Un'accoglienza senza precedenti in questi 6 borghi da bandiera arancione della Calabria che sapranno come renderti felice
Uno stendardo che sventola idealmente nei borghi dove la qualità turistico- ambientale è eccellente. Nella punta d’Italia se ne contano sei e sono uno più bello dell’altro
La bandiera arancione è un riconoscimento conferito dal prestigioso Touring Club italiano ai piccoli comuni dell’entroterra nazionale con un massimo di 15.000 abitanti. Ma quali sono i meriti che un borgo deve avere per ricevere questo prestigioso riconoscimento? Non si transige in merito all’accoglienza e la qualità turistica ed ambientale, ma non intese come mere strategie di marketing turistico ma veri e propri stili di vita.
I borghi insigniti di bandiera arancione non vivono di facciata ma di identità autentiche fatte di eccellenze ed ospitalità. In Calabria si contano ben sei comuni premiati: Bova, Civita, Gerace, Morano Calabro, Oriolo e Taverna. Scopriamoli meglio.
Bova, fondato da una regina armena
Bova si trova nell’entroterra di Reggio Calabria, nella propaggine più a sud della punta dello stivale, posto in posizione panoramica a 850 metri d’altitudine dove è possibile abbracciare con lo sguardo tutto l’arco costiero del mar Ionio. Il borgo è di antichissima origine, si narra sia stato fondato da una bella regina armena che avrebbe scelto il monte Vùa, dal greco antico “bue”, per far pascolare i suoi armenti e far accampare i suoi sudditi.

Da qui il toponimo del borgo, che venne colonizzato dai greci provenienti dalla Locride nel VII-VI sec. a.C. Bova ha un’identità dalle radici profonde tanto da essere testimoniata nei nomi delle strade, scritti anche in grecanico. Nei primi anni del X secolo d.C. arrivarono i Normanni che costruirono un castello per il controllo del territorio. Oggi lo stesso avamposto è ridotto ad un rudere ma veglia ancora il borgo dalla cima di uno sperone roccioso dopo tanti secoli.
Bova fu anche un'importante sede vescovile, ne è testimonianza la maestosa Cattedrale dedicata alla Madonna della Presentazione o “Isodìa”, originaria dei primi secoli d.C. Da vedere anche la chiesa di San Leo, la chiesa dell’Immacolata e il palazzo gentilizio Mesiani-Mazzacuva, che oggi ospita il centro culturale dedicato alla Magna Grecia, e infine il più recente palazzo Tuscano, del secolo XIX, appollaiato nella parte alta di Bova come una sentinella di vedetta.
Civita, tradizioni albanesi nel cuore del Pollino
Civita si trova nella provincia di Cosenza, ed è uno dei 25 comuni arbëreshë, fondato intorno al 1471 da profughi albanesi rifugiatisi in Calabria per sfuggire all’occupazione turco-ottomana dei Balcani. Le tradizioni e il rito greco-bizantino che si svolgono tutt’oggi nella chiesa di Santa Maria Assunta, vengono custoditi e tramandati gelosamente. Civita, oltre ad essere uno degli insediamenti meglio conservati della Calabria interna, è un borgo delle suggestioni.

Il quartiere vecchio di Sant’Antonio “Sin Andoni”, è il più caratteristico e tutto sembra inscenare una vita d’altri tempi. Le sue casette basse stagliano comignoli dalle forme bizzarre simili ad opere d’arte, una foresta di spargifumo che secondo la credenza popolare tengono lontani gli spiriti maligni. Nel labirinto di viette, chiamate rughe, si trovano la “piazza e Magazzeno”, chiamato “gjitonia”, il fulcro del borgo e al contempo il nucleo alla base dell’organizzazione sociale. Qui ci si incontra per due chiacchiere e un caffè, per una sfida a carte o per lavorare a maglia. Scene d’altri tempi che a Civita non passano mai di moda.
Oltre ai comignoli d’arte, nel borgo si trovano le “case parlanti” o “case di Kodra», abitazioni dall’aspetto antropomorfo, omaggio al pittore albanese naturalizzato italiano Ibrahim Kodra. Civita è un centro originale ma che non rinuncia alle radici secolari: la cappella di Sant’Antonio e quella cinquecentesca di Santa Maria della Consolazione sono da vedere. Non perdete la chiesa di Santa Maria Assunta risalente alla seconda metà del XVI secolo: questo luogo del credo custodisce la tradizione, i simboli e le forme della teologia bizantina. Al suo interno si possono ammirare l’iconostasi, la parete che regge le icone, e l’altare greco.
Gerace, fu il paese delle 128 chiese
Il nome del borgo deriva dal greco jerax, che significa “sparviero”. Un toponimo che rievoca la leggenda: si narra che fu proprio un rapace ad indicare ai coloni greci provenienti dalla Locride il punto in cui fondare la città. Gerace è un antico borgo in provincia di Reggio Calabria, ad un passo dai boschi dell’Aspromonte, noto per essere stato il paese delle 128 chiese.

