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Rinato grazie agli artisti, in questo borgo del Molise ci sono più murales che abitanti  

Case vuote, vicoli medievali e facciate consumate dal tempo hanno trovato nuova vita grazie alla street art, trasformando un piccolo centro colpito dallo spopolamento in una galleria a cielo aperto.

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Nel cuore dell’Appennino molisano, Civitacampomarano è uno di quei luoghi che non si dimenticano facilmente. Qui, in un borgo di appena qualche centinaio di abitanti, la street art è diventata un modo per guardare con occhi diversi porte murate, case vuote e vicoli silenziosi. I murales del CVTà Street Fest non provano a mascherare lo spopolamento: lo raccontano, lo mettono in scena, lo trasformano in un archivio visivo che convive con un castello medievale e con i calanchi che circondano il paese. Camminando tra le sue strade, il colpo d’occhio è sorprendente: un’opera contemporanea affacciata su un fossato antico,unacabina telefonica che parla il linguaggio dei social, una parete scrostata che diventa pagina di un racconto collettivo. Civitacampomarano oggi è un museo diffuso a cielo aperto, ma soprattutto un borgo che ha scelto l’arte come strumento per non scomparire in silenzio.

Civitacampomarano, un piccolo borgo molisano che parla attraverso i muri

Rinato grazie agli artisti, in questo borgo del Molise ci sono più murales che abitanti

Civitacampomarano si trova nella provincia di Campobasso e, secondo i dati Istat aggiornati al 2026, conta poco meno di 300 residenti. Numeri minimi per un comune che occupa quasi 39 chilometri quadrati, con un centro storico raccolto e un territorio rurale ampio, segnato da calanchi, boschi e campi coltivati.

La sensazione, arrivando in paese, è quella di entrare in un luogo sospeso tra passato e futuro. Da una parte ci sono le tracce evidenti dello spopolamento: porte chiuse, finestre murate, interi edifici che non ospitano più famiglie. Dall’altra, le facciate dipinte del CVTà Street Fest, festival di street art ideato da Alice Pasquini nel 2016, che anno dopo anno ha attirato artisti e visitatori dall’Italia e dall’estero.

Oggi Civitacampomarano è conosciuto come uno dei più interessanti borghi d’arte del Molise, non perché l’arte urbana abbia risolto i problemi demografici, ma perché ha saputo trasformare un patrimonio fragile in un racconto aperto, visibile, che invita a fermarsi e ad ascoltare.

Murales, percorsi diffusi e un museo a cielo aperto senza biglietto

Rinato grazie agli artisti, in questo borgo del Molise ci sono più murales che abitanti

Il cuore della trasformazione di Civitacampomarano è il CVTà Street Fest, nato nel 2016 con un’idea chiara: lavorare direttamente sulla struttura del borgo, senza snaturarne la storia. Fin dalla prima edizione, artisti italiani e internazionali sono stati invitati a intervenire su muri, porte, finestre, saracinesche, scegliendo superfici segnate dal tempo, tra crepe e intonaci consumati.

Tra i nomi passati dal paese troviamo, tra gli altri, Biancoshock, David de la Mano, Pablo S. Herrero, Hitnes, Icks e Uno. I loro lavori, insieme a quelli di altri artisti, hanno creato un museo diffuso fatto di opere permanenti, visitabili tutto l’anno. Non esiste un ingresso principale: si cammina tra i vicoli, si gira un angolo e, all’improvviso, compare un murale.

Una delle opere più iconiche è la cabina telefonica reinterpretata da Biancoshock, che mette in dialogo vecchi sistemi di comunicazione e mondo digitale, richiamando internet e social network. In molti altri lavori compaiono anziani, ricordi familiari, elementi naturali e scorci del borgo, in un continuo gioco tra memoria, identità locale e linguaggi contemporanei.

Castello Angioino, chiese e calanchi: un borgo tra Medioevo e paesaggio lunare

Rinato grazie agli artisti, in questo borgo del Molise ci sono più murales che abitanti

Ridurre Civitacampomarano ai murales sarebbe ingiusto. Il borgo è dominato dal Castello Angioino, una fortezza medievale costruita su un crinale di arenaria, con pianta quadrangolare e torri cilindriche. Dichiarato monumento nazionale nel 1979 e restaurato dopo l’acquisto da parte dello Stato, oggi è il principale riferimento storico e architettonico del paese.

Pochi passi separano le mura del castello dalle opere di street art: è questo dialogo tra antiche difese e colori contemporanei a rendere il percorso così particolare. Nel centro storico si incontrano anche la chiesa di Santa Maria Maggiore, più volte modificata nei secoli, e la Casa del Mercante, legata alla storia commerciale locale. Civitacampomarano è inoltre il paese natale di Vincenzo Cuoco, storico e intellettuale tra Settecento e Ottocento.

Appena fuori dall’abitato, il paesaggio cambia. I calanchi argillosi formano un ambiente quasi lunare, riconosciuto come sito di interesse comunitario per circa 520 ettari. A completare il quadro c’è il Parco Vallemonterosso, immerso nel bosco comunale: un invito a prolungare la visita oltre le vie del borgo, tra sentieri e punti panoramici.

Come organizzare una visita tra street art, castello e natura in Molise

Rinato grazie agli artisti, in questo borgo del Molise ci sono più murales che abitanti

Visitare Civitacampomarano richiede più tempo di quanto suggeriscano le sue dimensioni. Il mio consiglio è di dedicare almeno una giornata intera al borgo, arrivando al mattino per una prima passeggiata tra vicoli e murales, magari seguendo una delle visite guidate proposte dall’organizzazione del CVTà Street Fest o dall’ente turistico locale.

Il festival si svolge solitamente a fine primavera o inizio estate: nel 2026 le date sono state il 27 e 28 giugno, ma le opere restano visibili tutto l’anno. Se arrivi fuori periodo di festival, troverai comunque un vero e proprio museo a cielo aperto, con la possibilità di abbinare la scoperta della street art alla visita del Castello Angioino e a brevi escursioni verso i calanchi o il Parco Vallemonterosso.

Civitacampomarano è raggiungibile in auto dalla costa adriatica e da Campobasso, seguendo le strade interne del Molise, che fanno già parte dell’esperienza di viaggio. Per vivere appieno l’atmosfera del borgo, valuta di fermarti una notte in zona: il silenzio serale, le luci soffuse e i murales che emergono dalle facciate sono il modo migliore per capire come qui l’arte non sostituisca la storia, ma la accompagni in un equilibrio delicato.

 
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