Isola di Panarea: la guida completa e aggiornata
Guida Isola di Panarea, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
La più piccola delle isole Eolie (patrimonio dell'Umanità UNESCO), provincia di Messina, con una superficie di 3,3 chilometri quadrati, è Panarea, costituita da un cono vulcanico sottomarino, la cui attività maggiore si è verificata tra 330mila e 160mila anni fa, terminata circa 10mila anni fa.
Il suo cono (quel che resta raggiunge un’altezza di 421 metri), collassato in mare nella parte occidentale e settentrionale, ha determinato pendii molto scoscesi. Nell’isola ci sono anche zone pianeggianti. Attorno al mare di Panarea emerge qualche spuntone roccioso in una sorta di piccolo arcipelago: sono anch’essi i resti di edifici vulcanici legati a quello principale, poi collassati e erosi nel corso dei millenni. Si chiamano Spinazzola, Basiluzzo, Panarelli, Dattilo, Lisca Bianca, Bottaro, Lisca Nera, i Formiconi.
Nel periodo invernale l’isola conta su circa 280 abitanti, che vivono in tre contrade: Ditella, San Pietro e Drautto. Dal punto di vista amministrativo dipende dal comune di Lipari.
Storia
A Panarea gli uomini erano presenti già nel Neolitico superiore, come è stato notato in reperti presenti nel Capo Milazzese. Nel XIII secolo avanti Cristo arrivarono gli Ausoni che però non si fermarono a lungo, come invece fecero successivamente i Greci, attorno al 600 avanti Cristo. Nel 252 avanti Cristo i Romani conquistarono tutte le isole, ci sono loro tracce qua e là.
Dopo la fine dell'impero romano le isole diventarono base, soprattutto tra il V e il VI secolo, dei pirati Saraceni, tanto è vero che uno di essi, Dragut, ha dato il nome ad uno dei tre nuclei abitati di Panarea: Drautto.
Poi si susseguono diversi domini, come per il resto della Sicilia, dopo gli Arabi i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi e anche tutte le Eolie entrarono a far parte del Regno di Napoli. Tra il 1500 e il 1600 le scorribande dei Saraceni determinano una riduzione degli abitanti, nel 1691 a Panarea ce n’erano solo 100 che decisero di costruire la Chiesa dell'Assunta, poi divenuta di San Pietro, ingrandita quando, alla fine del 1800, vivevano qui 1200 persone, dedite alla pesca ma anche all’agricoltura e all’allevamento soprattutto di ovini. Erano periodi di prosperità visto che Panarea, come le altre Eolie, rientrava nelle rotte commerciali del Mediterraneo.
La vera svolta è negli anni Cinquanta del secolo scorso con lo sviluppo del turismo estivo che ebbe un boom dagli anni settanta e che prosegue tuttora.
Economia
L'economia di Panarea si basa soprattutto sul turismo. Resistono pesca e agricoltura (in misura esigua), con produzione di olive, cereali, uva, fichi e fichi d'India.
Eventi e manifestazioni
L’evento di punta di Panarea si svolge in due giorni, 28 e 29 giugno, per onorare il patrono, San Pietro. Il momento clou è la processione della statua del santo che, dopo essere stata portata a spalla dai fedeli lungo le stradine del paese, prosegue via mare con una sfilata di barche.
Anche un modo per propiziare la pesca visto che l’apostolo Pietro, dopo essere stato pescatore di pesci, lo è diventato di anime. Nel finale della festa non mancano fuochi d’artificio.
Enogastronomia
Gustose le pietanze di Panarea, dove sono miscelati sapientemente soprattutto pesce e verdure. Da assaggiare i primi con il sugo di gamberi o di cernia, con il nero di seppia, con il tonno fresco, le olive nere e i capperi, tipicità delle Eolie, in grado di esaltare qualsiasi piatto, dall’insalata di capperi, appunto, a base di patate lesse, pomodori, cipolle, tonno fresco e ovviamente capperi.
Da non perdere i totani ripieni, gli spiedini di calamari, gli involtini di pesce spada, la caponata di melanzane, le frittelle di cavolfiore. Ottimi i formaggi di capra e i dolci, dai tradizionali cannoli, ai sesamini, biscotti di pasta frolla ricoperti da semi di sesamo, ai giggi, composti da palline di pasta fritta con glassa ricavata da vino cotto e zucchero, ai piparelli, pure biscotti a base di mandorle. Tutti ottimi da inzuppare nella malvasia, nelle sue versioni, il tipico vino di qui
Curiosità
Forse il nome Panarea, che nell’antichità venne chiamata anche Euonùmos e Ikesia, deriva dalla parola greca Panaràion costituita da pàn, tutto, e araion, sottile, angusto. Quindi significherebbe qualcosa come un posto tutto angusto. Il che ci sta, viste le sue dimensioni.
Panarea, la piccola delle Eolie dalla superficie irregolare che permette di passeggiare in una natura mediterranea fatta tra l’altro di hibiscus, olivi secolari, piante di capperi e buganvillee.
Un luogo incantato che ha ammaliato (e ammalia) anche tanti personaggi famosi: nonostante molto trafficata in estate, non ha perso la sua essenza di isola in cui la natura selvaggia rimane comunque protagonista e per questo scelta da famosi registi come luogo ideale per i loro capolavori, come “L'avventura” di Michelangelo Antonioni o “Caro diario” di Nanni Moretti.















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