Una vocazione alla fede che l’ha distinto per secoli, oggi ne conserva solo 17 ma resta la sede di una delle più antiche diocesi della Calabria. Il paese si distinse nei secoli per essere un centro di forte spiritualità e cultura. C’è da perdersi tra le stradine e i sottopassi, sbucare all’improvviso nelle assolate piazzette e scovare superstiti forni a legna fatti a cupola per la cottura del pane. Il centro svela continue meraviglie, compresa la “Casa Catalana” dai dettagli moreschi, e le antiche botteghe dei vasai scavate nella roccia nel quartiere Borgo.
Da non perdere la magnifica Cattedrale in stile romanico e normanno, tra le più importanti non solo della Calabria ma di tutto il Meridione, consacrata nel 1222 alla presenza dell’imperatore Federico II. All’interno la doppia fila di colonne di marmo provenienti dai templi della Magna Grecia contrastano con i ricchi altari in stile barocco, un luogo della fede come un museo d’arte da osservare in ogni piccolo dettaglio.
Morano Calabro, arte cultura e caciocavallo
Nel cuore del Pollino si trova Morano Calabro, un pittoresco centro appollaiato sulle verdi alture di questo polmone naturale. Con le case strette le une alle altre per la forte pendenza, il borgo disegna un’urbanistica dell’utile che descrive la vita in simbiosi con una natura matrigna. Morano Calabro è considerato uno dei centri storici più suggestivi di tutta la Calabria. Grappoli di abitazioni si districano in un dedalo di viette minime, tutte con termine al castello che veglia dall’alto il borgo.

Un maniero di origine normanna che risale ai secoli XII-XIII, un ampio complesso che venne ampliato tra il 1515 e il 1546 da architetti napoletani per volere del Principe Sanseverino che lo elesse a propria dimora. Merita una visita la chiesa di San Bernardino da Siena, un gioiello di architettura monastica quattrocentesca in stile tardo-gotico. Da non perdere la chiesa-museo di Santa Maria Maddalena, facilmente distinguibile per il campanile maiolicato giallo e blu.
Morano è inoltre noto per i suoi palazzi gentilizi, numerosi per essere un piccolo borgo: il seicentesco palazzo Rocco, l’elegante palazzo Salmena, i palazzi Serranù e Scorza-Aronne, il palazzo Cozza col suo loggiato angolare, e il palazzo dei Cavalieri Marzano nel rione Giudea. Dopo tanta arte e architettura una pausa è consentita. Ricordate che Morano è il paese dei formaggi: caciocavallo, mozzarella, treccia, ricotta, pecorino, tutti derivati dalla lavorazione artigianale del latte di pecora autoctona.
Oriolo, un borgo fortezza sul Pollino
Il borgo di Oriolo, nella provincia di Cosenza, si identifica grazie al suo castello, una sentinella di vedetta sul parco del Pollino. Arroccato su uno sperone a circa 450 metri d'altezza, il borgo è rimasto intatto nella sua struttura dove spicca il maniero, eretto dai Sanseverino.

L’aspetto attuale della fortezza è di epoca aragonese, a pianta quadrangolare, risalente a prima del 1221. Proprio di fronte al castello sorge un altro simbolo del borgo, la chiesa Madre dedicata a San Giorgio, di origine normanna, dove sono custodite le reliquie di San Giorgio e di San Francesco da Paola.
Taverna, il paese del pittore
Taverna è un piccolo centro situato ai piedi della Sila Piccola, nella provincia di Catanzaro. Fondato al tempo della dominazione greca in Calabria, venne dominato dai bizantini e dai normanni e nei secoli venne distrutto due volte.
Taverna risorse come un’araba fenice in quella che fu denominata “Taverna Nuova”. Il borgo è probabilmente noto agli amanti della storia dell’arte: fu proprio qui che nacque Mattia Preti, un grande pittore del ‘600, conosciuto come “il Cavaliere Calabrese”, perché durante la sua carriera romana fu nominato cavaliere da papa Urbano VIII.
Il borgo ospita con orgoglio una mostra di opere dell’artista, e si rivela un piccolo centro grande amante dell’arte: da scoprire il museo Civico in piazza dl Popolo, la chiesa di San Domenico e la chiesa di Santa Barbara, e una splendida passeggiata all’insegna dell’arte letteraria lungo le vie della Poesia. Si tratta di un percorso che inizia in piazza del Popolo e continua in corso Maria Preti e in via San Silvestro dove si trovano delle lastre di terracotta su cui sono incisi i testi più significativi di Alda Merini, Giovanni Raboni e di altri scrittori e poeti calabresi.
