altitudine rispetto alle altre sorelle italiane, con i suoi 542 metri. Questa altitudine non solo spettacolarizza lo scenario boschivo, ma testimonia la particolarità geologica di questa faggeta che prospera grazie alle condizioni favorevoli del suolo composto da strati di terra vulcanica.
Le Foreste Casentinesi in Emilia Romagna

L’ultima tappa del giro nelle antiche faggete in Italia si ferma a Sasso Fratino, in Emilia Romagna, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Si tratta della prima Riserva Naturale Integrale del nostro Paese, nata nel 1959 con l’obiettivo di preservare una delle poche realtà forestali arrivata a noi quasi intatta.
È proprio l’inaccessibilità dell’area ad averla ‘salvata’ dalla mano funesta dell’uomo nel corso dei secoli: scarsità di vie d’accesso e difficoltà di un territorio pieno di dislivelli e pareti rocciose scoscese. Così gli antichi faggi hanno avuto tempo e pace di svilupparsi sul lato forlivese del dorsale appenninico, compreso tra i comuni di Bagno di Romagna e Santa Sofia: 784 ettari circondati dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. L’età dei faggi emiliani supera i 500 anni e questo elegge, a tutti gli effetti, Sasso Fratino come una delle dieci foreste più antiche in tutto l’emisfero nord. A questo punto sembra scontato rimarcare come l’accesso alla Riserva sia proibito, anche se sono comunque percorribili molti sentieri nella rete del Parco Nazionale.
